Sunday Page: Luke Healy su John Porcellino

*English text

Ogni settimana su Sunday Page un ospite ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le conversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica è ospite Luke Healy, fumettista irlandese dallo stile dotato di un «senso di umanità molto intimo». Healy ha studiato al Centre for Cartoon Studies del Vermont, e ha pubblicato diverse storie brevi e graphic novel, tra cui Come sopravvivere nel grande nord, Permanent Press e Americana, il racconto autobiografico di una tentata traversata dell’America a piedi, dal Messico al Canada.

john porcellino

Per quanto mi riguarda, questa pagina è una lezione di semplicità. Dal disegno alla composizione, alla lingua utilizzata, John Porcellino si preoccupa di una sola cosa: comunicare un’emozione. E quello che trovo così degno di nota è come riesca a comunicare visceralmente quella sensazione di essere l’unica persona sveglia in un posto affollato – una sensazione che tutti conosciamo – con così pochi segni.

Mi piace lo stile di Porcellino. Mi piace quanto poco gli ci voglia per rappresentare dettagli complicati – è il fumetto al suo massimo, secondo me. Disegna quel tanto che basta per riconoscere gli oggetti e nulla più. È davvero rigoroso. Nella terza vignetta, per esempio, la macchina non assomiglia per niente a un’auto vera, ma la riconosciamo in base ai tratti salienti, le ruote, i finestrini. Il gatto non ha nemmeno un corpo, è solo una testa fluttuante. La staccionata e l’erba, se tolte dal contesto, non sono altro che segni nello spazio, ma siccome le vediamo dietro un’auto in una strada, capiamo cosa sono. Penso sia ammirevole.

Come mai hai scelto quest’opera?

Adoro la combinazione di Porcellino di immaginario ristretto, onestà e sensibilità poetica. Quando leggo i suoi fumetti, mi sembra di entrare in una comunicazione immediata e onesta, anche se sono opere scritte anni, o decenni, fa. Mi piace in particolare From Lone Mountain perché è una raccolta dei suoi fumetti autoprodotti King-Cat Comics, la pubblicazione di Porcellino, da un periodo particolare della sua vita. L’idea che semplicemente annotando i tuoi pensieri, e poi raccogliendoli insieme, si possa costruire un lavoro coeso e omogeneo è spettacolare e liberatorio. In quanto autore di fumetti autobiografici, avere la conferma che semplicemente registrare la propria vita basti come atto creativo mi ha ispirato molto.

Ti ricordi quando hai scoperto i fumetti di Porcellino?

Ho scoperto Porcellino grazie all’amico e collega Simon Reinhardt. Studiavamo insieme al Center for Cartoon Studies, e Simon mi consigliò di leggere Diary of a Mosquito Abatement Man, che è un’altra raccolta di King-Cat Comics. Mi piacquero, ma non mi addentrai oltre nella lettura delle sue opere perché non mi interessavano granché.

Solo l’anno scorso, cercando fumetti diaristici, ho trovato tra gli scaffali From Lone Mountain e ho deciso di dargli un’altra possibilità. È stato amore a prima lettura.

Il tuo è uno stile molto diverso da quello di Porcellino. Pensi di avere un’idea di fumetto completamente diversa dalla sua o ci sono dei punti di contatto?

Penso che i miei fumetti siano basati su strutture più complicate e riferimenti letterari. Quello di Porcellino è un fumetto più diretto ed elementare, che vorrei riuscire a realizzare anch’io. Ma alla fine, penso ci sia una comunanza di sensibilità o, per usare una parola migliore, di priorità. Cerchiamo entrambi di esprimere le nostre vite interiori e, forse come tutti gli artisti, cerchiamo modi di comunicare con il lettore che siano i più onesti possibili.

C’è una lezione che, da autore, hai imparato leggendo i fumetti di Porcellino?

Sicuramente guardo alla sua devozione al minimalismo come a un modello a cui ispirarmi. Dopo aver finito Americana, che ho disegnato in maniera semplice per risparmiare tempo, ricordo di aver sfogliato i fumetti di Porcellino e aver pensato «Ah, ecco cos’è un disegno minimalista».

Quando insegno, mostro sempre ai miei studenti le pagine di Porcellino. Penso siano un monito perfetto di cosa sono, nella loro essenza, i fumetti – una forma di comunicazione.

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