Guida al binge-reading del Daredevil di Brian Bendis

daredevil bendis maleev

Brian Michael Bendis è l’uomo che ha traghettato Spider-Man nel Ventunesimo secolo, ma è anche lo scrittore che negli anni Duemila ha ideato i più importanti eventi legati agli Avengers, gettando le basi della rivoluzione cross-mediale che è sfociata nell’affresco transgenerazionale del Marvel Cinematic Universe. Il primo lavoro importante per Marvel Comics, però, risale al 2001 e fu sul personaggio di Daredevil, che era stato da poco rilanciato sotto l’etichetta Marvel Knights da Joe Quesada assieme Kevin Smith e, in seguito, dalla star del fumetto indipendente David Mack.

Sin dalla prima storyline, La cupola, Bendis dettò un ritmo diverso da quello di Smith, Mack e Quesada. Fu il giusto preambolo per quello che forse è ricordato come uno dei più importanti e iconici cicli di Daredevil e che, grazie anche all’apporto di Alex Maleev ai disegni, lanciò definitivamente il personaggio negli anni Duemila.

Numero di albi: 55 albi, pubblicati tra il dicembre 2001 e il marzo 2006. Nello specifico dal numero 26 al numero 81 della seconda serie dedicata a Daredevil, che era stata inaugurata due anni prima da Smith e Quesada.

Dove posso leggerlo in Italia: Il ciclo di Bendis fu serializzato per la prima volta sulla testata Devil & Hulk (nei numeri 86-123) di Panini Comics. Fu poi ristampato in 5 volumi che raccoglievano due storyline – corrispondenti a 10 albi – per volta. Nel corso del 2019, Panini ha riproposto l’intero ciclo in due voluminosi Omnibus. Il totale è di 1.464 pagine.

daredevil bendis maleev

Di cosa stiamo parlando: Con Diavolo custode, Smith e Quesada avevano dato una svolta alla testata, coinvolgendo il personaggio in una delle saghe più dense e memorabili della sua carriera, con un plot twist sorprendente, ma soprattutto eliminando uno dei personaggi più amati del cast: Karen Page.

Bendis prese questo Matt Murdock frastornato da un lutto e lo gettò in un mondo dalle atmosfere più mature e oscure, sottolineando il cambiamento con un radicale mood grafico: al tratto cartoonesco e cinetico di Quesada e a quello onirico di Mack oppose infatti il segno di Alex Maleev, realistico e sporco, accompagnato dalla palette cromatica essenziale di Matt Hollingsworth.

Lo stile narrativo era spezzato e veloce e guardava alle dinamiche delle serie televisive. Forte di una gavetta su serie noir come Torso e Goldfish, Bendis decise inoltre di occuparsi di questioni legate alla criminalità organizzata.

daredevil bendis cupola

L’incipit di Daredevil (vol. 2) 26 è emblematico [spoiler]: la camera si avvicina a un personaggio seduto su un sofà, all’interno di una tavola con una gabbia che predilige una costruzione claustrofobica. La pagina successiva si apre con un campo largo e con una serie di close-up in campo e controcampo. Al centro della scena un confronto tra Kingpin e Samuel Silke che degenera sino al primo colpo di scena: quello che a tutti gli effetti sembra l’omicidio del re del crimine, Wilson Fisk.

Questi fatti influenzeranno l’intera run, portando Matt Murdock al centro di una lotta tra gang criminali interessate a Hell’s Kitchen. Vecchi nemici come il Gufo tenteranno la scalata al potere introducendo nuove droghe nel già saturo mercato del quartiere, altri faranno il loro ingresso in pompa magna. Nel frattempo, la situazione sarà resa più incendiaria dalla rivelazione pubblica dell’identità di Daredevil.

daredevil bendis gufo

Uno stratagemma, quest’ultimo, già tentato in precedenza dallo sceneggiatore D.G. Chichester – che si era occupato del personaggio fra il 1991 e il 1995 – ma che Bendis riuscì a gestire meglio, concentrandosi sulla psicologia del personaggio e sul delicato rapporto con la carriera di avvocato.

Come se tutto questo non dovesse bastare, in questo lungo ciclo Daredevil arriva addirittura a proclamarsi “re di Hell’s Kitchen” e trova anche il tempo per innamorarsi di Milla Donovan, una donna non vedente e membro della Housing Commission del quartiere con cui convolerà addirittura a nozze. Piccola curiosità: Maleev disegnò Milla utilizzando come modello sua moglie.

Perché leggerlo: Frank Miller, con la sua coraggiosa gestione nella prima metà degli anni Ottanta, aveva reinventato in profondità il personaggio e la sua mitologia, consegnando ai lettori ma soprattutto ai futuri autori la sua versione definitiva, con un immaginario più urbano e oscuro. Tra gli autori successivi, Bendis è stato forse quello che meglio è riuscito a consolidare quella versione del personaggio.

alex maleev

Questa gestione si radicò infatti sulle basi milleriane, ma le aggiornò al nuovo millennio. La natura oscura e ruvida del segno di Maleev, insieme al suo approccio fotografico, donarono inoltre un tono claustrofobico alla narrazione.

Nonostante il ritmo serrato degli avvenimenti, Bendis curò in maniera attenta la psicologia di Matt Murdock, indagando il nesso problematico tra identità privata e carriera pubblica e, grazie all’introduzione di una nuova donna nella sua vita, scrutò i risvolti problematici e psichiatrici della situazione. Se già sceneggiatori come Ann Nocenti e D.G. Chichester si erano interrogati in passato sulle contraddizioni insite nel personaggio, Bendis le fece esplodere, restituendoci un’immagine vivida e distruttiva dell’uomo dietro la maschera.

Non è un caso che, negli ultimi anni, dopo l’encomiabile restaurazione classicista di Mark Waid, Marvel Comics sia tornata a battere la strada mostrata da Bendis e adottata anche dalla serie televisiva di Netflix dedicata al personaggio.

Le storie migliori: Tenendo fermo l’assunto che la continuity del ciclo è molto stretta, ogni story arc ha comunque una sua autonomia. Tra le saghe più interessanti c’è per esempio Decalogo (Daredevil vol. 2 71-75), che rappresenta un unicum nel flusso narrativo imbastito da Bendis e Maleev.

daredevil bendis decalogo

Tra gli aspetti più intriganti della storia c’è un’ambientazione piuttosto inedita: una stanza in cui è riunito un gruppo di ascolto. Tutti i presenti hanno avuto un’esperienza con l’eroe di Hell’s Kitchen, che nel bene e nel male ha lasciato un segno indelebile nelle loro vite.

Qui Bendis ammicca al Marvels di Kurt Busiek e Alex Ross, ma privandolo della grandeur e dalla prospettiva dal basso per concentrarsi su una visione diretta che fa emergere la dimensione traumatica – e allo stesso tempo contraddittoria e oscura – delle “Meraviglie”, creature tormentate e narcisiste, dove spesso l’idea di una missione diventa una giustificazione fin troppo facile per violenza e terrore.

Matt Murdock infatti regna su Hell’s Kitchen con pugno di ferro: diventa ubiquo grazie ai suoi ipersensi, un’antenna tesa a cogliere ogni voce e battito, a fare giustizia appianando le situazioni con metodi poco ortodossi.

daredevil cupola

Da sottolineare anche Daredevil vol. 2 28, il terzo episodio di La cupola, l’arco narrativo in cui vengono gettate le basi dell’intera run. La storyline si apre con Nitro braccato da Daredevil: una settimana prima, nel tentativo di uccidere Matt Murdock, il supercriminale aveva assassinato quattro persone e ferito il sodale Foggy Nelson. Sulla testa di Matt c’è una taglia, ma questa volta a ordire la trama non c’è Wilson Fisk, bensì il suo rampollo Sammy Silke. La caccia all’uomo viene raccontata in un episodio muto, al cui centro c’è un Daredevil impotente e smarrito tra la folla di New York, alle prese ancora una volta con il proprio passato e i propri demoni interiori.

Tra le sequenze più divertenti – anche da un punto di vista meta-narrativo – c’è invece L’età dell’oro (Daredevil vol. 2 66-70), storia in cui Bendis e Maleev giocano con i registri temporali e con la storia del fumetto: ambientata in più epoche, racconta del ritorno sulle scene del crimine di un vecchio boss della mala. Tra tavole in bianco e nero, texture retrologiche e sequenze da piccolo schermo, i due autori cercano di mettere in relazione tre diverse prospettive di fare fumetto – relative ad altrettante epoche storiche – in una macchina narrativa affascinante e nostalgica.

daredevil età dell'oro

I momenti migliori: In oltre mille pagine di momenti memorabili ce ne sono tanti, e alcuni di certo rientrano a pieno nella mia personale mitologia del Diavolo Rosso:

  • La morte di Tigre Bianca: l’epilogo di Il processo del secolo (Daredevil vol. 2 38-40) è un pugno nello stomaco. Qui Maleev si prese una pausa e fu sostituito alla matite da Terry Dodson, che diede un clima meno plumbeo a un procedural con tutti i crismi. Bendis lavorò con un personaggio minore della continuity marvel – Hector Ayala, alias Tigre Bianca – ma lo rese indelebile. Smascherato dal criminale Lightmaster, il vigilante fu sottoposto a uno stress che ne minò la sanità mentale dopo una conseguente accusa di omicidio. L’esito della vicenda fu tragico, e il tentativo di Matt di salvare Ayala fu vano. Una sconfitta che gettò un’ombra sulla vita dell’eroe. Il processo del secolo si rivelò così uno story arc minore ma dai forti risvolti etici.
  • L’incontro con Stilt-Man: qua e là Bendis citò e rese omaggio alla Silver Age dei fumetti, richiamando personaggi che ne avevano segnato la storia. Per molti, il Daredevil che volteggia tra i palazzi della Grande Mela è legato alle matite distorte e ipercinetiche di Gene Colan. Tra i villain più inutili di quel periodo c’era anche Wilbur Dau, alias Stilt-Man. Vederlo deriso e messo alla berlina anche quando si presenta in abiti civili nello studio legale di Matt Murdock è una gag esilarante (Daredevil vol. 2 41).
stilt-man marvel comics
  • L’ennesima scazzottata con Kingpin: dopo una lunga partita a scacchi, Matt Murdock e Wilson Fisk arrivano come sempre alla resa dei conti finale. In un delirio di onnipotenza, dopo aver messo l’avversario al tappeto, Daredevil si dichiara il re del quartiere. Il rischio di déjà-vu fu evitato attraverso drammatizzazione e crudezza. A dar manforte a Maleev, uno stuolo di disegnatori che avevano contribuito al mito di Daredevil: Gene Colan, John Romita, Lee Weeks, Joe Quesada e Klaus Janson (Daredevil vol. 2 50).
kingpin
  • Daredevil smascherato: Bendis gestì lo svelamento dell’identità segreta di Matt Murdock in modo intelligente, non utilizzando espedienti banali e scavando a fondo nella psiche del personaggio per sezionarla numero dopo numero. Le lacrime di Foggy in Daredevil vol. 2 32 sono un snodo importante: capiamo già da quel momento che la vita dei personaggi non sarà più la stessa.
daredevil identità segreta

I passaggi peggiori: Tutto il ciclo di Bendis mantiene un ritmo molto serrato, pur con l’inserimento di momenti più riflessivi e intimi. Ci sono di certo dei passaggi notevoli, ben calibrati e inseriti in un’ottima economia narrativa, e altri che invece girano un po’ a vuoto, non lasciando il segno.

L’intera sottotrama dedicata a Milla Donovan rientra in quest’ultima categoria, per esempio, nonostante lo sviluppo e alcuni momenti decisamente memorabili. Sembra però che qui Bendis volesse per forza di cose ampliare il parterre delle compagne di Matt Murdock e giocare ancora una volta con la dimensione auto ed etero distruttiva del personaggio, con la sua incapacità atavica a gestire una relazione senza doverla necessariamente infognare in un delirio psicotico.

milla donovan

Sarebbe bello leggere tutto attingendo alla teoria della sindrome della donna nel congelatore o forse utilizzando una banale lettura a metà strada tra la psicologia à la page e la critica al cattolicesimo.

Miglior tavola: In L’età dell’oro, Maleev usa il bianco e nero per narrare le gesta di Alexander Bont, il vecchio boss di Hell’s Kitchen. In quelle sequenze, il segno di Maleev rivela tutta la sua forza e acquista una classicità monumentale tipica del fumetto argentino, come nei disegni di Domingo Mandrafina o Jorge Zaffino. In quel momento, verrebbe quasi voglia di una serie totalmente in bianco e nero, senza alcuna concessione al colore e ai costumi dei personaggi.

In Daredevil vol. 2 67, assistiamo a uno dei flaskback di Bont: durante il summit di un gruppo criminale doppia irrompe un vigilantes in costume e un giovane Alexander Bont lo fredda con un colpo di pistola alla testa. Il tutto viene narrato con una tavola asciutta e semplice, che si apre con un close-up sul volto del killer. La seconda metà della pagina è occupata invece da due vignette in cui il focus è tutto sulla pistola utilizzata per l’omicidio: un’iniezione di realtà in seno alla Golden Age.

Miglior copertina: Qui tocchiamo un tasto dolente: Maleev, a mio avviso, non è un grande copertinista, e questo ciclo non brilla per inventiva e soluzioni sofisticate, pur cercando di rinnovarsi continuamente. Ciò nonostante, tra le cover più iconiche, debitrice senz’ombra di dubbio della visione cinetica di Gene Colan, c’è quella di Daredevil vol. 2 36, con il protagonista che si lancia a capofitto tra i vecchi palazzi della sua Hell’s Kitchen.

Una menzione d’onore va anche alle copertine di Decalogo, per le quali Maleev abbandonò la sua comfort zone alla ricerca di uno stile più grafico ed essenziale. Le più riuscite restano le prime due (Daredevil vol. 2 7172), che tradiscono l’influsso del graphic designer Saul Bass.

Dialoghi memorabili: 

In Daredevil vol. 2 43 ci sono due pagine di solo dialogo: Luke Cage e Matt Murdock si confrontano sul casino venuto fuori dopo la morte dell’imprenditore ed editore Uri Rosenthal, coinvolto nella rivelazione dell’identità segreta dell’avvocato. Senza tanti giri di parole, Cage dice quello che chiunque di noi lettori di Daredevil una volta nella vita ha pensato: che il Diavolo Rosso talvolta è un grande pezzo di merda.

Luke Cage: Questo sei tu, Matt. Questa è la tua vita. Sappiamo tutti e due che in ogni storia c’è uno stronzo. In questo caso sei tu.

Se dovessi sintetizzarlo: Bendis e Maleev spengono le luci, gettano Daredevil in una spirale di ossessioni e manie egoriferite. Matt Murdock viene smascherato, si sposa, diventa un boss della mala, dà di matto come un cavallo (per l’ennesima volta) e alla fine finisce in carcere (e nelle mani di Ed Brubaker). Ma quella è un’altra storia.

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