“I Am Not Okay With This”: una commedia scolastica in versione dark

Continua il sodalizio tra il fumettista Charles Forsman, il regista Jonathan Entwistle e Netflix e, Dopo The End of the F***ing World, dal 26 febbraio 2020 è disponibile sulla piattaforma di streaming la prima stagione di I Am Not Okay With This, adattamento per la tv dell’ultimo lavoro del fumettista americano.

È la storia di Sydney, liceale introversa con padre morto suicida, che d’improvviso scopre di avere degli strani superpoteri. È una “esper”, ovvero è dotata di poteri ESP (percezioni extrasensoriali), nel suo caso capacità telecinetiche. Come per The End of the F***ing World, siamo in un non-tempo e in un non-luogo, un sobborgo americano come ce ne sono tanti, con la mamma di Syd che si ammazza di lavoro servendo ai tavoli del diner e il counselor scolastico che risolve tutti i problemi consigliandole di tenere un diario.

Lei non capisce cosa le succede, non può parlarne con nessuno e, come se non bastasse, la sua migliore amica Dina si mette con il belloccio della scuola. Sempre più sconfortata, Syd si rifugia nello strambo Stan, outsider quanto lei, fumatore di erba e bislacco nell’abbigliamento, che si rivela un alleato prezioso. Ma quanto durerà, prima di scoppiare?

Con I Am Not Okay With This, Forsman è rimasto fedele al suo amore per gli adolescenti sbandati e incompresi, ma stavolta ha aggiunto un tocco di paranormale a ingarbugliare il tutto. Se però il fumetto – pubblicato in Italia da 001 Edizioni – è un’opera minimale, cruda e nichilista, con personaggi stilizzati e gommosi degni di una striscia umoristica d’antan (con Syd che assomiglia a Olivia di Braccio di Ferro), la serie è decisamente più pop, ha le musiche orchestrate dal solito Graham Coxon (dei Blur) e potrebbe essere la versione dark della commedia scolastica anni Ottanta, incluse corse nei corridoi, festini alcolici e ballo di fine anno.

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È un film di 140 minuti suddiviso in sette puntate da venti, da vedere in unica soluzione. Solo che, a differenza di The End of the F***ing World, tutta la prima parte ha uno schema piuttosto ripetitivo, in cui Syd manifesta inconsapevolmente i suoi poteri e poi si angoscia nel tentativo di capirci qualcosa. La sottotrama legata alla morte del padre tarda a sciogliersi e anche il tema della confusione sessuale (Syd è attratta tanto da Stan quanto da Dina) sembra posticcio e affrontato in modo un po’ sbrigativo. Certo, la protagonista ha altro a cui pensare, dato che può sradicare alberi con il pensiero, ma ciò non giustifica alcune lentezze o svogliatezze nella narrazione.

I boss di Netflix vanno pazzi per le serie adolescenziali, ma I Am Not Okay With This è parecchio lontana da Sex Education o Stranger Things (con cui però condivide il produttore, Shawn Levy, decisamente appassionato di sovrannaturale). Concretizzare il tormento giovanile e un trauma non superato con un superpotere ignoto e incontrollabile è forse una metafora fin troppo facile, ma la voce fuoricampo di Syd rende molto bene il senso di solitudine e la cupezza del tono generale, molto al di sopra della media dei prodotti analoghi.

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La protagonista non è simpatica, prerogativa di tutti i personaggi di Forsman, e la magnetica Sophia Lillis (già vista nella miniserie Sharp Objects e nell’ultimo adattamento cinematografico di It, in cui recita anche Stan/Wyatt Oleff) con il suo fare androgino veste alla perfezione quei panni.

C’è già chi paragona l’attrice diciottenne a quella Molly Ringwald delle commedie anni Ottanta di cui sopra, sarà per i capelli corti e rossi, sarà per i ruoli di impronta “generazionale”. Di certo si sentirà ancora parlare di lei. Per ora, dato il poderoso cliffhanger finale, aspettiamo l’annuncio della seconda stagione, che sarà del tutto originale dato che la prima ha già esaurito la storia presentata nel fumetto.

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