Abitare il fumetto-casa, “Ethel e Ernest” di Raymond Briggs

È davvero accogliente la copertina di questo graphic novel di Raymond Briggs, dal titolo Ethel e Ernest, risalente al 1998 ma appena pubblicato in Italia da Rizzoli Lizard. Qui i due protagonisti di questa storia famigliare e universale si presentano al pubblico, mostrano con un sorriso sereno e amichevole la loro ospitalità, ci invitano a entrare nel loro mondo fatto di piccoli desideri, che sono poi i desideri di una normale famiglia inglese di classe media della seconda metà del Novecento: una casa tutta per sé, un giardino curato, l’energia elettrica, la vasca da bagno, il welfare state, la televisione.

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Ma non è tanto nella gradevole copertina che si può afferrare davvero questa “storia vera” – che, peraltro, è la biografia dei genitori dello stesso Briggs – bensì in una serie di immagini che ribaltano la figura di copertina e ne rovesciano il senso. Immagini che compaiono più volte all’interno del libro e che mostrano i due protagonisti di spalle, uno accanto all’altra, il braccio di Ernest a cingere il corpo raccolto di Ethel, mentre guardano insieme la loro casa che cambia insieme a loro. Non è l’accoglienza ciò che caratterizza il nostro rapporto di lettori con questa piccola storia famigliare, ma è semmai la convivenza

Non siamo soltanto ospiti della loro storia, ma ci entriamo dentro, ci viviamo a lungo, condividiamo ammirati la nostra comune esistenza di esseri umani. Nel corso della storia il loro sguardo si unisce al nostro, mentre la loro casa, lo spazio nel quale si svolge la loro vita insieme, si evolve seguendo i cambiamenti del mondo e quelli dei loro abitanti. Assumendo i caratteri di una piccola impresa miracolosa.

Raymond Briggs è un importante illustratore inglese di picture books, ovvero albi illustrati per l’infanzia. Alcune sue storie della maturità realizzate da autore unico, come Babbo Natale (1973, seguito nel 1975 da Babbo Natale va in vacanza) e soprattutto Il pupazzo di neve (The Snowman, 1978), hanno avuto ottimi riscontri in patria e conquistato numerosi premi, segnalandosi per uno stile vivace e realistico accompagnato da qualche tocco non convenzionale nella rappresentazione.

Per dirne una, il suo Babbo Natale, apparentemente fedele all’immagine stereotipata con barba bianca e vestito rosso, viene rappresentato in tutta la sua banale normalità: un vecchio lamentoso, ma sostanzialmente sereno, che consegna pacchi-regalo la sera della vigilia di Natale. Un runner un po’ avanti con l’età, scontroso e burbero, che vive solo (si intuisce da qualche foto appesa alle pareti l’esistenza passata di una signora Natale) in una casa troppo grande, in compagnia dei suoi animali domestici, un cane, un gatto e due renne. 

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Una normalità che avvicina il personaggio alla vita del suo autore: anche Briggs in quel periodo viveva solo, dopo la morte della moglie Jean per leucemia avvenuta proprio nel 1973. I suoi racconti pacati e un po’ malinconici si intrecciano indissolubilmente con la sua biografia, con le sue esperienze di vita. Suo padre Ernest consegna il latte come Babbo Natale consegna doni, ed è indubbio che Briggs abbia infuso molto della figura paterna in questo Babbo Natale che, finito il lavoro, canta sotto la doccia o sta seduto sul water.

Ethel e Ernest è, come recita il sottotitolo, la “storia vera” dei genitori di Raymond Briggs. A partire da un lunedì del 1928 in cui i due si conobbero, lui lattaio in bicicletta, lei governante presso due zitelle della borghesia londinese. La scansione del racconto li segue per oltre cinquant’anni, intrecciando la vita della coppia con le grandi vicende della Storia. Il libro si divide in quattro capitoli dedicati ciascuno a un decennio, dagli anni Trenta agli anni Settanta, fino all’ultimo capitolo che abbraccia solo due anni. Non c’è bisogno di spiegare il perché di questi due anni, la vita è fatta di percorsi prevedibili, non c’è spoiler che possa rovinare il finale.

Nel blocco 1930-40 i due comprano casa e piano piano la arredano, la riempiono con gli oggetti che riescono a permettersi. Hanno un figlio, Raymond appunto, l’unico che possono avere: «Un altro bambino, niente più moglie» sancisce inequivocabilmente il medico, obbligando la famiglia a rassegnarsi a restare in tre.

Mentre la famiglia cresce – anche economicamente – ed Ethel capisce che «non sono più proletari», il mondo si trasforma rapidamente: Hitler pubblica in Inghilterra il Mein kampf ma nessuno lo prende ancora sul serio, la BBC fa partire la televisione. Intanto, l’IRA mette qualche bomba a Londra, Manchester e Birmingham, mentre l’esercito di Hitler invade Praga, e l’Inghilterra si sente in guerra anche se non lo è ancora: così, in preda a uno spavento non ben identificato, Ethel e Ernest costruiscono in giardino un rifugio antiaereo, e il piccolo Raymond viene ospitato in campagna dagli zii. E così via.

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Nei blocchi successivi la guerra scoppia e poi finisce, la casa viene bombardata e poi ricostruita, i laburisti salgono al governo. Il piccolo Ray torna in famiglia, va al liceo classico, ma poi passa a quello artistico. Diventa dottore, poi insegnante in un’Accademia d’arte. Conosce Jean, che a Ethel e Ernest sembra un po’ matta e infatti soffre di schizofrenia. Intanto, l’uomo cammina sulla Luna. I piccoli e grandi eventi della Storia si susseguono uno dopo l’altro e noi vi assistiamo un po’ spaventati e un po’ ammirati, come fanno Ethel e Ernest di fronte alla loro casa.

Ci sono romanzi-mondo, che ambiscono a esprimere la totalità dell’esperienza, e ci sono romanzi-casa, che partono da premesse meno ambiziose ma arrivano a risultati altrettanto intensi. Come scrive Paolo Interdonato nella postfazione del volume, questo è un fumetto a forma di casa: una piccola storia di una normale famiglia inglese che vive la Storia suo malgrado, che subisce i bombardamenti e i mutamenti del mondo senza chiedersi perché, ma vivendo giorno per giorno, ricostruendo dalle macerie quando serve ricostruire, risollevandosi dalle cadute inevitabili, godendo delle piccole vittorie e provando le gioie e le difficoltà di una vita insieme. E noi con loro, siamo invitati a partecipare. 

Non soltanto ospiti, ma conviventi della stessa condizione umana, ci poniamo dietro le loro spalle, ammirando con i loro occhi una piccola, straordinaria impresa. Fino a quando ci è concesso di godere della loro compagnia.

Ethel e Ernest
di Raymond Briggs
traduzione di Leonardo Rizzi
Rizzoli Lizard, maggio 2020
brossurato, 128 pp., colore
18,00 €

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