“Sol Levante”, l’anime in 4K di Netflix

sol levante netflix anime

Sebbene nell’industria degli anime prevalga tuttora l’animazione fatta con metodi tradizionali, è innegabile che le nuove tecniche 3D e di computer grafica consentano agli autori sperimentazioni mai viste prima. È il caso per esempio di Sol Levante, un cortometraggio reso disponibile su Netflix il 2 aprile scorso e diretto da Akira Saitoh, che lo ha realizzato con un’animazione in 4K, cioè con tavole e storyboard analogici originali quattro volte più grandi di quelli classici. Il corto è stato realizzato in collaborazione con I.G. Production, già nota per l’adattamento anime di Ghost in the Shell e per la sequenza animata di Kill Bill.

La trama non è molto chiara: la protagonista, una giovane guerriera vagamente simile a un ninja, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di un luogo sacro che si dice sia in grado di esaudire i desideri. Lungo la strada, tuttavia, la ragazza deve affrontare a colpi di magia i guardiani del santuario, tra alberi stregati, mostri marini e draghi fatti di lava. Se scenari e character design sono disegnati con estrema cura fin nei minimi dettagli, narrativamente Sol Levante è scialbo.

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Ma in fondo il vero punto di interesse di questo corto va al di là della storia e sta nell’esperienza visiva avvolgente e affascinante che offre. Il 4K è una tecnica che richiede un grande impegno ai disegnatori e può comportare tempi di lavorazione considerevoli: basti pensare che Sol Levante ha richiesto 2 anni di lavoro, quando normalmente questo è il tempo richiesto per una serie di 12 episodi. Ciò ha portato anche ad alcune polemiche: prima ancora dell’uscita del corto, i membri dello staff che si sono occupati dei disegni si sono lamentati delle paghe troppo basse in rapporto alla quantità di lavoro svolto.

Il 4K comporta però diverse innovazioni sul piano tecnico: tramite la grafica computerizzata HDRI, le immagini sono molto più dettagliate, tanto che spesso occorre fare lo zoom per notare determinati elementi, e vi è una gamma di colori più ampia. I disegni sono stati fatti a mano, ma su tablet anziché su carta, come mostra un video sul dietro le quinte della realizzazione del corto.

Gli animatori hanno dovuto lavorare a lungo sui più piccoli dettagli, quali lo spessore delle linee dei capelli della protagonista o la tonalità del colore della sua pelle. Hanno dovuto persino porsi un limite sui particolari da inserire per non sprecare tempo ed energie su quelli superflui, che variano a seconda di quanto spazio è occupato dal personaggio nell’immagine e quanto dall’ambiente circostante. Inoltre, in alcune scene, il colorista ha amplificato considerevolmente la luminosità dei colori per mettere maggiormente in risalto fenomeni particolari, quali i lampi o l’eruzione vulcanica che avviene poco prima della fine.

In un’intervista al Netflix Tech Blog, la regista Akira Saitoh ha spiegato che «la grafica computerizzata in 4K è come ottenere delle ali e un motore per vedere in un nuovo orizzonte l’alba di una nuova era. Noi continuiamo a metterci alla prova e ad essere innovativi per il futuro». Questo progetto ha comportato molte sfide e sacrifici, ma la Saitoh è dell’idea che l’animazione in 4K sia l’unico modo per consentire a Netflix di continuare ad essere dei capofila nella creazione di contenuti.

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L’opera di Saitoh non è di quelle che lasciano un segno nell’animo dello spettatore: è come un fuoco d’artificio che dopo uno scoppio spettacolare sparisce senza lasciare traccia, nel buio della notte. Tuttavia, questo esercizio tecnico potrebbe essere solo il primo stadio evolutivo di un modo di fare animazione che deve ancora svelare il suo vero potenziale. In questo senso Sol Levante potrebbe rappresentare un punto di partenza verso qualcosa di più grande.

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