“La saga di Proctor”: quando gli Avengers entrarono negli anni Novanta

In un gioco quasi meta-narrativo, è Capitan America ad affermare la premessa principale di La saga di Proctor – forse la più importante storia degli Avengers degli anni Novanta – in un dialogo con Vedova Nera: «Una volta essere un Vendicatore significava qualcosa! Era un simbolo di onore, di distinzione. Eravamo un gruppo di amici. Ora è… non lo so… cambiato. Siamo diventati un gruppo di estranei non ben definito».

avengers saga di proctor fumetto marvel

La storia, realizzata dallo sceneggiatore Bob Harras e dal disegnatore Steve Epting tra il 1992 e il 1994, fu infatti incentrata sulla costruzione di una nuova squadra priva di pezzi grossi come Thor, Iron Man e (in parte) lo stesso Capitan America. La saga fu costruita soprattutto intorno a tre personaggi: il Cavaliere Nero, Sersi e Crystal, impegnati in un complicato triangolo sentimentale (che diventa un quadrilatero con Quicksilver, marito di Crystal impegnato all’epoca in altre testate). Intorno a loro, persino personaggi storici come Visione, Ercole e Vedova Nera finirono per avere ruoli di secondo piano.

Al centro delle vicende c’è l’arrivo nell’universo Marvel di un gruppo di misteriosi individui provenienti da altre dimensioni, i Raccoglitori, guidati dal potente Proctor. Alcuni membri di questo gruppo hanno delle controparti nell’universo principale – che devono eliminare per poter sopravvivere – e, per qualche ignoto motivo che viene rivelato solo strada facendo, ce l’hanno con gli Avengers. Tra di loro c’è anche lo Spadaccino, un Vendicatore ritenuto morto da anni.

Come si può notare in parte già dalla stringata sinossi, La saga di Proctor fu caratterizzata da numerosi elementi distintivi dei fumetti di quegli anni, sia narrativi che grafici: la presenza di un nemico misterioso dal passato sconosciuto e privo di identità; l’utilizzo di realtà alternative e doppelgänger; le “bad girl” presenti, da Sersi a Magdalene; tanti personaggi dagli occhi crepitanti di energia; pistoloni giganti; uniformi e vestiti con tante tasche. Elementi che in quegli anni – presi anche solo singolarmente – bastavano a riempire pagine di fumetti prive di ogni minima traccia di storia.

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Harras ed Epting furono invece abili nell’innestare il tutto all’interno di una trama che partì lentamente, con alcuni fili un po’ sciolti – complici anche i tanti “eventi” che si inserirono qua e là nel corso della loro gestione – per prendere velocità da circa metà in poi. L’apice fu raggiunto proprio nell’ultima parte del ciclo, in storie appassionanti dai toni cupi e drammatici, fino al confronto finale tra Avengers e Raccoglitori e alla risoluzione dei conflitti interni al gruppo di eroi.

Prima di diventare lo sceneggiatore degli Avengers, Harras era stato a lungo il supervisore delle testate legate agli X-Men, e in questa sua nuova avventura sembrò riversare una parte dell’esperienza maturata lavorando con Chris Claremont (il quale però aveva avuto molto da ridire sul suo lavoro, tanto da lasciare i mutanti in malo modo). Questo si può notare soprattutto nella brillante gestione della trama a lunga gittata – che inizia in parallelo ad altre per poi prendersi a poco a poco la scena – e nella caratterizzazione dei personaggi femminili, tridimensionali e realistici.

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La saga di Proctor si fece notare anche per essere il primo lavoro di rilievo di Epting, oggi disegnatore affermato e noto soprattutto per le sue collaborazioni con Ed Brubaker, da Captain America a lavori creator-owned come Velvet. Ancora lontano dallo stile quasi iperralistico attuale, in questo ciclo il disegnatore mostrò una rapida maturazione. La sua crescita si avvertì principalmente nel tratto, che partì emulando quello del suo predecessore John Buscema – complici anche le chine molto uniformanti di Tom Palmer, inchiostratore di entrambi – per poi diventare man mano più personale.

In ciò che Epting eccelse fin da subito fu invece nella naturalezza delle pose dei personaggi e soprattutto nel senso per la narrazione, che nelle pagine della saga trovò via via affinamento. Con la raffinatezza del suo lavoro, Epting fece così da ponte fra la classicità dei disegnatori che lo avevano preceduto sulla testata e le nuove avanguardie in voga in quegli anni, in particolare quelle che avevano trovato sfogo nei fumetti di Image Comics e che avrebbero con scarsi risultati invaso le pagine delle storie degli Avengers negli anni successivi.

Marvel History: Avengers – La saga di Proctor
di Bob Harras, Steve Epting e altri
traduzione di Attilio Guzzelloni
Panini Comics, novembre 2019
Cartonato, 464 pp., colori
40,00 €

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