Guida agli X-Men di Hickman: Powers of X 6

Con Powers of X 6 si conclude il prologo alla nuova gestione dei mutanti firmata da Jonathan Hickman. House of X 6 aveva già tirato le fila di alcune vicende ma Powers of X sistema tutte le trame ancora in sospeso, concentrandosi sulla linea temporale del futuro, che era stata la parte più oscura di tutta la narrazione.

Cosa succede in Powers of X 6

powers of x 6

X³ – la linea temporale in cui la Terra è governata da umanoidi che accettano di far parte dell’organismo collettivo Phalanx – è il futuro della sesta vita di Moira, che la donna stava vivendo per scoprire un dettaglio che le sarà utile per le vite future: gli X-Men non sono lo stadio finale dell’evoluzione umana.

Il Bibliotecario fa visita allo zoo mutante e spiega a Moira e a Wolverine che i mutanti hanno combattuto il nemico sbagliato: non l’umanità ma la nascita di una nuova fase evolutiva, l’Homo novissima, di cui il bibliotecario fa parte, che è un’evoluzione dell’umanità (la post-umanità) che si è sviluppata utilizzando la tecnologia e che ha portato all’estinzione della vita a causa dell’assorbimento da parte di Phalanx.

«I mutanti sono una risposta evolutiva all’ambiente» dice l’essere. «Ma cosa succede quando l’umanità smette di essere limitata al proprio ambiente? Quando l’uomo controlla i mattoni che compongo la biotecnologia, l’evoluzione non può nulla contro l’ingegneria genetica.»

L’assorbimento di Phalanx permetterebbe ai post-umani di diventare la piccola parte di una divinità. Il Bibliotecario chiede cosa abbiano da offrire i mutanti e se siano in grado di fermare il processo che porta alla perdita di umanità dei post-umani. Senza giri di parole, Wolverine uccide il Bibliotecario e poi Moira.

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Una serie di stralci dal diario di Moira rivela come, in passato, la donna abbia agito su momenti storici delle storie dei mutanti per modificare la realtà così come ci viene presentata, radicalizzando per esempio il pensiero di Xavier.

Nel presente, Moira vive nel Nessun-Luogo di Krakoa, nascosta da tutti. Xavier la informa che Mystica ha accettato di partecipare al loro progetto solo in cambio che venisse resuscitata Destiny – la mutante in grado di vedere il futuro, amante di Mystica. Charles l’ha promesso nonostante Moira gliel’avesse proibito: nessun mutante con poteri precognitivi potrà vivere sull’isola, perché i mutanti non devono venire a conoscenza della verità, cioè che in ogni realtà vissuta da Moira, i mutanti hanno sempre perso. Il professor X e Magneto credono che questa sarà la volta buona.

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La decima vita di Moira è quella in cui si svolge la continuity passata e presente dei mutanti, quella in cui Xavier e Magneto hanno fondato lo stato di Krakoa, il cui futuro ora è tutto in divenire.

Appunti e riferimenti

  • Lo scorso ottobre, Jordan D. White, editor dei fumetti mutanti, ha postato su Twitter la foto dei bicchieri realizzati per festeggiare la fine della miniserie. Dice che ne esistono solo 25. La frase incisa sul vetro recita «make more mutants».
  • Hickman ha risposto a un fan che chiedeva spiegazioni sulle scansioni temporali della storia rispetto alla continuity degli X-Men (in pratica, tutte le storie dagli anni Duemila a oggi si svolgerebbero in un periodo di tre anni) dicendo: «Hai ragione. I conti non tornano. I conti non tornano nemmeno per qualsiasi altra serie Marvel di lungo corso».
  •  Il termine “homo novissima” è grammaticalmente scorretto – quello giusto sarebbe “homo novissimum” – ma gli adattatori italiani, non senza dissidi interni, hanno optato per mantenere il termine originale.
  • Hickman riprende in maniera profonda le storie degli X-Men di Grant Morrison, il quale ha utilizzato la metafora mutante non per parlare (solo) dell’oppressione ma per trattare il tema dell’evoluzione (biologica, sociale, culturale). Tra l’altro, quando si cita lo stato di post-umano viene mostrata la nascita di Capitan America. Hickman ci sta dicendo che l’ingegneria post-umana include anche alcuni supereroi, connotandoli come nemici dei mutanti?
  • L’entry 17 del diario di Moira (che qualcuno, ipotizzo, prima o poi troverà. I segreti è sempre meglio scriverseli solo in testa!) getta una luce davvero oscura sulle vite di Moira e Charles: la prima avrebbe intrapreso la relazione con Joseph MacTaggert solo per generare Proteus – uno dei membri dei Cinque – mentre Xavier avrebbe fatto lo stesso con Gabrielle Haller per avere Legione.
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  • «Abbiamo perso Magneto» è un riferimento ai primi numeri di X-Men di Chris Claremont e Jim Lee. Moira interferiva con il codice genetico del mutante nel tentativo di renderlo meno cattivo. Quando Magneto lo scoprì, divenne ancora più cattivo.
  • La battuta di Magneto «domani, domani, non oggi, dicono tutti i leader» (in originale «tomorrow, tomorrow, not today, all the mutant leaders say») è una citazione al modo di dire tedesco «Morgen, morgen, nur nicht heute, sagen alle faulen leute» («domani, domani, non oggi, dicono sempre le persone pigre»).
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  • L’idea dietro a House of X/Powers of X fa parte di uno dei primi pitch che Hickman fece alla Marvel (ancora prima che Axel Alonso fosse editor-in-chief, quindi dieci anni fa), un documento in cui spiegava perché il franchise degli X-Men era compromesso e lo sarebbe sempre stato, anche se le serie avessero venduto bene, finché determinate cose non venivano sistemate. «È il classico documento che mi ritrae come uno stronzo» ha detto Hickman al podcast Off Panel. Secondo l’autore, gli X-Men erano forti perché c’era una singola visione, quella di Chris Claremont che scriveva tutto. Oggi non è più possibile ma la nomina di Hickman a supervisore del parco testate mutante va in questa direzione restaurativa, con l’introduzione di una vera volontà creativa, una Bibbia rigorosa e linee guida che non si possono violare.
  • Tempo di tirare le somme. Tutto il complesso, nuovo mondo mutante che Hickman ci propone fa ben sperare per qualche saga che sappia di qualcosa (e già sarebbe una svolta rispetto ai pasti sciapi che sono state le letture mutanti negli ultimi anni). Ci sono prelievi dalla letteratura fantascientifica contemporanea (il new weird, il biopunk, i giochi col linguaggio di Ted Chiang, l’horror ambientale di Jeff VanderMeer) rimischiati con gli X-Men, in una miscela diversa dal solito, ma la sensazione è che non saranno rivoluzioni dirompenti. Tornano alla mente le parole di Marco Andreoletti: «Hickman pare un bambino in pieno overdrive saccarinico abbandonato in un negozio di caramelle dopo l’orario di chiusura. Mette in piedi un circo di una complessità maniacale, […] non vuole cambiare le carte in tavola, vuole solo introdurre qualche migliaio di regole in più e complicare il banco il più possibile». In effetti, lo stesso Hickman ha dichiarato: «Non ci sono nuove idee, solo vecchie che già funzionavano spinte in direzioni diverse».

Frase dell’albo

«Hai sognato il sogno sbagliato, Charles, ed è giunta l’ora di svegliarti» (Moira, molto conclusiva)

I fiori di Krakoa

Nel caso vi domandaste che fine hanno fatto i miei fiori di Krakoa, la cui rubrica omonima latita da qualche settimana, vi spiego subito: le tempistiche, la stagione e la crisi climatica si sono coalizzate per sabotare la mia geniale idea di piantare dei fiori a novembre. Ecco quindi che non ho potuto testimoniare qui le tappe della crescita dei fiori di Krakoa, semi distribuiti a Lucca Comics & Games 2019 da Panini Comics, perché non c’è stata alcuna tappa. Niente evoluzioni, niente crescite, sviluppi, ramificazioni, niente di niente.

Nonostante le amorevoli nebulizzazioni d’acqua mattutine, le dieci piantine Chris, Grant, John, Jim, Jonathan, JRJR, Frank, Chuck, Marc e Pizzicotta non hanno fatto capolino oltre il terriccio. Eppure, questo ha un senso perfetto e perverso. Nemmeno House of X/Powers of X è davvero finito, potremmo dire che non è nemmeno iniziato. La storia continua oltre questa guida settimanale, così come la crescita dei fiori continuerà fuori dalla rubrica (e dentro il mio Instagram, magari). Una simmetria così neanche Hickman avrebbe potuto scriverla.

Leggi la guida numero per numero agli X-Men di Jonathan Hickman

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