50 anni fa, il primo fumetto dell’Uomo Ragno in Italia

Per i lettori di fumetto italiani la presenza in edicola di Spider-Man è oggi qualcosa di scontato, come Topolino il mercoledì e Tex e Dylan Dog ogni mese. Eppure c’era un tempo in cui l’Arrampicamuri era completamente ignoto da noi: per tutti gli anni Sessanta, mentre oltreoceano la Marvel diventava un fenomeno di costume, le edizioni italiane dei suoi fumetti latitavano. Questo fino al 30 aprile 1970, esattamente 50 anni fa, quando nelle edicole comparve il primo numero de L’Uomo Ragno di Editoriale Corno, prima serie regolare italiana dedicata a un supereroe di Marvel Comics. Da allora la pubblicazione del personaggio è proseguita quasi senza interruzioni, nonostante qualche cambio di editore.

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Il primo numero de L’Uomo Ragno, 30 aprile 1970

I supereroi secondo Corno

Quello della casa editrice di Andrea Corno non fu un esperimento completamente inedito, perché qualche supereroe prima di allora si era già visto dalle nostre parti: linus aveva pubblicato un paio di storie dei Fantastici Quattro, ripresi poi brevemente da Big il settimanale giovane; si era visto qualcosa di case editrici minori, come il Marvelman inglese; soprattutto, da 16 anni, un certo Nembo Kid – ovvero Superman – si era imposto nella cultura popolare, da quando Mondadori aveva inaugurato gli Albi del Falco, in cui il personaggio compariva a fianco di Batman e altri eroi di DC Comics.

Le testate della Corno furono però qualcosa di diverso, che fece scuola in Italia sul modo di trattare i fumetti di supereroi, dimostrando in particolare di rispettare più di altri concorrenti il materiale originale. Ad esempio, l’editore non adattò i contenuti ai formati più in voga in quel momento – gli Albi del Falco erano nel formato di Topolino e anche il successivo Superalbo Nembo Kid non aveva le stesse proporzioni di un albo americano – ma decise di pubblicarli in formato comic book.

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Lo stand di Editoriale Corno a Lucca Comics nel 1978

Corno inoltre pubblicò gli episodi in ordine cronologico – o almeno con criterio e non pescando a piacere dal catalogo – e cercò di mantenere i nomi originali (Hulk e non Carcassa, X-Men e non Uomini X) o al limite di adattarli il meno possibile, con calchi e traduzioni letterali (Uomo Ragno, Dottor Destino, Fantastici Quattro). Solo Daredevil divenne Devil, da una parte per conservare nel nome il legame con il diavolo, dall’altra per pietà dei lettori che male avrebbero sopportato un eroe chiamato Scavezzacollo.

Fu anche data importanza agli autori, mantenendo i crediti delle storie e valorizzandoli per quanto possibile. Quando la pubblicazione dei Fantastici Quattro arrivò al momento in cui Jack Kirby – il co-creatore di molti personaggi come Hulk, Thor e lo stesso quartetto – aveva lasciato la Marvel per passare alla DC, ad esempio, un editoriale spiegò ai fan perché il numero che avevano tra le mani fosse disegnato da un altro autore. Al tempo stesso, fu annunciato che Kirby sarebbe presto tornato su una testata tutta sua, ovvero Kamandi, che avrebbe pubblicato in appendice anche la saga del Quarto Mondo.

Sembrano tutte cose scontate in questi giorni in cui filologia e completismo condizionano i programmi editoriali, ma allora non lo erano. Era un’epoca in cui molte volte non venivano indicati i crediti delle storie – sia italiane che in traduzione – e in cui la cura editoriale spesso latitava: basti guardare ancora a quello che faceva Mondadori, che cambiò più volte i nomi e i colori dei costumi dei supereroi, pubblicandone le storie alla rinfusa e infilando nella collana anche qualche apocrifo realizzato in Italia.

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A destra la copertina di Superalbo Nembo Kid (Mondadori), a confronto con l’albo da cui è tratta, Detective Comics 275

I lettori della Corno, invece, erano maggiormente guidati all’interno del mondo Marvel, introdotti passo passo nell’intricata ragnatela di collegamenti incrociati intessuta da Stan Lee, meno complessa di quella attuale ma già ricca di collegamenti tra le varie testate. Non c’erano ancora gli editoriali di Marco Marcello Lupoi o Max Brighel a fare il punto sulla continuity, ma già il fatto che le storie fossero più o meno in ordine e che il tutto avesse coerenza era un enorme passo avanti.

Fumetti d’avventura, fumetti neri e supereroi: breve storia della Corno

L’Editoriale Corno era nata nel 1960 con il nome di Serpente Volante, pubblicando due riviste effimere (Viva! e L’Ardimentoso) che avevano ristampato classici americani come Flash Gordon, Prince Valiant e Brick Bradford. Insieme a Corno c’era Luciano Secchi, giovane scrittore di fumetti western e di avventura per diversi autori, tra cui Paolo Piffarerio

La svolta era avvenuta nel 1964 quando Secchi – firmandosi Max Bunker – e Roberto Raviola (alias Magnus) si erano gettati nel filone del “fumetto nero” sulla scia di Diabolik: erano nati così Kriminal e Satanik, i primi due grandi successi dell’editore. Nel 1967 era poi arrivata Eureka, rivista diretta da Secchi che faceva concorrenza a linus, e nel 1969 Alan Ford, sempre di Magnus & Bunker.

Come in tutti gli altri progetti, anche nella pubblicazione della Marvel ci fu lo zampino di Secchi. Secondo la sua versione, tutto ebbe inizio quando in Versilia trovò in edicola dei comic book di Spider-Man; secondo Corno, invece, fu un rappresentante di fumetti americani a mostrarne in redazione i fumetti.

Come ti adatto il Ragno

Quasi sicuramente, però, si deve allo sceneggiatore la scelta di tradurre il nome del personaggio per differenziarlo da un altro Spiderman che era stato in edicola tra il 1967 e il 1968: si trattava di una serie britannica, The Spider, con protagonista un ladro supertecnologico, pubblicata in madrepatria da Fleetway e importata da Bianconi in formato pocket per cavalcare la moda dei “fumetti neri”. Alla serie avevano lavorato anche autori italiani come Giorgio Trevisan e il copertinista Emilio Uberti e alcune storie erano state scritte da Jerry Siegel, il creatore di Superman. Per i più curiosi esiste un’antologia in inglese di qualche anno fa.

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Il terzo numero di Spiderman – L’uomo ragno della casa editrice Bianconi

Il primo numero dell’Uomo Ragno mostrò già quell’approccio “ordinato” di cui abbiamo parlato e presentò le tre storie di esordio del supereroe, tutte di Stan Lee e Steve Ditko, i due creatori del personaggio: quella di Amazing Fantasy 15, con la presentazione di Peter Parker, il morso del ragno, la morte di Zio Ben e «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità», e le due di The Amazing Spider-Man 1, che introdussero i Fantastici Quattro – per noi, mentre per gli americani avevano fatto da guest star per il lancio dell’Arrampicamuri – e il Camaleonte. In allegato all’albo, un ormai rarissimo poster. 

In appendice all’albo italiano trovò spazio il Dottor Strange, «il supermago». Super, ovviamente, per far capire che non si trattava di un clone di Mandrake ma di un altro supereroe. Il personaggio fu scelto forse per il suo collegamento stretto con Spider-Man, essendo stati entrambi co-creati da Ditko e avendo un crossover in programma nel numero 7, che avrebbe pubblicato il secondo annual di Amazing Spider-Man. Le storie, però, non furono quelle d’esordio su Strange Tales 111 (1963) ma una ri-narrazione delle origini ad opera di Roy Thomas e Dan Adkins risalente al 1968.

Anche la copertina del primo numero fu poco canonica. Invece della scelta più scontata – ovvero l’illustrazione di Jack Kirby per Amazing Fantasy 15, che sarebbe stata utilizzata solo nel numero 18 – o di una qualsiasi cover disegnata da Ditko, il grafico dell’Editoriale Corno optò per una vignetta di John Romita Sr. da The Amazing Spider-Man 48 del 1967.

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“Forse inizio a stare meglio! A meno che non sia solo stordito dal raffreddore!”. La vignetta di John Romita Sr. da The Amazing Spider-Man 48 del 1967, usata per la cover de L’Uomo Ragno 1

Così una delle copertine più importanti della storia del fumetto in Italia presentò un’immagine qualsiasi di una storia poco rilevante e, diciamocelo, poco epica. I pallini intorno alla testa dell’Uomo Ragno, infatti, non erano un alone di eroismo ma la rappresentazione del suo malessere dovuto a una semplice influenza.

L’“era Corno” della Marvel

A L’Uomo Ragno seguirono nel giro di breve tempo L’incredibile Devil e poi I Fantastici Quattro, Capitan America, Il mitico Thor. Come la capofila, ogni testata pubblicava le storie del personaggio di copertina e comprimari fissi in appendice, per rispondere al bisogno dei lettori italiani di fruire albi più corposi delle canoniche 24 pagine americane. Anche questo si era già visto in Mondadori, ma ancora una volta la Corno portò ordine e regolarità: chiuso il ciclo del Dottor Strange, Spider-Man fu accompagnato da Ant-Man/Giant-Man, mentre Devil ebbe come compagni di viaggio prima Silver Surfer e poi Iron Man.

In soli tre anni anni i fumetti di Marvel Comics si imposero tra le letture preferite dei ragazzi italiani, tanto che Corno poté creare addirittura una serie antologica, Gli albi dei super-eroi, che non si fondava sul successo di un singolo personaggio ma presentava le migliori storie di quelli minori, dai Difensori a Warlock, da Ka-Zar agli anti-eroi horror. Questi ultimi divennero poi protagonisti di una rivista ad hoc, Il Corriere della Paura (1974), che pubblicava le storie in bianco e nero dei magazine americani.

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Recidivi: anche L’Uomo Ragno Gigante 1 usò un disegno di repertorio.

Il suo maggiore formato, 21×27,5 cm, fu ripreso per varie serie di albi “giganti”, a partire da L’Uomo Ragno Gigante (1976), che ristampò le prime storie del personaggio in ordine cronologico. Fu la prima collana dedicata a un unico supereroe, senza nulla in appendice, e rimase a lungo un unicum nel panorama italiano, affermandosi come uno dei grandi amori dei lettori dell’epoca. Basti pensare al formato scelto da Leo Ortolani per la ristampa integrale Rat-Man Gigante, che ne riprende addirittura la grafica vintage, oppure a Marco Marcello Lupoi – direttore editoriale di Panini Comics, la casa editrice che oggi pubblica i fumetti Marvel in Italia – che cita spesso L’Uomo Ragno Gigante tra le letture che l’hanno fatto innamorare della Marvel e che ne ha ripreso lo spirito anni dopo con la ristampa L’Uomo Ragno Classic.

Addii ed eredità

A metà degli anni Settanta, insomma, i fumetti della Casa delle Idee erano uno dei pilastri su cui si reggeva l’Editoriale Corno, ma all’inizio del decennio successivo finì tutto di colpo. Problemi finanziari e attriti personali separarono Corno e Secchi, che nel 1983 aprì Max Bunker Press per pubblicare Alan Ford e gli altri suoi personaggi. Intanto nel 1981 L’Uomo Ragno aveva chiuso, rimpiazzato dall’effimero Il settimanale de L’Uomo Ragno (durato meno di un anno) e poi da una seconda testata mensile intitolata ancora come la prima.

Il pubblico, però, non sembrava più interessato. Anche L’Uomo Ragno Corno “seconda serie” durò poco, fino al febbraio del 1984. La corsa degli albi Marvel Corno terminò proprio con il cinquantottesimo numero della testata dedicata al personaggio che ne aveva sancito l’inizio.

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L’Uomo Ragno 58, ultimo numero pubblicato dalla Corno

Dopo un breve passaggio a un editore di Todi, Labor Comics, fu Star Comics di Perugia, nel 1987, a riprendere la pubblicazione dell’Uomo Ragno – e a ruota di altri personaggi Marvel – da dove l’aveva lasciato la Corno. Grazie alla squadra di esperti messa insieme da Sergio Cavallerin e Giovanni Bovini, l’eredità della Corno fu raccolta e fatta rifiorire, con un approccio e una cura che negli anni successivi sono stati raccolti da Marvel Italia prima e da Panini Comics poi.

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