“Come la gente normale” di Hartley Lin, diventare adulti e restare umani

di Valeria Righele

Come la gente normale è il graphic novel d’esordio di Hartley Lin (pubblicato in Italia da Edizioni BD), un volume che corona un percorso autoriale durato una decina di anni e sancisce il definitivo addio dell’autore al suo pseudonimo – Ethan Rilly – utilizzato per pubblicare fino a questo momento tutti i suoi lavori a fumetti.

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Pubblicato originariamente negli Stati Uniti a novembre 2018 da Adhouse Books con il titolo Young Frances, il libro è una raccolta di storie edite tra il 2009 e il 2017 sulle pagine della serie antologica di Lin Pope Hats, che hanno per protagonista Frances Scarland, una giovane assistente legale che svolge il praticantato presso un rinomato studio di avvocati di Toronto.

Gentile, disponibile ed efficiente, Frances svolge il suo lavoro senza dare troppo nell’occhio, sino a quando viene assegnata come assistente al singolare Marcel Castonguay, senior partner dello studio. Di fronte alla prospettiva di un importante avanzamento di carriera che comporterebbe un ulteriore carico di stress e di ore da trascorrere in ufficio, Frances si trova a riconsiderare la propria vita e le proprie priorità. «Nessuno nella storia ha mai voluto essere un grande assistente legale», ripete a se stessa, sconsolata.

Come la gente normale è una critica al mondo del lavoro contemporaneo, che vede nello stress, nella precarietà, nei “doppi standard”, e nella competizione le condizioni essenziali per (r)esistere, e relega la felicità e la soddisfazione dei lavoratori a qualcosa di accessorio, sacrificabile. Mettendo al centro della storia i dubbi e le insicurezze di una ragazza di vent’anni, l’autore sembra domandarsi quale prezzo comporti fare carriera e quali meccanismi possa innescare l’ambizione quando si è giovani e si vuol mettere la testa a posto per iniziare a dare una direzione alla propria vita.

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Nonostante sia piuttosto brava in quello che fa, Frances infatti si sente inadeguata a gestire le richieste estenuanti e talvolta bizzarre dei colleghi o del suo capo, e cerca disperatamente di trovare un equilibrio col lavoro che non richieda un passaggio obbligato all’esaurimento nervoso. Single, insoddisfatta della propria vita, e tormentata dall’insonnia, sperimenta la cosiddetta crisi dei venticinque anni; sente di non aver ancora trovato la propria posizione nel mondo ed invidia «quella cosa che tutti sembrano avere, che gli permette di immergersi nel mondo con grazia».

La sua unica confidente è la migliore amica e coinquilina Vicky Griffin, che fa di tutto per rassicurarla: «Alla fine si risolverà tutto, vedrai». Vicky è l’opposto di Frances, ma è anche il suo completamento ideale. Si fa scorrere tutto addosso: soldi, fidanzati, responsabilità; una ragazza che ama il teatro e nel caos delle sue giornate coltiva un grandissimo talento per la recitazione. È impulsiva al punto da accettare su due piedi un lavoro a Los Angeles, lasciando la protagonista sola coi suoi pensieri, pronta a implodere.

Lo spostamento di Vicky consente ad Hartley Lin di esplorare un’ulteriore tema: i rapporti di amicizia a distanza. Durante le loro frequenti telefonate, le due amiche scoprono il valore del loro rapporto (che per anni ha assunto la forma di una codipendenza) e possono essere più sincere l’una con l’altra di quanto fossero prima. Frances, in particolare, lascia cadere ogni inibizione dicendo finalmente a Vicky quello che ha sempre pensato sullo show televisivo per il quale è stata assunta: cioè che è una pagliacciata. Per la cronaca, si chiama Bad Prosecutor e ha per protagonista una procuratrice generale ipersessualizzata, che fa perdere la testa agli imputati e poi ci finisce a letto.

Vicky, dal canto suo, nel confortare per l’ennesima volta l’amica, sembra ammettere cose su di sé che prima non aveva mai detto a voce alta: «Non sei pazza, sei solo un’introversa. Sei il tipo di persona che non sente il bisogno di annunciare ai quattro venti qualsiasi cretinata le passi per la testa. Non hai bisogno di attenzioni costanti per essere certa di esistere. E chi cazzo se ne frega? Tu sei una brava persona… Qualunque cosa tu decida per la tua vita sarà la cosa giusta. Sei ancora lì?»

Anche se incentrato su Frances, per certi versi il libro assume i tratti di un’opera corale, e il cast di personaggi secondari disegnati e scritti da Lin è ampiamente sviluppato. Da Nina, l’avvocata e collega che Frances conosce una sera facendo gli straordinari, talento sprecato e sottovalutato dall’intero studio, all’avvocato caffeinomane Chris Seagull, al sopracitato Marcel Castonguay, avvocato definito come geniale, a cui si perdona ogni slancio di eccentricità in virtù del fatto che è sfondato di soldi.

Le ansie, i sogni e le idiosincrasie dei vari personaggi supportano e colorano la storia di Frances di realismo, rendendola ancora più autentica. Poi c’è Peter, nelle mire amorose prima di Vicky e poi di Frances: un individuo pacato e cordiale in grado di riportare coi piedi per terra le persone che ha vicine, motivandole se necessario. Sulla copertina del libro lo intravediamo di spalle, defilato. Perché è così che vuol essere: presente ma con modestia.

Come la gente normale ci ricorda che a un certo punto, sì, la nostra tediosa quotidianità potrebbe diventare il resto della nostra vita e che adulti si deve diventare per forza, che ci piaccia o meno.

Come la gente normale
di Hartley Lin
traduzione di Federico Salvan
Edizioni BD, maggio 2020
cartonato, 144 pp., colore
15 €

Una versione precedente di questo articolo è uscita sul blog Tra le righele

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