“Beastars”, le crudeli leggi dell’adolescenza

Qual’è il segreto di un’opera in grado di raccogliere un plauso pressoché unanime nonostante di primo acchito si ponga come una sorta di Zootropolis con in più una grossa dose di sentimentalismo da soap-opera e un tratto non certo da virtuosi della matita?

beastars manga

A dispetto delle apparenze Beastars (in Italia per Panini Comics) non è un sorta di Élite\Dawson’s Creek tra furry. Certo, ci sono una scuola prestigiosa, un omicidio e parecchio classismo, ma anche battibecchi e dichiarazioni alla Non per soldi… ma per amore. C’è una tensione costante e reale nelle sue pagine, una sorta di ferocia pronta a emergere da un momento all’altro, rafforzata da una carnalità non sempre così piacevole. L’autrice Paru Itagaki evita con abilità luoghi comuni e banalità, rifuggendoli sulle pagine dei suoi fumetti come nella vita di tutti i giorni. Basti vedere come ha gestito fino a poco tempo fa la sua figura pubblica.

Ci sono figli d’arte che fanno di tutto per sventolare ai quattro venti cognomi impegnativi come garanzia di un presunto talento e altri più concentrati sul nascondere a ogni costo le proprie nobili parentele. Il padre di Paru Itagaki è un ex-militare delle forze speciali nipponiche, impallinato di arti marziali, aspirante boxeur professionista, capace di vendere decine di milioni di copie con Baki the Grappler. Un manga decisamente sopra le righe incentrato su incontri di pugilato clandestino dove a farla da padrone sono violenza e corpi alla Tom of Finland. Lei invece è così riservata e timida da indossare – letteralmente – una maschera da pollo in ogni occasione pubblica. In questo caso si capisce come prendere le distanze da un genitore così ingombrante potrebbe essere una scelta che in molti condividerebbero.

A leggerla così pare quasi di essere dalle parti di una commedia, tanto i personaggi vestono alla perfezione i ruoli che tante volte abbiamo incontrato nelle nostre letture. Poi però succede che Beastars esordisce su Weekly Shōnen Champion – la stessa rivista dove papà Keisuke Itagaki serializza Baki the Grappler dal 1991 – e a soli ventitré anni Paru Itagaki si ritrova a essere la firma di una delle serie più apprezzate di tutto il Giappone.

Nel corso di un paio di anni sono arrivati i trionfi come miglior nuovo autore al Premio culturale Osamu Tezuka e al Japan Media Arts Festival Awards, il premio Kodansha per la miglior serie shonen e il Manga Taishō come miglior nuova serie raccolta in volume, oltre agli apprezzamenti dei lettori. Il titolo inoltre è stato venduto in tutto il mondo ed è arrivata l’irrinunciabile serie animata su Netflix.

Le tavole della Itagaki non sono certo quello che ci si aspetterebbe. Le figure sono spesso legnose, i tratteggi duri e gli sfondi appena abbozzati. Con il passare dei numeri – e l’aumentare degli assistenti, si presume – si avverte una naturale evoluzione, ma lo stile così peculiare di Beastars non viene di certo addolcito al punto di perderne del tutto i tratti più distintivi. 

A dispetto di tutte le previsioni – sviate anche dalla scelta di rendere le copertine dei tankobon le più simili possibile a cover di lifestyle magazine per adolescenti – il riferimento più immediato che si potrebbe fare è quello con un altro fenomeno tutto nipponico: L’attacco dei giganti. Anche in quel caso il tratto greve e brutale andava in totale controtendenza rispetto a quanto si trova solitamente in cima alle classifiche di vendita. 

Il manga di Hajime Isayama raccontava di un mondo privo di speranza, dove la morte era quasi per forza di cose ferale e dove si doveva combattere ogni giorno per avere la speranza di sopravvivere. Aspettarsi un tratto levigato e preciso da un presupposto simile sarebbe stato un totale fraintendimento delle intenzioni dell’autore.

Seppur in maniera più contenuta anche in Beastars le cose funzionano alla stessa maniera. Il protagonista è un enorme lupo grigio, e il primo episodio si apre con un omicidio. A differenza di ogni altro serial studentesco dove lo scorrere degli eventi prende il via dalla morte di un personaggio, qui la motivazione del delitto è da subito chiara ed esplicita: chi ha ucciso lo ha fatto per mangiarsi la vittima. Non per invidia, né per amore, vendetta o quant’altro, ma solo per rispondere a un istinto primordiale.

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Nel corso degli episodi vedremo come nel complesso mondo di Beastars esistono una serie di forzature e aiuti farmaceutici atti a mantenere i carnivori sotto controllo, eppure è chiaro come certi comportamenti atavici non possano essere mai del tutto eliminati. I personaggi possono anche vestirsi e comportarsi come persone, ma restano pur sempre animali con una fisicità inconfondibile.

L’unico aspetto grafico su cui Itagaki pare davvero spendersi è infatti la resa delle anatomie e dei musi. Quando un personaggio deve essere bello l’autrice ne cura in maniera particolare il fisico muscoloso o i lineamenti. Così, nonostante tutte le brutture grafiche di cui parlavamo prima, un giovane labrador ci risulta subito il compagno di giochi fedele e allegro che ci si aspetterebbe. Alla stessa maniera un cervo ha davvero il portamento regale con cui ci sorprende quando lo incrociamo in natura.

Peccato che sia tutto il mondo attorno a loro ad avere confini e limiti poco definiti, sia nella narrazione che nel disegno. L’Accademia Cherrydom, dove è ambientata la vicenda, si fa vanto della convivenza pacifica in cui animali di differenti specie riescono a portare a termine il loro percorso di studi. Eppure a ogni minima occasione – e ce ne sono parecchie – ci si ritrova a urlarsi in faccia le differenze sociali, in spregio a ogni buon proposito di eguaglianza.

Per esempio, Legoshi è spesso osteggiato per la sua specie e la sua stazza particolarmente minacciosa. Lui stesso vive diviso tra i suoi istinti primordiali – potrebbe essere in cima alla catena alimentare di tutta la scuola, senza troppi sforzi – e la tensione per la ricerca di un costante miglioramento delle sue capacità di autocontrollo.

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Un altro aspetto che rende esplicita la crudezza di fondo è che, in totale controtendenza a ogni forma di orgoglio minoritario sviluppato negli ultimi anni, tra le pagine i più forti sono indiscutibilmente… i più forti. L’unico motivo per cui non comandano, se non lo fanno, è che hanno deciso in maniera del tutto autonoma di non farlo. «Il pacifismo è stupendo, sì… ma ha ancora più significato quando a predicarlo sono i forti», proclama un insospettabile personaggio mentre si appresta a massacrare di botte un gruppo di aggressori.

Non c’è nessuna rivincita dei deboli, senso del gruppo o chissà quale altra favoletta metaforica. E non basta pensare di occupare una posizione di predominio per poterlo fare davvero, lo si deve dimostrare senza mezzi termini. Il super-carismatico Louis, un cervo rosso visto da tutti come il leader indiscusso degli studenti, diventerà capo della malavita carnivora solo perché i suoi sottoposti riusciranno a trarre vantaggio da questa bizzarra situazione. 

Quando l’ungulato si troverà in una situazione dove avrà davvero bisogno di manifestare la sua forza, non potrà fare a meno di offrirsi come vittima sacrificale, come è sempre stato. Lo stallone Yahya, chiaramente un erbivoro, riuscirà invece a prevalere sui predatori dimostrandosi ben più crudele e spietato di loro. 

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Nel mondo di Beastars si rimugina e si pensa un sacco, persi tra infiniti soliloqui e dubbi esistenziali, ma quando c’è da arrivare al dunque le cose si riconducono sempre alla carne e al sangue. Non c’è spazio per le chiacchiere, le questioni vanno risolte con gli artigli e le fauci, e alla stessa maniera il sesso non è una cosa da leggere tra le righe. Quando al loro primo incontro alla luce del giorno la coniglietta nana Haru fraintende le intenzioni di Legoshi non esita un istante a spogliarsi e a concedersi, slacciandogli languidamente i pantaloni come nel più banale dei film porno.

Al di là degli approcci buffi e oltremodo ossequiosi del lupo grigio – il classico cliché da manga dell’ingenuo che si ritrova giocoforza inguaiato in situazioni osé – il risultato della scena è sgradevole. La studentessa non deve neanche inginocchiarsi, basta la sua corporatura minuscola per essere nella giusta posizione. Anche se non è in vena – lo dice in maniera esplicita – la natura ha già scelto per lei.

Beastars ha dunque un’ossatura selvaggia e crudele, su cui la giovane autrice intelaia una serie di archi narrativi dai risultati piuttosto altalenanti. Spesso si viaggia davvero sopra le righe – il già citato percorso del cervo Louis nella malavita – altre volte si rischia davvero di finire in territori eccessivamente zuccherini e da melò. Gli esiti migliori d’altro canto li si raggiunge quando si rimane più attinenti al genere di partenza, limitandosi ai piccoli drammi tipici degli adolescenti.

Gli stessi meccanismi narrativi non risultano mai tarati alla perfezione, soprattutto quando ci si getta nell’introspezione più spinta. In quei casi ci si accorge davvero di essere in territorio che definire da teen-drama è il minimo. I sentimenti sono esagerati, resi con un gusto del dramma fuori luogo e spesso reiterato (soliti sfondi neri con un grosso punto luce sul protagonista, flashback, facili metafore visive). Come capita a tutti gli adolescenti del mondo, i personaggi non hanno le idee chiare su nulla e reiterano gli stessi errori o passano il tempo senza mai arrivare al dunque.

Si tratta di un aspetto che potrebbe risultare esasperante – o quantomeno fastidioso – per gli amanti di narrazioni più solide e dirette, ma in questo caso risulta un ingrediente necessario alla buona riuscita dell’insieme. Impossibile pensare a storie con personaggi simili se le loro reazioni fossero misurate e mature come quelle di uomini o donne di mezza età.

Concentrando l’attenzione sul melodramma adolescenziale risulta ancora più forte il contrasto con le sporadiche scene di lotta: secche, brutali e sorprendentemente ben realizzate. Ognuna si sviluppa su un numero minimo di pagine e riesce a far percepire ogni colpo assestato, restituendo agli scontri una lettura carnale e realistica. I personaggi si lacerano, sanguinano e per tutti i capitoli successivi si portano sul corpo le menomazioni frutto di ogni scontro.

Pensate a questo aspetto e calatelo in un mondo dove, come nel più tremendo dei Twilight, un grosso lupo si innamora di una piccola coniglietta soffrendo per la possibilità di poterle fare involontariamente del male. Allo stesso tempo una lupa stravede per lui ma, respinta una volta di troppo, finisce invece per invaghirsi di un cervo. Che a sua volta lascia intravedere segni di un interessamento per il povero Legoshi, a cui è legato da un’amicizia molto intensa.

Beastars pare fare di tutto per farsi detestare. Ci sono animali antropomorfi che fanno sesso, finendo a tratti sul limite di territori piuttosto imbarazzanti. Sentimenti esagerati, storie d’amore caricate al glucosio, personaggi che non sanno dove andare a sbattere la testa. L’adolescenza raccontata da un adolescente, con tutto quello che comporta. Ma ci sono anche archi narrativi totalmente sopra le righe, a dir poco fuori contesto in una serie che vorrebbe soprattutto parlare di un periodo delicatissimo per la crescita. 

In più violenza, combattimenti, classismo, una blanda satira della cultura nipponica, una rilettura – non per forza originale, ma molto sentita – della figura dell’outsider, un continuo guanto di sfida ai pregiudizi e, forse, molti più aspetti personali dell’autrice di quanto potremmo immaginare. Una lunga lista di elementi che pare impossibile far convivere nella stessa narrazione.

Eppure il risultato finale è una serie fresca, ricca di margini di miglioramento come di carica vitale. Paru Itagaki va contro ogni preconcetto e centra al primo tentativo un’opera memorabile, diversa da tutto il resto. Ora è al lavoro su Paruno Graffiti, la sua prima serie autobiografica, anche se Beastars sembrerebbe avere ancora molto da dire nonostante la conclusione programmata con il ventesimo volume.

Dal primo numero a oggi molte cose sono infatti cambiate nel modo di gestire il fluire degli eventi, guadagnando respiro e capacità di gestione del ritmo, e la maturazione come autrice di Igataki pare essere ancora tutta in divenire. Almeno tanto quanto il percorso interiore dei personaggi. Vedremo tra qualche tempo dove saranno arrivati.

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