Frammenti di tempo e di identità. “I giorni che scompaiono” di Timothé Le Boucher

I giorni che scompaiono, primo fumetto di Timothé Le Boucher a essere tradotto in Italia, si presenta come un thriller psicologico, ma aggiunge un ulteriore strato di complessità rispetto alle opere precedenti dell’autore.

i giorni che scompaiono timothe le boucher

Classe 1988, Le Boucher si era già distinto per l’opera prima Skins Party, un thriller caratterizzato da una sapiente scelta dei colori e da una narrazione corale, in cui lo stesso evento si presentava al lettore attraverso le diverse prospettive dei partecipanti. Alla frammentazione prospettica segue, ne I giorni che scompaiono, una vera e propria frammentazione del tempo. Sembra quasi uno scherzo: il cognome dell’autore significa letteralmente “il macellaio”, ed è proprio nell’abilità con cui la storia viene fatta a pezzi che risiede tutto il valore di queste 192 pagine a colori.

Il fumetto ricostruisce la vicenda di Lubin Maréchal, un giovane acrobata che lavora in un supermercato per mantenersi mentre cerca di sfondare con la sua compagnia teatrale. Passa il proprio tempo con gli amici, ha una ragazza, conduce una vita in tutto e per tutto normale. Questo finché, forse a seguito di un colpo alla testa, Lubin scopre di svegliarsi solo ogni due giorni, e che un’altra versione di se stesso sta vivendo metà della sua vita a sua insaputa. I due Lubin sono profondamente diversi, comunicano tra loro, cercano un modo di coordinare queste due vite che si alternano in uno stesso corpo, finché Lubin non si accorge di stare progressivamente perdendo il controllo. 

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Lo stile di Le Boucher presenta dei netti miglioramenti rispetto ai lavori precedenti, con un tratto più sicuro e una resa plastica dei corpi in movimento. In particolare quest’ultimo aspetto spicca nelle tavole che mostrano il lavoro di Lubin, ma anche nelle scene di sesso e nella resa dei personaggi fisicamente più espressivi, come l’impetuosa Tamara. L’aspetto più interessante è la gestione dello spazio della tavola, con le finestre che si moltiplicano e si fanno sempre più fitte, man mano che la narrazione si intensifica. 

Già in Skins Party era presente il tema della memoria che svanisce, con uno dei personaggi affetto da perdite di memoria a breve termine. Nella nuova opera, tuttavia, il tema dello sdoppiamento di coscienza diventa una metafora dei tormenti esistenziali del giovane protagonista, diviso come un novello Tonio Kröger tra l’arte e la vita, o più precisamente tra una vita di precarietà e di passione e una carriera fatta di certezze economiche ma di freddo calcolo.

Qui, forse, si ravvisa un elemento un po’ inattuale nella scelta narrativa di Le Boucher, che immagina ancora questa alternativa come qualcosa di reale, come se la precarizzazione dilagante nel mondo del lavoro non avesse ormai investito anche i settori che una volta garantivano le maggiori certezze economiche. 

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Al di là di questi dubbi, tuttavia, la storia del giovane Lubin presenta in modo emotivamente forte una specifica forma di disagio, una patologia contemporanea che investe le nuove generazioni ed è più profonda di qualsiasi ansia o problema determinato. Qui va rintracciato il principale merito de I giorni che scompaiono: la precisione con cui viene individuato e descritto il complesso rapporto tra immaginazione e realtà, intrattenimento e lavoro, tenendo sempre presente come sottotesto il delicato e ambivalente apporto della tecnologia.

Si tratta di un tema indicato in modo sottile ma netto nel corso dell’intero fumetto, con la passione per i videogiochi dei giovani protagonisti a fare da matrice per una linea narrativa che culmina nel finale.

Pur non trattandosi di un fumetto immediatamente sociale o politico, I giorni che scompaiono riesce a trovare il giusto equilibrio tra la dimensione privata del protagonista e lo sfondo sociale, usando l’intreccio e la dinamica degli affetti personali per controbilanciare il rimando – quasi sempre implicito, ma impossibile da ignorare – a un mondo che sta cambiando.

I giorni che scompaiono 
di Timothé Le Boucher
traduzione di Francesco Savino
Bao Publishing, febbraio 2019
cartonato, 192 pp., colore
21,00 €

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