Libere di essere felici: “La tettonica delle placche” di Margaux Motin

Intorno al 2010 alcuni blog hanno innescato una piccola grande rivoluzione nella bande dessinée. Autrici come Pénélope Bagieu, Diglee e Leslie Plée (ma la lista è molto più lunga) hanno preso a illustrare la loro vita quotidiana, le loro passioni e i loro problemi – un po’ come negli anni Novanta Helen Fielding aveva fatto con la rubrica Bridget Jones’s Diary su The Indipendent. Il risultato è stato il fiorire di personaggi femminili romantici ma anche ironici, tosti e realistici, e la nascita di un filone etichettato, spesso in modo poco benevolo, BD girly.

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tettonica placche

Margaux Motin appartiene a questo gruppo storico di “blogueuses”, e La tettonica delle placche (pubblicato in Italia da Bao Publishing) è un esempio maturo e rappresentativo di BD girly.

Motin mette in scena sé stessa in un racconto fatto di brevi monologhi e gag che hanno come filo conduttore la “nobile” ricerca della felicità in una quotidianità fatta di problemi e seccature. La Margaux disegnata è buffa ma anche affascinante, coraggiosa oppure fragile. È una giovane donna che cerca l’amore e incappa in delusioni epocali. È una madre single che concilia con moltissima fatica le responsabilità con la voglia di divertirsi. È una professionista che deve lavorare nonostante i terremoti della sua vita privata.

Niente di più e niente di meno che la storia di tante altre donne, disegnata con una linea leggera che non è mai troppo severa con la protagonista – forse perché, come le lettrici che in lei si identificano, dovrebbe imparare a volersi bene. La Margaux disegnata adora fare shopping e, quando può, si concede una mattinata intera di beauty routine. Ama sua figlia anche se non aspira a immolarsi per lei. Si abbandona all’amore, ma se qualcuno le spezza il cuore reagisce in modo poco dignitoso. È superficiale, egoista, immatura?

In un’intervista, Pénélope Bagieu ha rimarcato come per lei la BD girly sia sempre, profondamente femminista: in un mondo in cui l’autobiografia al femminile continua a essere considerata come roba leggera per lettrici frivole, disegnare una storia autobiografica, se sei un’illustratrice, è sempre, in qualche modo, un gesto femminista.

tettonica delle placche

Motin si colloca un po’ dentro e un po’ fuori questa prospettiva: La tettonica delle placche è un racconto dove ci sono molte istanze femministe, ma non sono formulate come tali, anzi in un certo senso non sono affatto rivendicate, sono semplicemente date per assunte. L’autrice chiarisce bene la sua posizione in un’intervista in cui le viene chiesto se il suo lavoro può definirsi femminista:

«Non lo so, non mi pongo la questione in questi termini. Sono solo me stessa, il più fedele possibile a quello che sono davvero, senza inganni; questo può infastidire, ma non è una rivendicazione. Non posso pretendere di essere femminista, non ne so abbastanza. È ben più complesso di quello che sembra, il femminismo. E io non ho approfondito. Sono solo una ragazza che ama essere quello che vuole senza dover combattere con il resto dell’universo.»

Essere quello che si vuole, senza dover combattere con il resto dell’universo è, o dovrebbe essere, proprio il fine ultimo del femminismo. Sembrerà un’utopia, eppure ne La tettonica delle placche di Margaux Motin diventa realtà.

La tettonica delle placche
di Margaux Motin
traduzione di Francesco Savino
Bao Publishing, marzo 2020
cartonato, 256 pp., colore
22,00 €

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