Rivoluzionare il manga attraverso la fantascienza: “Verso la Terra” di Keiko Takemiya

«Non amo mantenere lo stato delle cose, ma accetto sempre la sfida di tentare qualcosa di nuovo e diverso». Se il senso del lavoro di Keiko Takemiya può essere riassunto in questa frase, Verso la Terra, pubblicato nel 1977-80 (e tradotto in Italia da J-Pop) è stata una delle sfide che l’autrice ha vinto.

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L’opera ha ottenuto i premi Seiun e Shogakukan Manga Award e ha avuto due trasposizioni anime (nel 1980 e nel 2007). Ma soprattutto, è con questa serie che Takemiya – fondatrice del collettivo di autrici che ha rivoluzionato il fumetto per ragazze, il Gruppo dell’anno 24, e pioniera del genere yaoi (o Boy’s Love) con Il poema del vento e degli alberiha raggiunto il pubblico dei ragazzi pur tradendo i canoni tradizionali del manga shonen.

Verso la Terra è una serie ambientata in un futuro imprecisato e apocalittico, in cui il nostro pianeta è stato quasi del tutto annientato da inquinamento e sfruttamento. L’umanità si è autoesiliata e si è volontariamente assoggettata al Superior Dominant, una rete di computer che ha l’obiettivo di rimuovere dagli esseri umani ricordi e legami affettivi, in modo da renderli obbedienti e innocui per l’ecosistema terrestre che si sta rigenerando. Grazie a una dura selezione, che comincia durante l’adolescenza con “l’esame di maturità”, solo i migliori potranno effettivamente tornare sulla Terra. In un sistema che punta a cancellare ogni traccia di umanità, non trovano posto, e anzi sono eliminati senza pietà, tutti coloro che mostrano spiccate capacità telepatiche, i MU.

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A 14 anni Jomy Marcus Shin scopre di appartenere a questa minoranza e diventa l’erede di Soldier Blue, il leader dei MU che sogna di portare i suoi sulla Terra. Il suo antagonista è Keith Anyan, studente modello destinato a diventare membro dell’èlite, pieno di dubbi sulla ragion d’essere del sistema ma sempre in prima linea quando si tratta di difenderlo. Attorno a questa triangolazione di eroi trovano posto numerosi altri personaggi, tra cui la profetessa MU Physis.

L’universo fantascientifico immaginato disegnato da Takemiya è fatto di basi spaziali artificiali, colonie abbandonate e astronavi che, come in Star Trek, si muovono a velocità di curvatura. Eppure l’azione, che scorre lenta per esplodere violentemente solo nel finale, è tutta mentale perché mentale è il potere che Jomy eredita da Soldier Blue, e mentale è la forza di volontà con cui Keith Anyan porta avanti le sue scelte, buone o cattive che siano.

È possibile che, in questa fantascienza quasi del tutto priva di vere e proprie battaglie stellari, l’autrice si sia ispirata ad alcuni romanzi – Slan di A.E. Van Vogt, il cui protagonista è un telepate di nome Jommy, il Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov, in cui uno dei personaggi centrali è un esper dall’aspetto deforme, il Mulo, o a Dune di Frank Herbert, dove un ampio ruolo nella storia lo rivestono i poteri mentali della sorellanza Bene Gesserit. Sono inoltre presenti tematiche tipiche della science-fiction: la Terra in pericolo, le macchine che controllano l’uomo, la diversità (che qui assume anche tratti di disabilità) vista come alieno da distruggere.

Eppure l’impressione è che Verso la Terra, più che innestarsi nel genere fantascientifico, risponda all’ispirazione personale di Takemiya di «tentare qualcosa di nuovo e diverso» anche nel manga per ragazzi. Ecco perché, come si legge nella postfazione dell’autrice, la serie è di fatto «un’opera bizzarra, che non è né uno shojo, né uno shonen manga».

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I tre protagonisti più che pronti all’azione sono inclini alla speculazione, allo struggimento, al dubbio. Intrecciano con compagni e avversari rapporti complessi e a tratti ambigui. E, nonostante stia a loro prendere decisioni e determinare gli eventi, sono in qualche modo condizionati dalla figura femminile più fragile e meno volitiva tra tutte, Physis. In poche parole, sono portatori di un’idea di eroe che non coincide con quella volitiva e granitica tipica degli shonen.

Verso la Terra è una serie rivoluzionaria, che va affrontata con il giusto impegno. Chi la legge, a distanza di quarant’anni dal suo debutto, deve fare i conti con la lentezza del racconto e con un intreccio che, per dare spazio al ripiegamento sull’interiorità dei personaggi, appare a tratti ripetitivo. Ma una volta conclusa la lettura, non potrà non riconoscere il peso di questo classico del manga e la grandezza di una mangaka che ha contribuito a decostruire gli stereotipi di genere, impresa che ancora oggi è tutt’altro che conclusa.

Verso la Terra
di Keiko Takemiya
traduzione di Marco Franca
J-Pop, novembre 2019
3 voll. bross. con cofanetto – 990 pp., b/n
30,00 €

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