30 anni di “Nadia – Il mistero della pietra azzurra”

Se un ragazzo tredicenne salverà
Un’acrobata del circo della stessa età
Da una banda di cattivi che non molla mai
Che avventura favolosa tu vivrai

Quanto aveva ragione quella sigla, cantata dalla solita Cristina D’Avena in quel lontano 1991, quando Il mistero della pietra azzurra fece capolino sulle tv italiane. “Avventura favolosa” è la descrizione perfetta di questo anime che ha fatto la storia dell’animazione giapponese. In patria si era visto un anno prima, esattamente dal 13 aprile 1990 al 12 aprile 1991, per un totale di 39 episodi settimanali (settimana più, settimana meno).

Cominciamo dal titolo: quello originale è Fushigi no umi no Nadia, ovvero “Nadia nel mare delle meraviglie”. È un calco di Fushigi no kuni no Alice, la versione giapponese di Alice nel paese delle meraviglie, dunque gli spettatori nella patria d’origine sapevano già cosa aspettarsi. Meno evocativo e più concreto il titolo occidentale, che nei paesi anglofoni è diventato The secret of Blue Water, dove “Blue Water” è il nome della pietra azzurra che Nadia porta al collo (anche nell’originale giapponese). In Italia “secret” è diventato “mistero” e la pietra non ha un nome proprio, ma Il mistero della pietra azzurra rende ugualmente bene l’atmosfera della serie.

Tutto ha inizio dal maestro indiscusso, Hayao Miyazaki, che negli anni Settanta propose al canale televisivo di stato NHK, per conto dello studio Toho, un soggetto per una serie animata ispirata ai libri di Jules Verne, in particolare 20.000 leghe sotto i mari, inserendo nella storia il capitano Nemo e il sottomarino Nautilus. Non se ne fece nulla, ma Miyazaki riutilizzò alcune di quelle idee per i suoi successivi Conan, il ragazzo del futuro (serie animata del 1978) e Laputa – Castello nel cielo (lungometraggio del 1986). Quindi, nel caso ve lo foste chiesto, Nadia non è ispirato a queste due opere, è proprio il concept di base a essere lo stesso.

La NHK in seguito riprese in mano l’idea e affidò la serie allo Studio Gainax, che si era fatto conoscere negli anni Ottanta per l’alta qualità delle sue produzioni (il lungometraggio Le ali di Honneamise e l’OAV Punta al top! Gunbuster). Si trattava di un gruppo di otaku giovani e brillanti, tra cui spiccavano Hideaki Anno e Yoshiyuki Sadamoto. Finiranno a fare il primo la regia e il secondo il character design della serie, riversando in essa una quantità smisurata di impegno e soldi, cosa che porterà alla bancarotta e all’esaurimento nervoso dello stesso Anno.

nadia mistero pietra azzurra

Chi c’era all’epoca, lo ricorda senza dubbio come qualcosa di mai visto. Certo, l’ondata degli anni Ottanta aveva investito tutti, c’erano stati robottoni e maghette, commedie sportive e drammi sentimentali, ma Nadia era un’epopea avventurosa d’altri tempi, appassionante quanto leggere un libro di Verne, per l’appunto, o guardare un film di Indiana Jones. Perdere un episodio significava non capire come si era arrivati a quello successivo o da dove fossero sbucati quei nuovi personaggi.

La storia inizia nel 1889, come la voce narrante non manca di ripetere a ogni riassunto in apertura di puntata. Siamo in una Francia in cui prospera il progresso tecnologico. Jean è un giovane inventore di 14 anni (non 13 come cantato erroneamente nella sigla italiana) e va a Parigi per l’esposizione universale a tentare di far volare l’ennesimo prototipo del suo aeroplano. Qui conosce Nadia, una coetanea circense che se ne va in giro con il suo cucciolo di leone, King. La ragazza è braccata da uno scalcinato trio di malintenzionati, che vuole rubarle la pietra azzurra che porta al collo. Jean la aiuta a mettersi in salvo e così ha inizio la grande avventura, che porterà la ragazza a scoprire di essere una delle ultime discendenti degli Atlantidi, popolo extraterrestre creatore della razza umana.

Il mistero della pietra azzurra può essere suddiviso in quattro segmenti:

  • le puntate da 1 a 8 fungono da introduzione di tutti i personaggi e dei rapporti tra loro, amici e nemici, incluso un primo scontro con il vero cattivo della storia, Gargoyle, e la sua organizzazione di Neo-Atlantide.
  • le puntate da 9 a 22 si svolgono all’interno del Nautilus, il sottomarino prodigio della tecnica comandato dal capitano Nemo.
  • le puntate da 23 a 34 sono un ciclo “filler” in cui i protagonisti si ritrovano su un’isola deserta (su queste torniamo dopo).
  • infine le puntate da 35 a 39 costituiscono l’imponente ed emozionante epilogo.

Rivendendole tutte, in un binge-watching amarcord tra nostalgia e curiosità, sono tante le cose che saltano all’occhio, impossibili da notare all’epoca.

nadia il mistero della pietra azzurra

Sorvolando sulle già citate fonti letterarie (diverse opere di Verne, non solo 20.000 leghe), sono evidenti gli omaggi e le citazioni ad altri anime, il primo dei quali è senza dubbio il trio formato da Grandis, Sanson e Hanson, che con il loro robot Gratan (“GRAndis TANk”) ricalca fedelmente il trio di cattivi delle serie Time Bokan, come Yattaman e I predatori del tempo.

Grandis (ribattezzata “Rebecca” nel primo adattamento italiano della serie) è la leader dal fisico prorompente e dal carattere esuberante, ricca di nascita ma sfortunata in amore, disposta a tutto per impadronirsi della pietra azzurra, prima, e per conquistare il cuore del capitano Nemo, dopo. I suoi due scagnozzi, uno alto e magro, l’altro basso e cicciotto, sono i fedeli servitori di sempre, che l’hanno seguita anche quando è caduta in disgrazia. Sanson ha una forza erculea e fa l’autista di professione, Hanson è un geniale inventore e meccanico. Il trio funge inizialmente da nemico, ma poi finisce nel Nautilus con i protagonisti e si allea con loro. È la vera forza comica della serie, in grado di aiutare ma anche di stemperare la cupezza e la serietà del clima di fondo. 

nemo

Il Nautilus è un mix tra la corazzata spaziale Yamato e l’astronave Arcadia di capitan Harlock, a cui il capitano Nemo a sua volta è evidentemente ispirato nelle fattezze. L’interno sembra uscito da 2001 Odissea nello spazio, ma ha anche molti elementi che richiamano l’estetica steampunk. Il nome dell’aeroplano di Jean all’inizio è Étoile de la Seine, riferimento al manga e all’anime Stella della Senna, ricordata poi anche dalla mascherina indossata da Electra, primo ufficiale del Nautilus, quando viene introdotta nella storia.

Oltre a grandi e piccole citazioni disseminate ovunque, lo studio Gainax cita se stesso creando una sorta di universo condiviso. Per cui, in Nadia troviamo omaggi a Gunbuster, mentre nella serie successiva Evangelion (grazie alla quale Anno uscirà dalla depressione ed entrerà nella leggenda) troviamo rimandi a Nadia. I macchinari giganteschi, Adam il primo uomo, l’occhio onniveggente, l’albero della vita, le citazioni bibliche e cabalistiche, perfino alcune inquadrature, sono solo alcuni degli elementi comuni a entrambe le serie. 

Così come i personaggi: Shinji Ikari, protagonista di Evangelion, è modellato graficamente sulle fattezze di Nadia, come ammesso dallo stesso character designer Sadamoto. Perfino i dispositivi di interfaccia neurale che ha in testa quando pilota l’Eva sembrano richiamare i fermagli della ragazza. Misato Katsuragi è un mix caratteriale di Electra e Grandis, mentre Gendo, il padre di Shinji, è la versione senza cuore di Nemo. 

In Nadia – Il mistero della pietra azzurra la morte, inoltre, gioca un ruolo fondamentale in tutto il racconto, ed è esplicitata con parole e immagini. Per fare solo un esempio, l’epico e straziante funerale di uno dei componenti dell’equipaggio del Nautilus, nell’episodio 16, è di una potenza evocativa che raramente troviamo in opere d’animazione di questo tipo.

Questa impalcatura poderosa di eventi e personaggi era però molto dispendiosa da sviluppare e a un certo punto lo studio si ritrovò a corto di budget, con Anno in pieno esaurimento. Nonostante ciò la NHK spinse per arrivare a 39 episodi, dato il grande successo che la serie stava ricevendo (forse è bene spiegare che in Giappone, prima dell’avvento delle piattaforme di streaming, era molto comune che le serie animate di un certo livello e su cui si investiva un grosso budget avessero un numero di episodi pari a 13 o un suo multiplo. Questo perché l’animazione televisiva è programmata a cadenza settimanale in “cicli” di tre mesi, dunque 13 settimane circa).

Dunque si decise di affidare una parte degli episodi, dal 23 al 34, a uno studio coreano, e la regia passò nelle mani di Shinji Higuchi. Il risultato fu un riempitivo perlopiù scollegato dalla trama principale, ispirato a L’isola misteriosa di Verne ma gestito molto male e odiato da tutti i fan della serie. L’animazione è mal realizzata e il design scadente in almeno otto episodi su dodici, molte sequenze sono riciclate da puntate precedenti o reiterate all’interno dello stesso episodio, il 34° è addirittura composto solo da brani musicali e spezzoni già visti. Il carattere dei personaggi cambia, Nadia diventa davvero insopportabile e addirittura si innamora di un giovane africano di nome Hamahama, scordandosi del tutto di Jean. La trama procede a rilento ed è piena di gag inutili, se si esclude l’episodio 31 in cui il livello torna ottimo. 

Tralasciando quindi il cosiddetto “ciclo delle isole”, Il mistero della pietra azzurra si sviluppa portando avanti un discorso basato su dualismi. Quello fondamentale è rappresentato da Jean e Nadia, ovvero la scienza opposta alla natura. Lo scontro è dichiarato, Nadia è una convinta vegetariana, disprezza chiunque uccida un altro essere vivente e vorrebbe vivere solo a contatto con la natura, ritenendo che quest’ultima sia molto superiore alla scienza. Jean è un positivista, ripone tutte le sue speranze nell’uomo e nelle sue capacità ed è incantato dai progressi della tecnologia. I due litigano spesso sull’argomento, che fa uscire fuori i lati peggiori del carattere di Nadia (che è sì affascinante ma anche irascibile, testarda e lunatica). 

Anche il dualismo uomo/donna è fondamentale, ed è spesso oggetto di discussioni tra ragazze, visto che Nadia e Grandis spesso si confidano l’una con l’altra, con la prima che non capisce i sentimenti di Jean e la seconda che tenta di spiegarle cosa significhi amare. Ne parlano anche i ragazzi, ma alle richieste di aiuto di Jean, che non sa come fare per conquistare Nadia, Sanson e Hanson riducono il tutto a un semplicistico “è impossibile capire le donne”. In realtà il discorso è affrontato in maniera complessa anche da Electra, innamorata del capitano Nemo ma del tutto devota alla causa (cioè l’annientamento di Neo-Atlantide) e nella puntata finale dalla madre di Nadia, apparsa per dare coraggio alla figlia, che deve sacrificare Nemo, ovvero suo padre, per salvare Jean, perché “è così che amiamo noi donne”. 

Il dualismo bambino/adulto torna spesso quando si affronta il tema della responsabilità e della crescita. In fondo tutta la storia non è altro che un romanzo di formazione calato in un contesto fantascientifico, mentre quello forza/intelligenza è appannaggio di Sanson e Hanson. Infine quello più ambizioso, il dualismo dio/uomo, riguarda lo scontro tra Gargoyle, che si considera una divinità direttamente discendente dagli atlantidi e Nemo, che invece, pur essendo davvero un atlantide, si batte per l’umanità, perché, come afferma in una delle scene finali più emozionanti “cosa avrebbero potuto fare Nadia e altri due extraterrestri? Questo pianeta appartiene agli esseri umani ora”. 

Forse è proprio l’umanità il tema portante dell’opera, intesa sia come razza umana sia come caratteristica propria dell’essere umano. 

Gargoyle mistero pietra azzurra

Il glaciale Gargoyle (“Argo” nel primo adattamento) è senza dubbio uno dei pilastri della serie, personaggio curato nei minimi dettagli e destinato a rimanere a lungo impresso nella mente degli spettatori. L’organizzazione da lui creata e presieduta, Neo-Atlantide, è una sorta di impero massonico che controlla l’economia mondiale e di cui fanno parte imprenditori, militari e pezzi grossi di vario tipo. Lo scopo è “riportare l’umanità sulla retta via”, dopo la distruzione di Atlantide avvenuta 12.000 anni prima. La musica solenne che parte ogni volta che viene inquadrato, il rombo sordo e spaventoso che fuoriesce dalla sua nave volante, l’estetica simbolica fortissima e inconfondibile (l’occhio onniveggente, la maschera con il cappuccio, la posa statuaria), il carattere impassibile e spietato, sono tutti elementi che fanno di lui uno dei migliori antagonisti raccontati dall’animazione nipponica.

L’edizione nostrana di Nadia – Il mistero della pietra azzurra, datata 1991, fu messa alla prova dalla mannaia della censura, che scorciò molti episodi eliminando scene in cui la protagonista (o altro personaggio femminile) compare in abiti succinti o lascia intravedere un seno, oltre a rimuovere del tutto l’episodio 34, quello musicale.

Nel 2003 Yamato Video ha realizzato una nuova versione della serie, completa di tutti i 39 episodi privi di censura, intitolandola Nadia – Il mistero della pietra azzurra e dotandola di un nuovo doppiaggio (con le voci di Jean e Sanson rimaste invariate) e una nuova traduzione, che ha ripristinato tutti i nomi originali.

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