5 fumetti scelti e commentati da Marino Neri

Per la nostra rubrica Lo scaffale di…, abbiamo chiesto a Marino Neri (autore dei graphic novel L’incanto del parcheggio multipiano, Nuno salva la Luna, Cosmo) di scegliere e commentare 5 fumetti dalle sue letture più recenti.

Saccage, di Frederik Peeters

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Saccage è un libro che racconta l’abbandono di una storia, la rinuncia di una struttura formale dove ingabbiare delle visioni. Rimangono allora dei riquadri dove c’è dentro di tutto. Un Peeters al suo massimo della forma. Appena abbandonata, però, la storia ritorna, senza briglie ma c’è: se ne segue la trama, o meglio ognuno può “saccheggiare” la propria nelle cinque parti che la compongono. Un personaggio muto, un giovane fosforescente, un bambino d’acqua, una catastrofe nucleare o il ricordo di questa…

Le tribut, di Jean-Marc Rochette e Benjamin Legrand

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Le Tribut è la conclusione di una saga apparsa negli anni Novanta su rivista (À Suivre), ma pubblicata integralmente in volume da Cornelius solo nel 2016. L’intera storia è stata ricolorata in maniera efficace con tinte piatte, complementari e aggressive. Nella prima parte siamo in un pianeta dove piove sempre e che a ogni eclisse cambia colore: si passa dal blu al verde, dall’arancio al rosso, in una escalation di violenza.

Rochette (che conoscevo già per il lavoro su Transperceneige) tornava qua sul media fumetto dopo 5 anni dedicati alla pittura, e questo si vede: il segno è libero e i personaggi (chiusi in campi lunghi e lunghissimi che ne aumentano l’effetto claustrofobico) sono avvolti da ombre di inchiostro nero dato con piacevole noncuranza. Ne esce fuori un bel mix, un comic book alla francese (Rochette cita Toth e Caniff), con ellissi ardite, e qualche “effetto” da film di fantascienza di serie B, come il close-up nell’ultima vignetta della prima parte.

Celestia, di Manuele Fior

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Non so se si è già parlato dell’elemento dell’acqua nel fumetto di Fior. Sembra una banalità lo so: Celestia è una Venezia del futuro. Ma mi piace pensare che la presenza dell’acqua ci sarebbe stata comunque, indipendentemente dal luogo in cui si sviluppa il racconto. Non a caso, appena scappati da Celestia, i protagonisti entrano in un castello e cosa trovano: una piscina… È il pelo d’acqua che invade il pavimento, l’acqua immobile dei canali, limpida o sporca, la pioggia incessante che coglie i due protagonisti sulla barchetta, le pozzanghere d’acqua della laguna, la lacrima di Pierrot, le bordate d’acqua durante la lotta. Il solo mare aperto che compare è quello che precede l’unico amplesso presente nella storia.

È un’acqua “psicologica”, quella che utilizza anche Tarkovsky nei suoi film, quella dei piccoli rivoli, limacciosa e riflettente, spesso chiusa in spazi angusti. Il regista russo parlava dell’acqua come sostanza viva, che cambia forma e esprime il passare del tempo. Ho idea che abbia la stessa funzione in Celestia, ci accompagna nei mutamenti d’umore dei personaggi, tra una “speciazione” e l’altra, perché il futuro è fluido: come l’acqua.

Gli indesiderati, di Piero Macola

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Mi piacerebbe che le nuove opere di alcuni autori venissero accolte con la stessa attenzione che si pone nei confronti di alcuni grandi registi o musicisti che segnano il passo nei loro specifici campi… Una di queste opere è sicuramente Gli indesiderati di Piero Macola. La capacità di Macola di muoversi sulla tavola è notevole, si rimane accanto ai personaggi con discrezione anche nei momenti più tesi. Tutto è mostrato con misura e con un controllo del mezzo invidiabile. Resta la voglia di tornarci dentro, in queste pagine, e di rileggere più volte questa storia che disegna le cose e gli ambienti con la stessa attenzione che pone nei confronti degli umani.

Go Go Monster, di Taiyo Matsumoto

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Nelle cinquecento e passa pagine di Go Go Monster Taiyo Matsumoto dilata e contrae il tempo del racconto, affastellando vignette con gabbie sempre mobili che solo poche volte esplodono in doppie pagine al vivo: dei ragazzi in mezzo a un campetto, un aereo che vola, un cielo carico di pioggia. Sono una serie di colpi di scena grafici che producono un ritmo indipendentemente dal racconto. Anche i rumori sono importanti: il chiacchiericcio delle scolaresche, le gocce che cadono, un decollo… come in una registrazione presa a caso nel cortile di una scuola durante un intervallo pomeridiano. L’idea è rendere il tempo interiore dell’infanzia infinitamente grande e infinitamente piccolo.

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