Mici ed esistenzialismo: “I gatti del Louvre” di Taiyo Matsumoto

Con I gatti del Louvre, pubblicato da J-Pop in due corposi volumi cartonati, si conferma l’essenza fortemente europeista (in particolare francese) dell’autore giapponese Taiyo Matsumoto. La storia scorre su due binari. Da una parte Cécile, guida turistica al Museo del Louvre, un po’ stanca e assuefatta al suo lavoro, un po’ intristita dal fatto che non riesca a valorizzare appieno tutte le opere esposte. Cécile conosce Patrick, il nuovo custode assunto da poco, e Marcel, il custode più anziano. È proprio da quest’ultimo che Cécile scopre che anni addietro la sorella di lui è scomparsa, entrando misteriosamente in un quadro senza mai uscirne. La giovane donna decide di scoprire quale.

gatti del louvre

Poi c’è la seconda linea narrativa, intrecciata alla prima, in cui Matsumoto racconta la storia di alcuni gatti che vivono di nascosto nel museo e vengono accuditi proprio da Marcel. Tra questi felini ce n’è uno in particolare, chiamato Fiocco di neve, che ha smesso di crescere e che, a un certo punto, decide di entrare in un quadro, lo stesso in cui è scomparsa la sorella di Marcel.

Matsumoto rappresenta i gatti, a seconda delle esigenze, in una doppia versione: o come appaiono ai nostri occhi, cioè con forma felina, o con sembianze antropomorfe. In questo modo, i gatti diventano veri e propri personaggi, e il pathos che l’autore immette nella sezione di racconto a loro dedicata è tale da renderla più interessante di quella con gli uomini come protagonisti.

I gatti del racconto, al pari se non più degli esseri umani, hanno infatti una forza emotiva che emerge dalle pagine in maniera naturale e che rende la storia molto più interessante. È come se Matsumoto sentisse maggiormente l’universo felino, in cui si rispecchiano dinamiche e logiche che riguardano anche gli esseri umani. Il peregrinare dei gatti, il loro modo di posizionarsi nei confronti dell’ambiente e della vita in generale, diventa il vero cuore de I gatti del Louvre.

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Nelle sfumature di Fiocco di neve, ma anche in quelle della sua nemesi Saracco, si sprigiona la profondità di un fumetto che mette nelle parole di un gatto antropomorfo le verità sull’uomo. E se Fiocco di neve è l’eterno bambino, Saracco è il disilluso che ha visto la spietatezza di cui è capace l’uomo. Ovvio che, a fronte di questa complessità, i personaggi umani come Cécile, Patrick e Marcel, per quanto ben delineati, risultino più piatti e prevedibili.

Come in Sunny, GoGo Monster o Tekkonkinkreet, I gatti del Louvre è l’ennesima occasione, per Matsumoto, per raccontare le fratture dell’animo con piglio poetico e malinconico, grazie anche a quella capacità, tipica dell’autore nipponico, di generare una dimensione sospesa e a tratti favolistica.

Per la tipologia di racconto e per le scelte grafiche, I gatti del Louvre, come si diceva all’inizio, rivela ulteriormente la vicinanza di Matsumoto a un’idea e a un’estetica molto europea del fumetto, con particolare attenzione alla scuola francese, di cui è grande conoscitore ed estimatore. Nella nostra intervista del 2017, Matsumoto confermò l’ascendenza che un autore come Nicolas De Crécy aveva avuto nel suo essere autore. La scelta radicale di distaccarsi dall’estetica del manga più nota e commerciale, in realtà, era già emersa in precedenza in tutte le sue opere, ma la scelta del colore (inusuale nel fumetto giapponese) in I gatti del Louvre è indicativa di un target di lettori assai più specifico, quello occidentale.

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Oltre al raccontare lo spettro complesso dei drammi e delle aspirazioni esistenziali dell’uomo (e non solo), I gatti del Louvre è anche un bellissimo omaggio al museo del titolo. Un po’ come fece Manuele Fior in Le variazioni d’Orsay, questo manga ha un protagonista nascosto ma altrettanto cruciale: il museo, con le sue gallerie, le opere, i corridoi intrisi di arte e amore per la cultura.

E, di riflesso, la stessa Parigi è l’altra meta di un caloroso omaggio che nel segno grafico di Matsumoto acquisisce ancor più magia di quanto già non abbia. Ma alla fine di questa lunga e intensa lettura, ciò che rimane è la netta sensazione di voler raccontare i dolori del crescere, la paura di dover affrontare un mondo spietato come quello adulto. C’è chi deve compiere un percorso per esserne consapevole e chi, al contrario, sceglie la fuga, in un eterno nascondersi, in un perenne perdersi fra le pieghe del tempo.

I gatti del Louvre 1-2
di Taiyo Matsumoto
traduzione di Valentina Vignola
J-Pop, febbraio-marzo 2020
Cartonati, 204 pp. cad., colore
20,00 € cad.

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