5 fumetti scelti e commentati da Stefano Antonucci

Per la nostra rubrica Lo scaffale di…, abbiamo chiesto a Stefano Antonucci di scegliere e commentare 5 fumetti dalle sue letture più recenti. Antonucci è un fumettista comico e satirico, autore di Il Ruspa e insieme a Daniele Fabbri di Quando c’era Lui e di La fattoria dell’animale, da poco uscito per Feltrinelli.

Una breve introduzione da parte dell’autore:

Una delle cose che odio fare, sono le liste. Quando Fumettologica mi ha messo davanti a questo ingrato compito, ho cercato di trovare un lato positivo. Spolverare la libreria. Sono un lettore che dimentica le trame ma tiene stretto lo stupore che i fumetti lasciano. Quindi, quella che segue, è una lista non esaustiva di sensazioni nascoste sotto la polvere.

Bad Gateway, di Simon Hanselmann

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Sono nato e vivo in provincia. Le droghe sono una valida consolazione a un lavoro sottopagato e poco qualificato. La musica alternativa è un vessillo da sparare in faccia agli altri, per ricordare a noi stessi che c’è qualcosa di più in questa vita, qualcosa a cui comunque non ci è concesso ambire, persi nei nostri paesi sotto i diecimila abitanti fra gli Appennini. Simon Hanselmann ci spara questa verità in faccia, ricordandoci che perdersi è più facile che avere speranza. Lo fa con una delicatezza e un amore per i suoi personaggi e le loro storie, che non può che commuovere, fra un atto sessuale in luogo pubblico e un furto in un negozio.

Il suicidio spiegato a mio figlio, di Maicol & Mirco

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Nella Storia dell’essere umano, la morte è sempre stata una cosa di tutti i giorni. Nel Medioevo si scrivevano libri sulle procedure per una buona morte (Ars moriendi). Insomma: la morte era normale. Nel mondo moderno però, la cultura del successo ha trasformato la morte in uno stigma sociale. Un tabù che interferisce con l’immagine positiva che vogliamo dare della nostra società. Non è accettabile. E quando la società diventa ipocrita, arriva la satira a liberarci. Il suicidio spiegato a mio figlio ci restituisce la morte per quella che è, un episodio della vita, e nemmeno il più significativo. Questo fumetto è una festa. Celebra la vita mentre ti uccide dal ridere.

L’arte di Charlie Chan Hock Chye, di Sonny Liew

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Se avete una debole per l’invenzione di Gutenberg e siete nerd della carta, questo libro è imprescindibile. Sonny Liew ha fatto un lavoro enorme che gli è valso tre Eisner Award. Con questo volume ripercorre la storia politica di Singapore attraverso la storia del fumetto mondiale. A ogni lettura troverete dettagli che vi erano sfuggiti. C’è talmente tanto materiale, tante idee e trovate grafiche da farvi girare la testa.

Il piccolo Christian, di Blutch

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Sono un fan del racconto di formazione. Mi piace leggere le vite degli altri per ritrovarci parte della mia e avere la sensazione di un percorso condiviso (Non siamo soli!). Mi piace lo sguardo personale con cui un autore interpreta il mondo che lo circonda. Mi piace leggere punti di vista diversi dal mio. Potrei parlare de Lo scontro quotidiano di Larcenet o de La mia vita disegnata male di Gipi, passando per Italo di Vincenzo Filosa, ma alla fine ho scelto Il piccolo Christian. Il racconto delicato e tenero con cui Blutch parla della propria infanzia, quasi fosse la cosa più facile del mondo, mi ha conquistato.

Sock Monkey, di Tony Millionaire

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Racconto Sock Monkey con una scena. Il protagonista del libro è un pupazzo animato a forma di scimmia. In una scena, la scimmia di pezza uccide, per errore, un piccolo uccellino. Arriva la consapevolezza e la disillusione. L’omicidio spinge la scimmia verso il suicidio con un paio di forbici dritte nella gola. Ma un pupazzo di pezza non può morire e, ricucito alla meno peggio dalla sua proprietaria, è costretto a vivere con il peso delle sue azioni.

Tony Millionaire è un incrocio fra Franco Matticchio e Charles Schulz sotto LSD. Quando apro Sock Monkey, mi immagino un camino acceso, un divano rosso e soffice e un grande tappeto su cui sono seduti degli ipotetici nipoti a cui leggo le rocambolesche avventure di questo simpatico pupazzo di pezza. Ma le storie non sono per nulla edificanti, i nipoti solo immaginari e io sono sdraiato a terra in una stanza che ricorda quella in Trainspotting.

Leggi anche: Sunday Page: Stefano Antonucci sul “Pinocchio” di Winshluss

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