Sunday Page: Giovanni Masi su “From Hell” di Alan Moore ed Eddie Campbell

Ogni settimana su Sunday Page un ospite ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le conversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica è ospite Giovanni Masi. Nato a Roma nel 1980, ha lavorato come story editor e sceneggiatore, collaborando con Cinecittà, Rainbow CGI, Rainbow Spa e Rai Fiction. Ha scritto fumetti per GP Publishing, Star Comics, Aurea, Kappa Edizioni, NPE ed Editoriale Cosmo. Nel 2017, insieme a Rita Petruccioli realizza il graphic novel Frantumi. Per la Sergio Bonelli Editore ha lavorato su Orfani, Dylan Dog e su Il Confine, progetto di cui è co-creatore insieme a Mauro Uzzeo.

from hell alan moore

Questa è la prima pagina del prologo di From Hell, un’opera di Alan Moore e Eddie Campbell che racconta la vicenda di Jack lo Squartatore. Ma come spesso succede con i lavori di Moore, l’identità di Jack o la ricostruzione degli omicidi nella Londra vittoriana del primo serial killer della storia servono a raccontare molto, molto di più. La stratificazione di vari significati e significanti, per usare due termini rubati alla semiotica, è una costante dei lavori dello sceneggiatore inglese e, a mio parere, From Hell assieme a Promethea, sono il suo punto più alto per questo tipo di approccio.

Come mai hai scelto questa pagina?

Ho scelto la prima tavola del prologo perché, lo ammetto, ho una predilezione per gli incipit. Amo quegli autori che riescono, già dalle primissime battute, a dire al lettore quasi tutto quello che c’è da sapere sulla vicenda che si appresta a leggere. Il modo in cui un autore inizia una storia dice tantissimo dell’autore stesso e della vicenda che vuole raccontare e i narratori che riescono a controllare meglio il loro materiale, di solito, riescono anche a creare degli attacchi che già nelle prime pagine riassumono in qualche modo la storia e il tono con cui verrà raccontata.

Nel caso di From Hell, il controllo di Moore e Campbell sul mito di Jack Lo Squartatore e sull’epoca vittoriana è enorme. Le note che chiudono ogni capitolo del libro danno uno spaccato su quanto i due abbiano lavorato per ricreare quel mondo. Non si tratta di un lavoro giornalistico però. Non vogliono veramente scoprire chi sia Jack lo Squartatore. Entrambi usano la vicenda per portare alla luce quelli che, secondo loro, saranno poi temi centrali per tutto il Novecento e l’inizio di questo secolo. La violenza di Jack sul corpo di donne “invisibili”, l’utilizzo dell’omicidio per nascondere un segreto troppo scomodo per i potenti, la stampa che diventa “scandalistica”, il ricatto… In From Hell ogni evento, anche il più piccolo, riverbera nella storia e getta una luce inquietante su quel mondo così lontano, eppure così attuale.

La prima pagina del prologo ci dice tantissimo di come i due autori affronteranno la vicenda, è la porta da cui noi lettori entriamo nella storia. E la prima immagine che vediamo è quella di un gabbiano. Il cadavere di un gabbiano in decomposizione con le ossa esposte e le ali spezzate prende tutta la parte superiore della tavola. È enorme rispetto a tutto il resto. Cosa significa questo gabbiano non possiamo ancora saperlo, ma la sua condizione ci introduce subito uno degli elementi più importanti della vicenda: cadaveri squartati.

Intanto, sempre nella prima vignetta, leggiamo un titolo: Prologo: I vecchi sulla spiaggia che ci dice dove siamo, sia a livello di storia, siamo ancora fuori dalla vicenda principale, in un prologo appunto, e siamo su una spiaggia. I vecchi, invece, li vedremo solo nella prossima vignetta.

Moore e Campbell “allargano” semplicemente l’inquadratura, lasciando il gabbiano in campo e ci mostrano in fondo alla vignetta due figure. Non sappiamo ancora se siano i due vecchi del titolo, ma c’è una cosa in questa seconda vignetta che trovo interessante: «Bournemouth, Settembre 1923». Moore non ha messo questa indicazione di luogo e di tempo nella prima vignetta. Avrebbe avuto tutto lo spazio del mondo, ma non lo fa. Diventa specifico solo quando entrano in campo i personaggi. Quando cioè la vicenda inizia. Questa cosa, oltre a dare un ritmo alla narrazione, rinforza l’importanza del gabbiano della prima vignetta, tenendolo in qualche modo fuori dal racconto. Il suo cadavere mutilato è un “titolo” esattamente come quello scritto. È una rappresentazione visiva del centro della vicenda e non solo, come vedremo poi.

La terza vignetta è centrale nella tavola. Moore e Campbell non spostano l’inquadratura (non lo faranno mai per tutta la sequenza) e fanno avvicinare i vecchi. Questa vignetta ci mostra due personaggi che camminano parlando mentre si avvicinano al cadavere di un gabbiano. Ma noi, pur scorgendoli, non li possiamo “sentire”, o meglio, leggere nel balloon. Da una parte, quindi la vignetta rafforza il senso “naturalistico” della narrazione. Non ci sono inquadrature dall’alto o distorsioni anatomiche in questo racconto. Lo stile della messa in scena è quanto più naturalistico possibile, quindi noi lettori sulla spiaggia possiamo sentire una voce, ma non comprendiamo le parole.

Ma quel dialogo incomprensibile ci dice anche un’altra cosa, ovvero che non tutto quello che noi lettori leggeremo in questa storia sarà a fuoco, proprio come il primo balloon di tutto il libro per noi è illeggibile. Moore e Campbell più in là diranno che tutto quello che si dice su Jack è comunque una ricostruzione parziale, un chiacchiericcio, e che solo i cadaveri che si è lasciato dietro sono reali. Questa vignetta ne è, in qualche modo, una rappresentazione e un’anticipazione. Il cadavere del gabbiano, vicino a noi, reale, e una chiacchiera incomprensibile laggiù sulla spiaggia.

Se questa prima metà della tavola ci fa domandare a cosa stiamo assistendo, la vignetta successiva fa un altro scarto rispetto al racconto. Finalmente i due vecchi si sono avvicinati e riusciamo a “sentirli”. Parlano di politica. O meglio, parlano della rivoluzione russa. Non viene mai citata, ma gli indicatori ci sono tutti: la data a inizio striscia, 1923; Sei anni di pandemonio” (1923-1917=6); l’interferenza straniera e la premessa del Capitale… ma perché il primo dialogo intellegibile di una storia su Jack lo Squartatore parla di politica? E una politica violenta come quella di una rivoluzione, oltretutto? Perché questi due temi, il potere politico e la violenza che esercita, sono assolutamente centrali in From Hell. Sono, si potrebbe dire, il vero motivo alla base del racconto. Certo, nell’opera ce ne sono moltissimi altri, ma Moore e Campbell decidono che proprio questo debba essere il primo dialogo che noi lettori leggeremo. È assolutamente fedele alla ricostruzione storica dei due personaggi, come spiegheranno gli autori nelle note, ma è, soprattutto, una chiave di lettura fondamentale.

Il discorso sulla politica continua nella vignetta successiva. L’inquadratura resta fissa, ma uno dei due personaggi avanza verso il gabbiano e parla di guerra e miseria, mentre l’altro, che scopriamo chiamarsi Signor Lees, è infervorato dalle proprie idee. Idee molto ironiche, per noi lettori che sappiamo che fine abbia fatto “il socialismo inevitabile”. Quindi, mentre il discorso prosegue in maniera naturalistica secondo le premesse e ci racconta le psicologie dei due personaggi – cosa fondamentale per ogni buon dialogo – Moore e Campbell continuano a svelare alcuni dei loro temi principali.

Noi lettori sappiamo qualcosa che i nostri protagonisti non sanno. Le loro convinzioni possono essere involontariamente ironiche ai nostri occhi, ma solo perché siamo privilegiati nella nostra posizione nel tempo. Questo elemento è importantissimo in un’opera che cerca di ricostruire un’epoca passata, cerca di svelarne un mistero, ma appunto come le convinzioni di Lees possono far sorridere il lettore che lo legge cento anni dopo, così le convinzioni del lettore possono essere errate su tutto quello che vivono i personaggi di From Hell, in un doppio gioco ironico in cui anche quello che ci raccontano Moore e Campbell su Jack lo Squartatore è poco più di un’ipotesi, come appunto quella del “socialismo inevitabile”.

La penultima vignetta, invece, è praticamente divisa a metà. Da una parte uno dei vecchi sta allungando il bastone verso il cadavere del gabbiano, dall’altra Lees continua a pontificare sulla sua idea di socialismo. Il racconto prosegue quindi con quello che è un approfondimento psicologico del personaggio di Lees, ma ci dà anche un flash forward enorme sul personaggio in bombetta. Lo scopriremo solo tra alcune pagine, ma quel signore ormai invecchiato è stato l’ispettore preposto alle indagini su Jack. L’uomo, quindi, che è andato più vicino ai cadaveri protagonisti della nostra storia dopo l’assassino. Il dialogo di Lees, che continua a rimanere ironico sulla sua posizione politica, ci prepara alla chiusura della tavola.

Nell’ultima vignetta, l’uomo in bombetta scansa con un colpo di bastone il cadavere del gabbiano e risponde a Lees «è proprio questo il punto». E il dialogo va a sottolineare l’ironia di un borghese socialista, ovvero di uno “scavallamento” di classe. Questa cosa è centrale in From Hell, perché è proprio per colpa del Principe Albert che, sotto mentite spoglie, mette incinta e poi sposa una popolana che inizia tutta la vicenda dell’opera. Il colpo di bastone che scansa il cadavere del gabbiano, poi, ci anticipa come i cadaveri di Jack fossero degli scarti da togliere davanti al cammino.

E così si conclude una tavola che, di fatto, non ci ha portato nella vicenda di Jack, ma in cui Moore e Campbell ci hanno fornito tutta una serie di elementi per interpretare quello che verrà dopo nel libro. E lo fanno con una naturalezza incredibile, tutto ci passa senza forzature, mentre i due autori giocano con noi anticipandoci i temi della loro storia. L’ultima anticipazione è proprio nell’elemento centrale della tavola, il cadavere del volatile. Purtroppo in italiano si perde il gioco di parole, ma il protagonista di From Hell è appunto un personaggio di nome Gull, che in inglese significa “gabbiano”.

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