20 film che hanno per protagonisti dei fumettisti

Quando si parla di film basati sui fumetti, si può a grandi spanne distinguere tra due categorie: da una parte ci sono quelli sui supereroi, che sono i più numerosi e al tempo stesso i più popolari, come quelli della Marvel; dall’altra ci sono invece le pellicole tratte da fumetti senza supereroi, in minore quantità ma comunque in buon numero, tra cui per esempio 300 o Old Boy. In realtà, esistono anche film – ispirati a qualche opera pre-esistente oppure originali – che hanno come protagonisti i fumettisti e i cartoonist in generale.

Si tratta di film decisamente più rari: nel cinema, il lavoro del fumettista non è molto rappresentato e spesso è solo una nota di colore che si dà al personaggio senza approfondire più di tanto il tema. Le eccezioni però ci sono: commedie, drammi, horror o biografie che giocano con il fumetto, con il mestiere del fumettista e con la vita degli artisti. Realizzati perlopiù da cineasti appassionati del mezzo, questi film comprendono perle dimenticate, buoni prodotti e qualche – altrettanto imperdibile – scivolone. Di seguito, li trovate quasi tutti.

Artisti e modelle (1955)

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Artisti e modelle è una commedia degli equivoci interpretata da Jerry Lewis e Dean Martin. I due non erano estranei al mondo dei fumetti: Martin era un lettore di supereroi (Lewis racconta che l’unica volta che vide Martin imbarazzato fu quando conobbero Bob Kane, co-creatore di Batman), e inoltre i due furono protagonisti della serie umoristica The Adventures of Dean Martin and Jerry Lewis, pubblicata da DC Comics tra il 1952 e il 1971.

Lewis è Eugene, un giovane ossessionato dalla serie a fumetti The Bat Lady che, insieme al coinquilino Rick (Dean Martin), autore di libri per bambini, parte alla ricerca dell’autore del fumetto, che si rivelerà essere Abby Parker (Dorothy Malone), la quale ha basato il personaggio sulla sua compagna di stanza, Bessie (Shirley MacLaine).

La sceneggiatura, scritta da un team che comprendeva Frank Tashlin – animatore, autore di libri per bambini e fumettista -, utilizza le suggestioni dell’epoca, come l’isteria generata dal libro di Fredric Wertham Seduction of the Innocent che incolpava i fumetti della corruzione morale dei giovani. Parker infatti intraprende una crociata contro la violenza dei suoi stessi fumetti, che l’editore pretende siano sempre più sanguinosi per attirare lettori, e coinvolge Eugene nella sua missione.

Nel film si vedono alcune copertine e tavole di The Bat Lady, disegnate da un autore sconosciuto (probabilmente Arthur Camp e Neil Wheeler, che su IMDb vengono accreditati come designer degli oggetti di scena) i cui originali sono stati comprati da Bill Morrison, e che si ispirano all’aspetto di Catwoman di quegli anni.

Come uccidere vostra moglie (1965)

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Stanley Ford (Jack Lemmon) è un fumettista di successo che scrive e disegna la striscia con protagonista l’agente segreto Bash Brannigan. Le storie sono caratterizzate da una forte plausibilità perché Ford sperimenta tutte le missioni di Brannigan prima di disegnare – non importa quanto possano essere fantasiose – per saggiarne il realismo e sfruttare l’occasione per farsi scattare fotografie che poi userà come riferimento per i disegni.

Stanley è scapolo e conduce una vita soddisfacente che non sente di dover ingarbugliare con moglie e figli. Cambia però idea quando incontra una ragazza italiana (Virna Lisi, che nella versione nostrana è greca) di cui si innamora perdutamente, finendo per sposarla. Inizialmente, Ford si adatta bene alla vita matrimoniale e finisce per trasformare persino la sua striscia in una serie casalinga, cambiandole titolo in I Brannigan, ma con il passare del tempo la nuova dinamica inizia a stargli stretta, convincendolo a progettare un piano per uccidere la moglie.

Per realizzare le strisce, la produzione chiamò Mel Keefer, disegnatore di strip come Perry Mason e Dragnet, in seguito passato all’animazione (come designer e storyboardista per diversi cartoni di Hanna-Barbera).

La mano (1981)

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Agli inizi della sua carriera, quando alternava il lavoro di regista a quelli di tassista, rappresentante e assistente di produzione, Oliver Stone scrisse e diresse un horror a basso budget intitolato La mano.

Ispirato a opere come Le mani di Orlac e Il mistero delle 5 dita e basato sul romanzo The Lizard’s Tail di Marc Brandell, il film racconta la storia di Jon Lansdale, un fumettista creatore di Mandro, una striscia fumettistica a metà strada tra Prince Valiant e Conan il barbaro, la cui mano prende vita e inizia a uccidere.

I disegni di Mandro furono realizzati da Barry Windsor-Smith, chiamato da Oliver Stone perché, come detto dal regista in un’intervista a Fangoria nel 1981, «sono sempre stato un suo fan. Penso di essermi innamorato della sua versione di Conan ancora prima di leggere i libri. E dato che il protagonista disegnava una striscia sullo stile di Conan, Barry era l’unica scelta logica».

Windsor-Smith raccontò la sua partecipazione al Comics Journal, dicendo che aveva accettato l’incarico per via delle sue ambizioni registiche, ma di essersi scoperto troppo ingenuo per quel mondo. «Mi ritrovai a Hollywood con Oliver Stone e pensai “Cristo, qui ci sono ancora più tagliagole che alla Marvel”. Non pensavo che fosse possibile! Tornai da Hollywood completamente disilluso da quel mondo. L’esperienza mi fece apprezzare di nuovo i fumetti: almeno, lì sapevo di che morte morire.»

Sogni mostruosamente proibiti (1982)

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Sogni mostruosamente proibiti è ispirato dal racconto La vita segreta di Walter Mitty di James Thurber, da cui nel 1947 fu tratto il film Sogni proibiti (da cui il gioco di parole con il titolo).

Paolo Villaggio recita nei panni di Paolo Coniglio, un imbranato impiegato in una casa editrice di fumetti innamorato di uno dei personaggi di cui cura le avventure, Dalia. Per sfuggire alla monotonia della sua vita, indugia in sogni a occhi aperti in sua compagnia, finché un giorno incontra un’affascinante ragazza bionda identica all’eroina dei fumetti, che lo coinvolge in un losco intrigo.

Il film, diretto da Neri Parenti, si fa notare per la straniante rappresentazione della produzione di un fumetto: i personaggi sono interpretati da attori in costume che vengono fotografati come in un fotoromanzo, e Dalia, la donna oggetto delle fantasie di Coniglio, appare nelle storie al fianco di Superman, Mandrake o la Pantera Rosa, in un miscuglio di universi narrativi non granché coerenti.

Condorman (1981)

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Woodrow “Woody” Wilkins è un fumettista creatore del supereroe Condorman ossessionato dal livello di realismo della sua opera (tanto da essersi costruito una replica del costume del personaggio per fare test di volo). A un certo punto della sua vita, l’autore viene però coinvolto da un amico che lavora per la CIA in un intrigo internazionale dagli esiti avventurosi.

Adattamento del romanzo di Robert Sheckley L’agente X, Condorman fu un fiasco quando uscì nl cinema nel 1981, ma divenne con il tempo un piccolo cult: l’eroe Disney fece un cameo nel corto Pixar Buzz a sorpresa, e l’editor Stephen Wacker espresse il desiderio di includerlo nell’universo Marvel.

Questo e quello (1983)

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Questo… Amore impossibile è un episodio del film del 1983 Questo e quello in cui Renato Pozzetto è Giulio, un disegnatore di fumetti che vive circondato da un gruppo di seguaci composto da musicisti punk, freak, ballerini, santoni e scappati di casa, in una casa caotica arredata con gusto kitsch. Giulio cade in una crisi creativa che riuscirà a sbloccare grazie all’incontro con una ragazza che lo porterà a ripensare tutte le sue scelte di vita.

Diretto da Sergio Corbucci, il film non ebbe un buon riscontro, tanto che nel libro 1500 film da evitare lo si definisce una «rozza commediaccia pseudoerotica» piena di «volgarità galattica e umorismo assai prossimo allo zero».

Voglio tornare a casa! (1989)

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Alain Resnais è stato regista di pagine importanti della storia del cinema come Hiroshima mon amour o L’anno scorso a Marienbad, nonché uno degli intellettuali che si sono spesi maggiormente a favore di un’attenzione al fumetto come arte e fenomeno culturale. Resnais ha fatto del fumetto un interesse ricorrente, scrivendone, stimolando iniziative, frequentandone i protagonisti e ispirandovisi per numerosi film.

Nel 1989 uscì Voglio tornare a casa!, film da lui diretto la cui sceneggiatura fu scritta dal cartoonist americano Jules Feiffer. Il protagonista del film è un autore di fumetti, che vola in Francia per assistere a una mostra in cui è esposto il suo lavoro. Diversi personaggi disegnati compaiono in alcune inquadrature del film, a interagire – anche nella forma di veri e propri balloon – con gli attori in carne e ossa. Prima di accettare il ruolo di disegnatore, Feiffer aveva suggerito il francese Fred, creatore di Philémon, ritenuto però troppo riconoscibile dal pubblico locale. Per qualche tempo inoltre pensò di coinvolgere il Bill Watterson di Calvin & Hobbes. Il film è anche un omaggio a maestri americani della Nona arte come George Herriman, Al Capp, Will Eisner e Art Spiegelman.

Robot Ninja (1989)

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Robot Ninja è un b-movie del 1989 diretto da J. R. Bookwalter che vede protagonista il giovane Leonard, creatore del fumetto da cui il film prende il titolo e che inizia a utilizzare l’identità del suo protagonista nella vita reale, punendo i criminali e vendicando le ingiustizie nella sua città.

Film dalla fattura modesta, ha in sé alcune idee che saranno riprese, a vent’anni di distanza, da fumetti come Kick-Ass: Leonard non è infatti dotato di alcun superpotere e nel corso della vicenda lo vediamo fare i conti con i danni fisici e psicologici che comporta l’attività di vigilante mascherato.

L’ambulanza (1990)

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L’ambulanza è un thriller del 1990 scritto e diretto da Larry Cohen (Baby Killer, Il serpente alato). Josh Baker (Eric Roberts) è un aspirante fumettista in forza a una casa editrice di New York che un giorno incontra una donna di nome Cheryl, la quale sviene davanti a lui e viene portata in ambulanza all’ospedale. Quando però Josh la va a trovare, scopre che nessuna Cheryl è stata ricoverata di recente e che quell’ambulanza è tutto tranne che un veicolo di primo soccorso.

Nel film compaiono Stan Lee (nei panni di sé stesso e boss di Baker), l’editor Jim Salicrup e i fumettisti Larry Hama e Gene Colan (quest’ultimo disegnò anche le tavole attribuite a Baker del fumetto Dr. Strong). Il nome della casa editrice non viene mai fatto, ma viene inquadrato un logo fittizio di “Marvel Comics” senza le iniziali, e nelle scenografie degli uffici sono ben visibili lo Spider-Man di Todd McFarlane e il Capitan America di Jack Kirby.

Fuga dal mondo dei sogni (1992)

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Sulla carta, Fuga dal mondo dei sogni era un progetto che non poteva fallire. Concepito come ibrido tra animazione e riprese dal vivo da uno dei guru dell’animazione per adulti, Ralph Bakshi (l’uomo dietro a Fritz il gatto, Wizards e Il signore degli anelli), con un cast notevole (Kim Basinger, Gabriel Byrne e Brad Pitt), aveva le carte in regola per diventare un Chi ha incastrato Roger Rabbit dal tono ancora più maturo e ammiccante.

Il film racconta la storia di un disegnatore che finisce catapultato nel mondo che lui stesso ha creato (ma che si rivelerà essere tutt’altro), preda di una seducente ballerina che vuole diventare una persona vera. In realtà, Bakshi aveva proposto alla Paramount Pictures una commedia horror vietati ai minori di un uomo e un cartone animato che generano una figlia meticcia, la quale avrebbe dovuto viaggiare nel mondo reale per uccidere il padre, colpevole di averla abbandonata. Lo studio aveva accolto positivamente la proposta di Bakshi, ma poi aveva dato istruzioni a un team di sceneggiatori di scrivere tutto un altro film, la storia di un creatore che rimane intrappolato nel mondo che ha creato.

Quando Bakshi lo scoprì, prima prese a pugni il produttore del film Frank Mancuso Jr. e poi, minacciato dalla causa legale che avrebbe dovuto affrontare se non avesse completato la pellicola, accettò controvoglia di lavorarci. «Pensai che, se almeno avessi realizzato delle belle animazioni e mi fossi divertito a farle, ne sarebbe valsa la pena» ricordò il regista nel 2006. Il regista commissionò all’autore underground Spain Rodriguez (creatore di Trashman) i disegni che il protagonista realizza nel film e lavorò con lo scenografo Barry Jackson affinché il mondo animato assomigliasse a quello che avrebbero potuto realizzare i Fleischer Studios e Terrytoons.

Di contro, Bakshi non si preoccupò dello sviluppo della storia: agli animatori fu detto soltanto di «fare una scena che sia divertente, qualsiasi cosa vi venga in mente». Ci si aggiunse poi Kim Basinger, che doppiando il personaggio di Holli chiese cambiamenti alla sceneggiatura per poter mostrare il film ai bambini malati negli ospedali. Il risultato finale, uscito nel 1992, fu una pellicola di cui i critici apprezzarono le animazioni, la colonna sonora e la scelta degli attori, meno la perizia tecnica – distante anni luce dagli effetti di compositing di prodotti simili (Chi ha incastrato Roger Rabbit, Space Jam) – e la trama, confusionaria e farraginosa.

In cerca di Amy (1997)

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Basta una letta sommaria della sua pagina di Wikipedia per farsi la giusta idea su Kevin Smith, regista e sceneggiatore cresciuto a pane, fumetti e intrattenimento pop. Esempio di nerd che ce l’ha fatta a realizzare i sogni su cui fantasticava nella cameretta tappezzata di poster di Batman e Cindy Crawford, Smith è diventato famoso grazie al suo film di debutto, Clerks, e poi è passato a costruire un universo condiviso di film, fumetti e cartoni in cui far muovere i suoi personaggi. Il View Askewniverse è lo sfondo di gran parte delle sue produzioni, popolate da personaggi ricorrenti come il duo composto da Jay e Silent Bob.

Di riferimenti ai fumetti è dunque piena tutta la filmografia di Smith, ma In cerca di Amy è quello più attinente al discorso, nonché il suo film più riuscito, insieme a Clerks. Holden McNeil e Banky Edwards sono amici e co-creatori del fumetto Bluntman & Chronic, duo di supereroi basato su Jay e Silent Bob. La storia si concentra sulla complicata relazione amorosa tra Holden e Alyssa Jones, una fumettista che Holden ha conosciuto durante una convention a New York. Il film si apre proprio mostrando Holden e Banky intenti a promuovere il loro fumetto, tra ironie sugli inchiostratori, panel sui fumetti per le (e delle) minoranze e camei celebri (come quelli di Mike Allred, Jimmy Palmiotti e Joe Quesada).

Allred fu anche responsabile della creazione grafica di Bluntman & Chronic, disegnando tutte le tavole attribuite a Banky e Holden, mentre Quesada e Palmiotti realizzarono il fumetto White Hating Coon, l’opera dell’attivista civile Hooper X, amico di Holden e Banky e colui che fa conoscere Alyssa a Holden.

Allred aveva già realizzato i titoli di testa di Generazione X, altro film di Smith: «Penso di essergli piaciuto abbastanza da convincerli a richiamarmi» raccontò Allred. «Lo feci in fretta. Imparai come fare a meno del superfluo ed essere più produttivo. Mi ci vollero due settimane per realizzare tutti gli incaricati assegnati. Mi è stato d’aiuto per capire come realizzare un lavoro di cui andare fiero rimanendo nei tempi di consegna.»

Monkeybone (2001)

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Monkeybone è un film del 2001 diretto da Henry Selick, il regista di Nightmare Before Christmas, scritto da Sam Hamm (Batman) e basato sul fumetto Dark Town di Kaja Blackley e Vanessa Chong. Pubblicato dall’etichetta Mad Monkey Press, Dark Town era in realtà un lavoro incompiuto (uscì soltanto la prima parte di quella che doveva essere un’opera in dodici capitoli) che ciononostante finì per attirare le attenzioni di Selick, il quale, per assicurarsi i diritti di adattamento, scrisse una lettera a Blackley in cui affermava di «non aver mai trovato un progetto più vicino di questo alla mia sensibilità».

Monkeybone è una scimmietta combinaguai creata da Stuart “Stu” Miley, artista introverso che sta ottenendo successo grazie al cartone tratto dal fumetto di cui è protagonista Monkeybone. A seguito di un incidente, Stu entra in coma e la sua mente inizia a vagare per Down Town, un limbo fatto di ambientazioni carnevalesche e immaginari surreali. Qui incontra Monkeybone e ingaggia una lotta contro di lui per il controllo della propria anima.

Girato dal vivo ma con inserti in stop-motion, pieno di visioni inquietanti ispirate alle opere di Tim Burton, Mark Ryden e Magnus Carlsson, il film fu un flop commerciale e non riscosse il plauso della critica, pur ricevendo buone recensioni da alcune importanti testate come Entertainment Weekly, Salon e New York Times (il cui critico di punta A.O. Scott scrisse che Monkeybone era la migliore commedia dell’anno). La causa, secondo quanto riportato da Entertainment Weekly, fu la scarsa fiducia da parte della 20th Century Fox, che aveva finanziato il progetto e, dopo una proiezione di prova, aveva fatto rimontare il film per renderlo più appetibile per le masse, per poi pubblicizzarlo, senza troppa convinzione, spingendo sulle scene slapstick e di comicità fisica.

The Dangerous Lives of Altar Boys (2002)

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Adattamento del romanzo Vite pericolose di bravi ragazzi di Chris Fuhrman, The Dangerous Lives of Altar Boys è il racconto di formazione di Francis e Tim, due adolescenti che negli anni Settanta frequentano una scuola gestita da religiosi.

I due trovano nei fumetti una va di fuga dalla realtà, leggendoli ma soprattutto creando The Atomic Trinity, un comic book in cui adattano la loro vita in forma di avventura supereroistica (la loro insegnante suor Assunta diventa per esempio SuorZilla), tanto da accarezzare il sogno di diventare fumettisti da grandi. Il film presenta delle sequenze animate, dirette e supervisionate da Todd McFarlane (Spawn).

American Splendor (2003)

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Nei primi anni Duemila c’era una strana frenesia attorno al mondo del fumetto alternativo, che forse beneficiava del successo che stavano ottenendo i supereroi sul grande schermo. Terry Zwigoff, dopo il documentario dedicato a Robert Crumb, diresse in pochi anni due adattamenti di fumetti di Daniel Clowes, Ghost World e Art School Confidential, ottenendo perfino una candidatura agli Oscar per la sceneggiatura del primo. Nel 2003, invece, i documentaristi Shari Springer Berman e Robert Pulcini portarono in vita American Splendor, la serie di fumetti autobiografici scritta da Harvey Pekar (e disegnata da vari autori, tra cui Robert Crumb) e pubblicata tra il 1976 e il 2008.

American Splendor ripercorre le tappe principali della vita di Pekar, dalla nascita del fumetto all’incontro con l’amata Joyce, passando per il successo di pubblico (ottenuto anche tramite la sua partecipazione al Late Night with David Letterman) e i problemi di salute. Il film, nominato all’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, risente del retroterra dei registi e mescola spezzoni animati, interviste al vero Pekar e ricostruzione storica in cui il fumettista è interpretato da un efficacissimo Paul Giamatti.

«Era l’unico modo di raccontare la storia che per noi avesse senso. Nel fumetto, il protagonista è ritratto in maniera diversa a seconda del disegnatore» dissero i registi. «Ci domandammo come rimanere fedeli al materiale di partenza, e il nostro istinto da documentaristi ci diede la risposta. In più, conoscemmo Harvey e sua moglie e capimmo che non potevamo non includerli nel film.»

Tatsumi (2011)

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Tatsumi è un film d’animazione del 2011 diretto da Eric Khoo e basato sul manga autobiografico Una vita tra i margini di Yoshihiro Tatsumi. Racconta la carriera del mangaka alternando le vicende con l’adattamento di cinque storie brevi di Tatsumi.

Il regista – tra i più brillanti rappresentanti del nuovo cinema di Singapore – si era appassionato alle opere di Tatsumi durante il servizio militare e, quando ne fu pubblicata l’autobiografia, si precipitò a chiedere i diritti di adattamento direttamente al fumettista, che fu coinvolto nel progetto come consulente e voce narrante. «Tatsumi amava il cinema e quando realizzava i suoi fumetti disegnava veri e propri storyboard» disse Khoo. «Noi abbiamo solo dovuto riempire i buchi.»

Zoom (2015)

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Co-produzione canadese-brasiliana in tecnica mista (in parte animazione, in parte riprese dal vero), Zoom è la storia di tre personaggi che influiscono l’uno sulla vita degli altri: Emma è una fumettista che di giorno lavora in una fabbrica di sex dolls e di notte scrive un fumetto su un regista di nome Edward; quest’ultimo gira un film su una modella aspirante scrittrice di nome Michelle, che a sua volta è impegnata in un romanzo sulla vita di Emma.

Zoom mescola commedia e critica alle rappresentazioni del corpo (maschile e femminile, perché Emma, insoddisfatta della propria immagine, evira per vendetta Edward, che senza la sua poderosa virilità entra in crisi creativa), facendosi ispirare dagli stili di Il ladro di orchidee e Waking Life.

Professor Marston and the Wonder Women (2017)

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Professor Marston and the Wonder Women racconta l’origine editoriale di Wonder Woman, supereroina creata nel 1941 da William Moulton Marston e H. G. Peter. Nel biopic, scritto e diretto da Angela Robinson, si narra la vita di Marston, psicologo che inventò la macchina della verità e che aveva instaurato una relazione poliamorosa con la moglie Halloway Marston, l’amante convivente Olive Byrne e una terza donna.

Grande sostenitore della prima ondata del femminismo, Marston basò molte delle caratteristiche di Wonder Woman e delle sue prime avventure su Margaret Sanger, la pioniera del controllo delle nascite: il personaggio divenne così il punto di incontro tra la presa di consapevolezza delle donne moderne all’inizio del Novecento, l’immaginario bondage e lo stile di vita bohemienne dei Marston.

Il film, pur ricevendo buone critiche – specie per il modo in cui lega i vari aspetti del personaggio alla vita dei Marston (il jet invisibile ispirato dalla bottiglia a forma di aereo, il lazo della verità ispirato alle pratiche bondage) -, è stato prodotto in maniera indipendente, senza l’avvallo di Warner Bros., la compagnia che detiene i diritti del personaggio e che probabilmente non ha interesse a far sapere al grande pubblico (e alla sua fetta più conservatrice) le origini della supereroina.

Mangajima (2017)

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Mangajima (“Isola dei manga”) è una commedia giapponese indie che racconta cosa potrebbe succedere se cinque fumettisti giapponesi di scarso successo vivessero da soli su un’isola sperduta, abbandonati a loro stessi, intenti a realizzare manga che però bruciano per farsi notare da una nave.

Il regista spiegò che il film era stato pensato per essere «caotico e incoerente, senza senso, ma come un’energia rabbiosa», aspetto che le recensioni gli riconobbero, contestandogli però l’uso pedante della metafora del mondo del fumetto come un ambiente in cui, per sopravvivere, si è costretti a non guardare in faccia nessuno.

Don’t Worry (2018)

don't worry film

Come scritto da Valerio Stivé, «la storia di John Callahan non è divertente quanto le sue vignette. Ma in molti direbbero che nemmeno le sue vignette erano divertenti». Don’t Worry è il biopic che gli ha dedicato Gus Van Sant nel 2018, dopo vent’anni passati a sviluppare, insieme a Robin Williams, una sceneggiatura basata sulla sua autobiografia Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot, di cui Williams aveva acquistato i diritti pensando proprio a Van Sant come regista del film. Autore dalla storia personale travagliata, John Callahan è stato un vignettista che, partendo dai giornali locali di Portland (in Oregon), dove risiedeva, è arrivato a pubblicare le proprie opere sulle pagine di Penthouse e New Yorker.

Dopo un’adolescenza trascorsa tra alcol e droghe, all’età di 22 anni Callahan è vittima di un grave incidente automobilistico che lo lascia paralizzato. Troverà nel disegno una via di fuga dalle brutture della vita, riuscendo a sviluppare uno stile personale fatto di segni sgraziati (per disegnare teneva la penna con entrambe le mani), umorismo nero, autoironia e autobiografismo.

Don’t Worry ricorda per certi versi Man on the Moon, la storia tragica del comico Andy Kaufman con protagonista Jim Carrey, poiché entrambi i film sono incentrati su umoristi scomodi, segnati da un’esistenza travagliata, e si reggono sull’interpretazione molto sentita dell’attore protagonista, in questo caso Joaquin Phoenix.

La belle époque (2019)

la belle epoque film

Il fumettista Victor si trova nel bel mezzo di una crisi lavorativa e personale, sentendo di detestare un presente in cui non riesce a riconoscersi e in cui non fa altro che litigare con sua moglie, Marianne. Il figlio di Victor gli offre una soluzione per soddisfare le sue nostalgie, mettendolo in contatto con un’impresa che si occupa di ricostruire un periodo storico a scelta, permettendo al cliente di rivivere quel momento come all’interno di una intricata messa in scena teatrale, completa di sceneggiatura (basata sui desideri del soggetto). Victor sceglie di tornare artificialmente alla propria belle époque personale, ovvero al 16 maggio del 1974, il giorno in cui incontrò Marianne per la prima volta.

Questa è la premessa di La belle époque, film scritto e diretto da Nicolas Bedos che è una riflessione sull’atto della creazione, sul concetto di finzione e sulla nostalgia (e su quanto i fumetti fossero più popolari negli anni Settanta). I fumetti di Victor nella realtà sono stati realizzati da Stéphane Levallois, autore di Noé e storyboardista per il cinema.

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