Orrore rurale e shonen manga: “Something Is Killing the Children”

Nella cittadina di Archer’s Peak sta succedendo qualcosa di grave. Ormai la conta dei ragazzini scomparsi è fuori controllo, e il ritrovamento di cadaveri orribilmente mutilati scaraventa la comunità nel panico più totale. A gettare ulteriore benzina sul fuoco c’è l’incapacità delle forze dell’ordine di capire cosa stia succedendo e di fermare il massacro. Questo fino a quando il ritrovamento di un sopravvissuto sembrerebbe finalmente proiettare un fascio di luce sulla vicenda.

Secondo il testimone, la mattanza sarebbe il frutto di un orribile mostro, capace di rendersi invisibile agli occhi degli adulti. Naturalmente nessuno crede al giovane, tranne una ragazza appena arrivata in città. Erika Slaughter, questo il suo nome, ha occhi enormi, un buffo zainetto dove tiene un peluche a forma di polpo e sembra conoscere bene quello che sta succedendo. Tanto da essere l’unica pronta ad affrontarlo.

something is killing the children bd

Something Is Killing the Children di James Tynion IV e Werther Dell’Edera è ambientato in un mondo fatto di contrasti. Parte come una banale riproposizione di (ancora) Stranger Things ma finisce ben presto in territori più crudi e violenti, dove la morte di minorenni è qualcosa di palpabile e visibile sulla pagina. Ci sono mucchi di cadaveri di ragazzini e corpi dilaniati a dare matericità e volume a mostri tutt’altro che metaforici.

Le tavole del fumetto rimangono sospese tra le matite sporche e nervose di Dell’Edera – rese ancora più d’effetto dai colori freddi e quasi acquerellati di Miquel Muerto – e alcuni inserti quasi giocosi come la rappresentazione di Erika, d’impatto immediato come se si trattasse di una storia dalla vocazione pop. E così, in un mondo dove bambini di dieci anni continuano a morire in modi atroci, ecco arrivare un personaggio sopra le righe fin dal nome (slaughter in inglese vuol dire massacro o carneficina).

La resa grafica della ragazza è talmente fuori contesto da rappresentare un elemento del tutto alieno rispetto al livido mondo di Archer’s Peak. Gli occhi smisurati, il ciuffo biondo a coprire metà del volto e la bandana con stampato un agghiacciante ringhio da mostro la fanno sembrare una specie di personaggio da manga precipitato in un fumetto impregnato di orrore rurale.

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C’è anche l’inseparabile animaletto-mascotte, come un Pikachu qualsiasi: un polpo di peluche, con cui la ragazza pare avere un rapporto molto stretto. Considerando la cupezza generale del fumetto, non si poteva certo pensare di inserire un buffo sidekick appollaiato sulle spalle della protagonista. Avrebbe del tutto rotto l’atmosfera da horror puro della vicenda. Si è quindi scelto di non rinunciare a questo particolare così colorito trovando una soluzione narrativa furba e sottilmente metalinguistica, comprensibile solo a chi conosce bene il materiale – il fumetto giapponese – da cui Tynion IV e Dell’Edera hanno deciso di attingere.

In un primo momento il piccolo animaletto stilizzato sembra essere infatti un semplice giocattolo inanimato. Ricalca in maniera fedele l’aspetto dei vari buffi compagni di avventure dalle sembianze kawaii tipici dei manga, ma rifugge ogni tono favolistico o eccessivamente fantastico. Something Is Killing the Children è una serie che parla di incubi infantili, così non è strano che uno dei personaggi, seppur adulto, decida di portare con sé un ricordo dei suoi anni da bambina.

Si tratta di una scelta che gioca con un riferimento tipico del fumetto destinato ai più giovani, riletto alla luce di un realismo – come quello della resa fisica di Erika – necessario a restituire la crudezza al centro di tutta l’operazione. Una volta tolto il suo pastrano, la ragazza rivela spalle larghe e una forma del busto a triangolo rovesciato. Dopotutto stiamo parlando di una cacciatrice di mostri che combatte con armi acquistate dal ferramenta, e ogni accenno a forme da pin-up sarebbe stato quanto mai fuori luogo.

werther dell'edera

Something Is Killing the Children è comunque un fumetto incentrato su mostri e dinastie di cacciatori di mostri. Inutile quindi meravigliarsi se l’innocente giocattolo cefalopode si rivelerà ben presto posseduto dallo spirito di una sorta di demone, a metà tra Abe di Hellboy e una pianta carnivora, con cui Erika tiene continue conversazioni non proprio amichevoli.

Il parallelismo con gli shonen viene così a chiudersi – in tanti manga il protagonista riesce misteriosamente a comunicare con il suo compagno animale come se si trattasse di una persona vera – anche se ancora una volta gli autori riescono a riportare il flusso narrativo nei binari dell’horror. La nostra cacciatrice di mostri ha un aspetto da shonen e un animaletto stilizzato con cui si confida. Peccato che questo sia possibile grazie alla possessione di un essere abominevole, rendendo i personaggi più linea con la crudeltà e il pessimismo del resto della serie. 

Curioso come scelte così peculiari siano calate in un contesto che sembra rifarsi a certe produzioni televisive crime di alto profilo. Dalle scelte cromatiche ai continui riquadri in cui si frammentano le pagine, il modello di riferimento sembra essere la HBO, fatto prima di tutto di eleganza e ricercatezza. Le splash page sono usate con parsimonia, e anche il tratto è modulato solo in precise occasioni – per esempio nei flashback, dove diventa ancora più rabbioso – con il risultato che Something Is Killing the Children si trasforma presto in un fumetto su mostri giganti mesto quasi solo sussurrato.

something is killing the children

Nessuno nega che ci siano tanta violenza, la giusta dose di azione e qualche uscita spaccona per il puro gusto di esserlo, ma a conti fatti spesso il registro generale è sommesso e più attento a chi gravita nella comunità di Archer’s Peak che alle orribili creature che popolano i boschi adiacenti.

Se dovessi fare un paragone con il cinema, il titolo più azzeccato sarebbe il monster-movie The Host di Bong Joon-ho, dove il mostro veniva svelato quasi subito per poi perdere rapidamente centralità nella storia a favore della famiglia dei protagonisti. La serie di Tynion IV e Dell’Edera non si spinge così in profondità, ma la volontà di spostare continuamente le aspettative del lettore è palpabile.

La pecca principale del progetto è forse la sua eccessiva dilatazione e il ritmo sincopato degli eventi. Nei primi sei numeri viene più che altro costruito il mondo in cui si svilupperà il resto della narrazione, prediligendo ancora una volta una narrazione controllata e lontana da schiamazzi pop. Something Is Killing the Children è una serie diversa da quello che ci si potrebbe aspettare, fatta di scelte eleganti e di trovate curiose che convivono all’interno della stessa storia, ma che forse ha bisogno ancora di qualche numero per ingranare a pieno regime.

Something Is Killing the Children
di James Tynion IV e Werther Dell’Edera
traduzione di Federico Salvan
Edizioni BD, maggio 2020
brossura, 128 pp., colore
15,00 €

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