Il fumetto vincitore di Angoulême 2020, o la Rivoluzione come incertezza

Com’era diversa la Francia, durante l’edizione 2020 del Festival di Angoulême. Per uscire di casa non servivano autocertificazione né mascherina, i bar erano aperti e la gente ci andava regolarmente per bere, rimorchiare o discutere con gli amici. A nessuno sarebbe venuto in mente di occupare la serata dissertando di epidemiologia: a un anno dalla nascita del movimento dei gilets gialli, e all’indomani delle intense proteste contro la riforma delle pensioni avviata da Macron, la politica sembrava un argomento più attuale e appassionante. 

revolution grouazel locard

Suggerire un legame tra questo contesto generale e l’assegnazione del premio “Fauve d’or” – il più prestigioso del festival – a un fumetto intitolato Révolution suona tanto banale quanto necessario: l’ambizioso progetto di Florent Grouazel e Younn Locard (due giovani autori sconosciuti in Italia, ma poco noti anche Oltralpe) acquista infatti in questo quadro una nuova risonanza. Persino a prescindere dalle qualità intrinseche del fumetto: conoscere la Storia può servire a comprendere il presente, davvero.

Révolution – Tome 1: Liberté è il primo capitolo di un’imponente trilogia sulla Rivoluzione Francese, di cui segue gli eventi-chiave a partire dalla sommossa Réveillon, nel 1789. A una prima occhiata si notano tutti i rischi dell’impresa: un mattone di oltre 300 pagine; una copertina su cui una pistola levata al cielo si staglia sulla silhouette di un popolo in armi; un tema abusato. Facile, in casi del genere, aspettarsi un fallimento creativo, una caduta nella trappola tra i due opposti pericoli dell’idealizzazione romantica e della pedanteria divulgativa. Sfuggendo a entrambe queste tentazioni, Révolution stupisce invece per la sua freschezza e modernità. E convince tanto sul piano formale che su quello contenutistico. 

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Dal punto di vista grafico i due autori (l’opera è scritta a quattro mani, Locard e Grouazel si alternano al disegno tra un capitolo e l’altro) non osano troppo: disegni a china trattati in digitale, come se ne vedono in tanti fumetti seriali francesi, molte scene di dialogo abbastanza statiche, e le fin troppo prevedibili reminiscenze di Delacroix a sottolineare i momenti topici. Eppure Révolution gioca molto bene col ritmo, senza aver paura di prendersi, quando necessario, lo spazio per i dettagli e per il silenzio, o al contrario per caotiche e cruente sequenze d’azione (in cui la griglia regolare può alterarsi fino a saltare completamente); le inquadrature audaci sono poche, ma il fumetto regala delle scene di folla e delle vedute di Parigi che oltre ad essere un piacere per gli occhi ravvivano continuamente la narrazione, anche quando la vicenda segue un corso prevedibile.

La più riuscita scommessa di Grouazel e Locard è l’aver fatto di Révolution un’opera corale: la storia della Rivoluzione è troppo nota perché un lavoro autenticamente autoriale possa accontentarsi di ripercorrerne le tappe attraverso gli occhi dei La Fayette e dei Robespierre. Ancora una volta, il rischio di limitarsi a una versione più corposa e pedante de L’histoire de France en BD era dietro l’angolo. La vera sorpresa, allora, è che lungo tutto l’arco della storia seguiamo le vicende di personaggi poco noti (il membro dell’assemblea Augustin de Kervélégan, l’eroina della Rivoluzione Reine Audu) o inventati (il fratello gemello di Kervélégan, Abel, le giovani popolane Louise e Marie, il rancoroso pamphlettista reazionario Jérôme Laigret). 

Sono i personaggi immaginari a trainare il racconto: Laigret (i cui tratti sono ironicamente calcati su quelli di un editorialista di destra molto noto in Francia, Eric Zemmour) tenta di ingraziarsi l’aristocrazia stampando di tasca propria volantini propagandistici e appelli alla restaurazione dell’ordine; Louise cerca più che altro un piatto caldo e un tetto, e finisce quasi per caso a unirsi alla cerchia delle donne parigine impegnate nella Rivoluzione; Abel è un giovane aristocratico annoiato che guarda con scetticismo tanto alla passione politica del fratello quanto alle rivendicazioni del “popolo”, salvo poi decidere di arruolarsi nelle milizie cittadine (non anticipiamo qui le motivazioni del personaggio, ben approfondite nel corso della storia). Tutti i personaggi seguono motivazioni e traiettorie inizialmente del tutto slegate dalla Rivoluzione come grande evento storico o come ideale. Anche quando entrano in contatto con gli eventi decisivi del loro tempo, ciò avviene in maniera quasi accidentale, e senza che questo gli conferisca alcuna comprensione del quadro di insieme. 

Nel seguire le peripezie di questi testimoni/attori della Storia, il lettore è spesso smarrito a sua volta: Révolution ha proprio in questo senso di smarrimento la sua cifra specifica. Sul modello di grandi antecedenti letterari come Notre-Dame de Paris, L’educazione sentimentale o I demoni, l’opera di Grouazel e Locard restituisce la confusione e l’incertezza, l’umana varietà e vivacità tipiche di ogni grande transizione storica, prima che l’occhio onnisciente dello studioso intervenga a mettere ordine, a separare le cause degli effetti, a giudicare gli eroi e i colpevoli. Con ciò, la specificità dell’opera d’arte rispetto alla saggistica è messa in valore nel modo più efficace possibile, e il risultato è un apporto genuinamente proficuo alla visione d’insieme che il lettore può farsi di una realtà tanto complessa. 

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La postfazione dello storico Pierre Serna conferma la consapevolezza della complementarietà dello sforzo analitico e di quello artistico, così come della loro distinzione: l’approccio saggistico è collocato alla fine del volume, o in qualche breve paragrafo in apertura di capitolo; l’esperienza immersiva del romanzo non viene mai disturbata da note a piè pagina, didascalie con nomi e date o altri vezzi divulgativi. I due autori possono talvolta contestualizzare una scena o un dialogo senza sacrificarne la naturalezza, con un riferimento storico buttato lì en passant in una conversazione o in un’immagine. 

È inevitabile che alcuni di questi richiami risultino meno familiari per un lettore straniero, e se a ciò aggiungiamo il pronunciato gusto dei due autori per l’ellissi (il progetto iniziale prevedeva addirittura di non mostrare la presa della Bastiglia) si può onestamente affermare che non tutta la confusione, nella lettura di Révolution, è voluta

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Si tratta però di una confusione che conviene comunque abbracciare, piuttosto che contrastare. Davanti al connubio di fascinazione e paura che contraddistingue il rapporto del grande pubblico nei confronti della problematica politica, l’artista ha la scelta tra la militanza (che pretende di dare risposte) e l’escapismo (che vuole far dimenticare la domanda).

Senza voler delegittimare l’una o l’altra di queste soluzioni, va comunque elogiato il coraggio di opere che, come Révolution, intraprendono la terza via, senza sottrarsi all’urgenza della politica ma senza la presunzione di semplificarla. Il risultato è che Révolution riesce a ricordarci che fare la Storia è responsabilità di tutti. Ma anche che, mentre ci si trova immersi nel flusso degli eventi, nessuno ci capisce davvero niente.

Révolution 1: Liberté
di Florent Grouazel e Younn Locard
Actes Sud, 2019
cartonato, 328 pp., colore
28,00 €

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