10 fumetti su virus e pandemie

La situazione che stiamo vivendo in queste settimane – chiusi in casa per contenere il contagio del coronavirus Covid-19 – è sicuramente un inedito nella Storia contemporanea, ma non per quei (tanti) autori che nel corso degli anni hanno raccontato virus, epidemie e pandemie per le proprie opere, nella letteratura e nel cinema così come nei fumetti.

Abbiamo scelto 10 di queste opere a fumetti, provenienti da diverse parti del mondo, che hanno affrontato ognuna in modo diverso queste tematiche, raccontandone anche gli effetti – il più delle volte distopici – sulla società. Con la certezza di vivere in un mondo reale in cui nessuno di questi scenari possa avverarsi.

Dylan Dog: Il pianeta dei morti, di Alessandro Bilotta e disegnatori vari

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Immaginiamo di tornare indietro nel tempo di sei mesi, a Wuhan, e avere sottomano il paziente zero del Covid-19. L’unico modo per fermare l’epidemia è ucciderlo o farlo uccidere, ma lui è il nostro migliore amico. Cosa faremmo? Avremmo il coraggio di fare la cosa giusta?

Questo è il dubbio morale davanti al quale Bilotta mette Dylan Dog nel momento chiave del ciclo di racconti ideato da lui. In un mondo alternativo, un’epidemia sta spazzando via la vita sulla Terra, trasformando la gente in zombi. Il primo infetto è Groucho. Ucciderlo salverebbe il mondo. Ma a Dylan manca il coraggio, manca il cinismo necessario, e il contagio si diffonde ovunque.

Le storie che ci racconta Bilotta, affiancato di volta in volta da disegnatori diversi, sono ambientate in questo futuro distopico popolato da zombi da cui la civiltà umana ha dovuto imparare a difendersi per sopravvivere. È un pianeta allo sbando, così come allo sbando è l’Old Boy, schiacciato dal rimpianto di non aver agito. In ogni episodio lo sceneggiatore approfondisce un aspetto diverso del pianeta dei morti, tra persone che si stordiscono di droghe per fuggire dalla realtà e comunità di morti viventi che non sanno di esserlo.

La serie inizialmente ha avuto una pubblicazione irregolare: il primo racconto uscì su Dylan Dog Color Fest 2 nel 2008, il secondo su quello del 2013 e il terzo su Dylan Dog Gigante 22 dello stesso anno. Dal 2015 Sergio Bonelli Editore ha deciso di rendere questa ambientazione un appuntamento fisso annuale, dedicandogli lo Speciale estivo.

(Alberto Brambilla)

Lefranc: Le Mystère Borg, di Jacques Martin

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Una vicenda di spionaggio e terrorismo internazionali ispirata a un fatto reale. È questo il terzo albo di Lefranc, classico della bédé scritto e disegnato da Jacques Martin, ex assistente di Hergé su Tintin e creatore anche del fumetto storico Alix.

Il giornalista-detective Lefranc è in vacanza sulla neve nella fittizia Gardsten, quando incappa in un duplice mistero. Prima assiste all’inseguimento tra due auto – una delle quali viene ritrovata a bordo strada e prende fuoco – e viene sospettato dell’accaduto; poi incappa in un villaggio isolato dalla neve in cui è in corso una strana epidemia. Non gli ci vuole molto a scoprire che i due fatti sono collegati, e dietro a tutto si nasconde il suo acerrimo nemico Axel Borg (antagonista ricorrente della serie, sta a Lefranc come il Colonnello Olrik sta a Blake e Mortimer, fumetto da cui Martin è chiaramente ispirato), in possesso di un virus creato in laboratorio che fa gola a molte potenze straniere.

Lefranc e il suo amico ispettore Renard saranno costretti a inseguirlo per tutta la Svizzera e il nord Italia fino a Venezia, per impedirgli di venderlo come arma batteriologica. L’ispirazione per la storia venne da un’epidemia di febbre tifoide che si scatenò nel 1963 nella stazione sciistica svizzera di Zermatt.

Quaranta persone furono messe in quarantena, altre trenta trasportate d’urgenza in ospedale, mentre dieci furono trovate malate al loro rientro in Gran Bretagna e isolate immediatamente. In questo modo fu possibile bloccare immediatamente la diffusione della malattia.

(Alberto Brambilla)

Kansen Rettou, di Masasumi Kakizaki

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Kansen Rettou (“Isole infette”) è un manga inedito in Italia realizzato nel 2008 dal fumettista giapponese Masasumi Kakizaki (del quale in Italia è stata pubblicata la serie Rainbow). A oltre dieci anni di distanza, la sua storia risuona particolarmente attuale oggi, poiché incentrata su un’epidemia di natura apparentemente influenzale capace di aggravarsi velocemente, compromettendo gli organi interni. Il Giappone, nonostante l’impiego di tecnologie avanzate, sembra non poter niente contro l’epidemia, mentre la conta dei morti non fa che aumentare.

Nel suo approccio narrativo, il fumetto è avvicinabile a un film come Contagion, per la spietatezza con cui non risparmia dettagli sulla epidemia o nel mostrare con precisione “chirurgica” i corpi degli ammalati e dei deceduti.

L’opera di Kakizaki appare sorretta da una buona documentazione e si concentra particolarmente sulla reazione che istituzioni e società possono avere di fronte a un evento di simile natura, senza però dimenticare il lato umano e sentimentale della tragedia. Il fumetto ha anche ispirato un film live action prodotto in Giappone nel 2009.

(Valerio Stivè)

The Beauty, di Jeremy Haun e Jason A. Hurley

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Arrivato in Italia un po’ in sordina, The Beauty è uno dei fumetti statunitensi più recenti che hanno messo un virus e il tema del contagio al centro della propria narrazione. Lo spunto di Jeremy Haun e Jason A. Hurley è interessante: The Beauty è infatti il nome dato a un virus che si trasmette sessualmente e che rende le persone belle e in forma: via le rughe, via i capelli bianchi, niente pancetta o problemi di salute dati dalla vecchiaia.

Un virus che sembra una formula magica della bellezza e che per questo porta una grande parte delle persone a contrarlo volutamente. La sola controindicazione è una lieve febbriciattola che va e che viene. Niente di troppo grave, almeno finché non si registrano diversi casi di autocombistione improvvisa.

Queste le premesse della vicenda, che ruota attorno ai detective Vaughn e Foster, chiamati a scoprire cosa si celi dietro queste morti improvvise. La coppia scoprirà solo in seguito che la causa è il virus e si batteranno contro i poteri politici che vogliono tenere nascosta la cosa per assecondare il profitto finanziario che potrebbe derivare da un vaccino in via di sviluppo.

Il fumetto è un thriller d’azione che si fa leggere velocemente, tutto basato sulla tensione tra i poteri della società, il bene e il male e le scelte giuste e sbagliate. Sottotraccia, soprattutto nel momento storico che stiamo vivendo, ci fa riflettere sulle nostre responsabilità rispetto alla diffusione di un virus mortale.

(Andrea Queirolo)

Batman: Contagio, di Aa. Vv.

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Alla fine degli anni Novanta, la città di Gotham City divenne protagonista di una serie di sconvolgimenti, tra epidemie e terremoti, che ne trasformarono il volto. Ebbe tutto inizio da Contagio, arco narrativo del 1996 pubblicato sulle principali testate di Batman dell’epoca, scritto e disegnato da un team composto da Alan Grant, Chuck Dixon, Dennis O’Neil, Doug Moench, Garth Ennis, Christopher Priest, Tommy Lee Edwards, Mike Wieringo, Dick Giordano, Barry Kitson e Kelley Jones.

Nella saga, ispirata al racconto di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa, il Sacro Ordine di Saint Dumas, un gruppo di cavaliere templari votato allo sterminio, diffonde per tutta Gotham il virus Ebola-A (detto “Virus dell’Apocalisse”), in grado di corrodere la carne dell’ospite dall’interno, minacciando la vita della popolazione. Una comunità di ricchi cittadini si segrega nel cuore di Gotham, nel complesso residenziale Babylon Towers, sperando di scampare al virus, salvo scoprire che uno dei loro membri è il paziente zero.

La piaga inizia a spargersi perché i ricchi hanno esiliato la loro servitù che, senza saperlo, ha contratto il virus e lo sta diffondendo per la città. Batman parte alla ricerca di eventuali persone immuni e di una cura, che verrà poi trovata grazie all’aiuto di Azrael, Catwoman, Cacciatrice, Nightwing e Robin. Il virus si ripresenterà, mutato, nella successiva maxi-saga Eredità, in cui Batman dovrà combattere nuovamente contro l’Ordine e l’arcinemico Ra’s al Ghul.

(Andrea Fiamma)

Manhole, di Tetsuya Tsutsui

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Tetsuya Tsutsui è un autore noto per le sue storie dai temi distopici ambientati in futuri prossimi stravolti da eventi disorientanti e paradossali, spesso legati a censura o tecnologia. Nella breve serie Manhole (di tre volumi, pubblicati originariamente tra il 2004 e il 2006), Tsutsui immagina un Giappone messo in ginocchio da un’epidemia di filariosi (parassitori che possono colpire sia l’uomo che gli animali), che rischia di decimarne la popolazione. Le cause sembrano naturali e spontanee, ma in realtà sotto questa minaccia si cela un pericoloso complotto.

Tsutsui è un maestro nella narrazione di scenari asfissianti e perversi, un narratore privo di preconcetti, sempre concentrato sul mantenimento di un alto livello di suspense. Il suo segno netto e asciutto, che diventa dettagliato quando si tratta di rappresentare deformazioni fisiche, è capace di infondere un forte senso di grottesco e di inquietudine alle immagini e alle scene che rappresenta.

(Valerio Stivè)

I Puffi neri, di Peyo

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La prima storia che vide protagonisti i Puffi è un racconto praticamente horror, che parla di un’epidemia in grado di sterminare il loro villaggio e trasformare tutti gli gnomi blu in zombi.

Un giorno, mentre tutto il villaggio sta lavorando per riparare il ponte sul fiume, un Puffo che si è allontanato dagli altri viene punto dalla mosca Nenè, chiara parodia della mostra tse-tse, insetto che trasmette la cosiddetta “malattia del sonno”. Il Puffo da blu diventa nero, perde il controllo di sé e la parola, inizia a emettere soltanto il verso “gnap” e a saltellare. Non appena vede un suo simile lo attacca, mordendogli il codino e trasformando anche lui in un Puffo nero.

La malattia si diffonde così in tutto il villaggio, mentre il Grande Puffo sintetizza un antidoto e ne arma i puffi superstiti. Si arriva così al memorabile scontro tra i Puffi neri e quelli blu: tra sbuffi di antidoto e morsi il caos regna sovrano, finché i neri non prendono il sopravvento e anche il Grande Puffo viene trasformato. Il Fato però è dalla loro parte: un’esplosione distrugge il fungo del capo villaggio e sparge in aria l’antidoto, riportando tutto alla normalità.

La storia fu pubblicata per la prima volta nel 1959 su Spirou 1107 nei “mini-récit”, albetti di piccolo formato che il lettore doveva staccare dalla rivista e rilegarsi da solo. Per la pubblicazione in albo nel 1963 Peyo e i suoi assistenti ridisegnarono completamente il fumetto.

Quella dei Puffi neri non è l’unica epidemia con cui gli omini blu hanno avuto a che fare. In un albo più recente, Insalata di Puffi (2006), i membri della tribù vengono trasformati in vegetali uno dopo l’altro per colpa dell’ennesimo utilizzo maldestro delle pozioni del Grande Puffo. Pensando che la causa sia una misteriosa malattia, gli “infetti” vengono messi in quarantena uno dopo l’altro, finché ancora una volta il vecchio saggio non risolve la situazione.

(Alberto Brambilla)

Y: L’ultimo uomo, di Brian K. Vaughan e Pia Guerra

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Da un momento all’altro, a causa di un’improvvisa pandemia, ogni forma di vita maschile cessa di esistere, compresi embrioni e campioni di seme congelati nelle cliniche. Gli unici sopravvissuti sono il protagonista Yorick Brown, uno squattrinato aspirante mago figlio di una politica e di un professore di teatro, e la sua scimmia domestica Ampersand.

Brian K. Vaughan e Pia Guerra costruiscono una serie completamente basata sul continuo ribaltamento delle aspettative, a partire dal concetto di base “come sarebbe un mondo senza uomini?”. Appena si rende conto di essere l’ultima speranza per l’umanità Yorick pensa bene fregarsene di tutto e di scappare in Australia dalla sua fidanzata, mentre attorno a lui un ricchissimo cast viene sfruttato per analizzare e destrutturare ogni cliché della narrazione popolare statunitense riguardante i personaggi femminili.

Il mondo di Y è in tutto e per tutto ascrivibile al genere post-apocalittico, ma le tavole che lo descrivono sono chiare e luminose, con il morbido tratto della disegnatrice canadese impegnato a prendere il più possibile le distanze da derive proto-barbariche o troppo cupe. Alla stessa maniera la scrittura dei personaggi non è mai piatta o banale e spesso finisce per rivoltarsi più volte su se stessa.

(Marco Andreoletti)

Crossed, di Garth Ennis e Jacen Burrows  

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Crossed è la serie che forse più di ogni altra ha permesso a Garth Ennis di esprimere senza alcun pudore le sue perversioni riguardanti violenza, linguaggio scurrile e blasfemie, assistito dai disegni grotteschi, dettagliati e inquietanti di Jacen Burrows.

Una bizzarra pandemia sta affliggendo il genere umano, portando gli infetti a dare ascolto ai loro pensieri più folli e malvagi. Il contagio avviene tramite i fluidi corporei, e i furiosi malati detti “Crossed” (perché hanno un’eruzione cutanea a forma di croce – “cross”, appunto – sulla pelle) colgono l’occasione per attaccare chiunque con i mezzi più assurdi, come armi caricate con i loro fluidi, oppure concedendosi a violenze sessuali e cannibalismo.

Tutto il mondo viene travolto dalla pandemia, e ogni popolazione reagisce nella maniera più paradossale e violenta, arrivando perfino a ricorrere alle armi nucleari. Per quanto assurda e in certo momenti difficile da digerire, la serie di Ennis è un’efficace e mastodontica satira della crudeltà umana, che non concede speranze al lettore.

(Valerio Stivè)

Black Hole, di Charles Burns

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Nella Seattle degli anni Settanta, le vite degli adolescenti sono sconvolte dall’arrivo di un virus trasmesso sessualmente che deforma in vario modo i corpi, rendendoli inquietanti e grotteschi. C’è si ritrova una seconda bocca sul collo, chi una coda da lucertola, chi fa la muta come un serpente. Coloro che non sono in grado di nascondere i segni della malattia sono condannati a vivere nei boschi.

Keith vive la prima cotta non ricambiata, e altrettanto fanno Chris e Dave, nei confronti di Rob e Keith. I ragazzi protagonisti della storia scoprono l’alcol, le droghe, il sesso. Black Hole utilizza la metafora di una malattia deformante e contagiosa per parlare di adolescenza (altre lettura hanno invece messo al centro il racconto dell’AIDS), un periodo nero, colmo di mistero e inquietudine, che muta irrimediabilmente il corpo e la mente, e da cui però non tutti escono con le ossa intere, quando ci riescono.

(Andrea Fiamma)

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