Guida al binge-reading di Spider-Man 2099

All’inizio degli anni Novanta, Marvel Comics mise in cantiere un progetto intitolato The Marvel World of Tomorrow, curato da Stan Lee e John Byrne e ambientato nel futuro dell’universo narrativo della casa editrice. I piani iniziali saltarono subito, a causa dell’abbandono di Byrne, e quel progetto si evolvette in qualcosa di diverso, chiamato Marvel 2099 e strutturato a partire dal 1992 su un gruppo di testate realizzate da vari autori, con protagoniste versioni futuristiche di alcuni dei personaggi più famosi della casa editrice. Tra le serie della linea poche riuscirono a lasciare il segno. Anzi, solo una: quella dedicata allo Spider-Man del 2099.

spider-man 2099 fumetto marvel

Il personaggio – ideato dallo sceneggiatore Peter David e dal disegnatore Rick Leonardi – è rimasto da allora impresso nella memoria degli appassionati per la qualità delle sue storie, certamente, ma anche perché il suo costume era – ed è ancora oggi – tra i più cool mai ideati dalla Marvel. La prima serie di Spider-Man 2099 si concluse dopo nemmeno 4 anni, ma il personaggio da allora è riapparso in altri fumetti (tra cui altre due nuove collane a suo nome, una del 2014 e una del 2015), in videogiochi e persino nella scena post-credits di Spider-Man: Un nuovo universo.

Anche in Italia le storie dello Spider-Man del futuro ottennero un grande successo: tra quelle dedicate intorno alla metà degli anni Novanta ai personaggi della Marvel, la collana a lui intitolata – pubblicata prima da Star Comics e poi da Marvel Italia – fu a lungo una delle più vendute, con più di 20.000 copie a numero.

Numero di albi: Le storie del personaggio scritte da Peter David – le uniche da prendere in considerazione – apparvero sui numeri 1-20 e 22-44 di Spider-Man 2099 (se il numero 21 era un fill-in dimenticabile, gli ultimi due albi prima della chiusura della serie, sceneggiati da Terry Kavanagh, non aggiungevano nulla di importante). Agli albi della serie regolare si aggiungono un Annual pubblicato nel 1994 e uno speciale del 1995 che vide l’incontro dell’Uomo Ragno del futuro con quello del presente. In tutto, si tratta di poco meno di 1.000 pagine.

Dove posso leggerlo in Italia: La serie esordì – insieme a quelle dedicate a Ravage 2099, Destino 2099 e Punitore 2099 – su uno speciale numero zero, per poi proseguire sul mensile L’Uomo Ragno 2099 fino alla sua chiusura, avvenuta con il numero 30 (la testata fu pubblicata da Star Comics fino al numero 11 e da Marvel Italia dal 12 in poi). Le storie successive furono edite da Marvel Italia nella collana 2099 A.D., per l’esattezza nei numeri 1-5, 7-8, 10-13.

Le prime storie sono state ripubblicate più volte da Panini Comics, per esempio nei due volumi brossurati della collana Marvel Gold – intitolati L’inizio e Nulla si trasforma – che hanno ripreso i primi 14 episodi più altre storie di altri autori. Di recente, il volume Spider-Man 2099: Giuramento di sangue ha invece inaugurato la collana cartonata 2099 Collection con le prime 10 storie.

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Spider-Man 2099 Annual 1 fu pubblicato sul primo numero della testata antologica 2099 Special per poi essere ripreso nel secondo dei volumi Marvel Gold. Lo speciale Spider-Man 2099 Meets Spider-Man apparve su Wiz 1 di Marvel Italia e fu poi ristampato nel volume Spider-Man: L’attacco di Venom.

Di cosa stiamo parlando: Lo Spider-Man del futuro è Miguel O’Hara, brillante biogenetista dal sarcasmo molto affilato e di origine meticcia (è per metà messicano e per metà irlandese). Miguel risiede a Nueva York, la New York del futuro, costruita sopra la città dei giorni nostri (che nel frattempo è divenuta una sorta di periferia degradata e lasciata in mano alle bande criminali).

Il suo lavoro si svolge alla Alchemax, una delle grandi multinazionali che governano il mondo. Persino la polizia della città – chiamata Occhio Pubblico – è privata ed è posta sotto il comando di Tyler Stone, uno dei più alti dirigenti della Alchemax e capo di Miguel. Quando quest’ultimo decide di lasciare l’azienda per dissidi sui propri esperimenti sulle mutazioni genetiche, Stone gli somministra di nascosto una droga chiamata Rapture – che produce una forte dipendenza –, sintetizzata esclusivamente dall’azienda, per costringerlo a restare con loro.

Miguel decide allora di utilizzare un macchinario ideato da lui stesso, con il quale è possibile sovrimporre il DNA di un animale o di altri esseri umani su qualsiasi essere vivente. Il ragazzo vuole utilizzare il suo stesso DNA, digitalizzato prima della somministrazione del Rapture, per provare a “disintossicarsi”. Un collega invidioso sabota però l’esperimento, e Miguel si ritrova con il proprio DNA mescolato a quello di un ragno.

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Spider-Man 2099 ha perlopiù gli stessi poteri della sua controparte del presente – forza, agilità e velocità proporzionali a quelle di un ragno e capacità di aderire alle pareti, ma senza il senso di ragno che avverte Peter Parker dei pericoli. In più, possiede artigli retrattili a mani e piedi e canini acuminati con i quali può paralizzare temporaneamente gli avversari, mordendoli. Miguel è poi dotato di una “visione accelerata” che gli permette di avere riflessi e agilità superiori a quelli dello Spider-Man del presente. Le sue ragnatele inoltre sono organiche e vengono prodotte da ghiandole presenti negli avambracci, che aziona contraendo i muscoli del dorso delle mani.

Perché leggerlo: Perché, a distanza di quasi 30 anni dal suo esordio, Spider-Man 2099 è ancora una serie fresca e divertente, scritta da un Peter David all’apice della carriera (in quegli stessi anni era impegnato anche nel suo lungo ciclo su Hulk e su X-Factor). Nel classico stile di David, le storie alternavano con naturalezza vari registri, passando dall’azione all’umorismo o dal sentimentale al drammatico a seconda delle storie e delle circostanze. In più, David si lasciava andare spesso a qualche tocco di post-modernismo ante litteram, per esempio nei dialoghi riguardanti l’identità segreta di Miguel o nei momenti in cui l’eroe si preoccupa dei vestiti che indossa sopra il costume, non sapendo dove lasciarli durante le battaglie.

Con i suoi molteplici livelli di lettura, Spider-Man 2099 fu una tra le produzioni più strutturate – e divertenti – degli anni Novanta, periodo in cui non a caso furono pubblicate allo stesso tempo le storie più drammatiche degli X-Men di Chris Claremont e la She-Hulk spigliata e fuori dai canoni di John Byrne. Peccato solo che alcune “tecnologie” futuristiche immaginate in quegli anni risultino ormai sorpassate o addirittura invecchiate male.

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Le storie migliori: La serie mantenne una buona qualità media per tutta la sua durata, con qualche picco. I primi 10 episodi, per esempio, servirono a caratterizzare il protagonista, i comprimari e il suo mondo e furono di certo i più freschi e innovativi. Tra questi spicca proprio il decimo, intitolato La festa della mamma, incentrato più su Miguel che su Spider-Man. Fu in questo episodio che risultarono più evidenti le differenze meno ovvie tra Miguel e Peter, al di là di ragnatele organiche, artigli retrattili e stato di famiglia.

Innanzitutto, il rapporto dell’eroe con i genitori era umanamente conflittuale, lontano dal romanticismo dei primi fumetti di supereroi e più in linea con una società contemporanea, sempre più idiosincratica. Miguel considerava sua madre una vecchia pazza dalle manie rivoluzionare e covava forte risentimento (se non proprio odio) nei confronti del padre per i suoi atteggiamenti militareschi e violenti.

A motivare Miguel a diventare un eroe, poi, non era stato il classico senso di colpa alla Peter Parker, ma semplicemente una voglia innata di fare del bene per il suo mondo. Una voglia che l’eroe cercava di tenere nascosta anche a se stesso, utilizzando come scusa il fatto di sentirsi invece incastrato nel suo ruolo.

Peter David amava molto interrompere il flusso dell’azione con storie più riflessive come questa. Altri due racconti significativi furono quelli contenute nei numeri 25 e 39, per esempio, che rappresentarono due importanti punti di svolta per il personaggio.

Molto divertenti furono anche le storie brevi del “giovane Miguel O’Hara”, che raccontavano le vicende del protagonista da giovane con retroscena delle vicende principali. Nate per supplire alla lentezza di Rick Leonardi, che non riusciva a disegnare con regolarità le 22 pagine mensili della serie, queste storielline (in tutto 14) furono comunque un piacevole riempitivo con cui David riusciva a portare avanti le trame principali.

Risulta ancora oggi piacevole anche lo speciale “all-action” Spider-Man 2099 Meets Spider-Man – una storia leggibile a se stante, anche con solo una minima conoscenza dei personaggi – in particolare per le interazioni dei due Spider-Man con i comprimari dell’altro, da Gabriel (fratello di Miguel) a J. Jonah Jameson (l’editore del Daily Bugle).

Le storie peggiori: Come detto, la qualità media della serie rimase sempre piuttosto buona, ma a rileggerlo ora il ciclo di storie ambientato nel cyberspazio (Spider-Man 2099 19-20) risulta piuttosto ingenuo e a tratti un po’ troppo frettoloso. E poi i character design del cattivo di turno – Discord – e dell’avatar di Miguel (con dei tremendi pattini a rotelle) erano davvero bruttini.

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I momenti migliori: Tutti quelli legati alle sottotrame sentimentali: all’inizio della serie, Miguel è fidanzato da anni con Dana, ex di suo fratello Gabriel, mentre quest’ultimo frequenta una nuova fiamma, la ribelle Kasey, con cui ha un rapporto tribolato. La ragazza è infatti innamorata di Spider-Man e crede che sotto la maschera dell’eroe ci sia proprio Gabriel. A un certo punto però Miguel ritorna a frequentare la propria ex, Xina, che in passato ha lasciato per Dana.

Questa è, in brevissima sintesi, la situazione sentimentale dei personaggi nel corso della serie, con solo qualche leggero spoiler che non rovina la lettura. L’evoluzione di queste trame arriva al suo climax in particolare su Spider-Man 2099 32-33, nei quali Miguel (con Xina) e Gabriel (con Kasey) si ritrovano a Città del Messico durante il giorno dei morti, tra zombi, riti vudù andati a male e la presenza di Strange 2099.

Da segnalare anche il finale di Spider-Man 2099 8, in cui, al termine dello scontro con l’Avvoltoio, Miguel lascia cadere l’avversario verso una probabile morte, facendosi poche remore, dopo aver pensato inizialmente di salvarlo con la sua ragnatela. Qui David chiarì ancora una volta che lo Spider-Man 2099 era molto diverso da quello del presente. Dopotutto erano gli anni Novanta, e andavano di moda eroi più duri e implacabili rispetto a quelli classici della Golden e Silver Age.

Il personaggio migliore: A parte lo stesso Miguel sicuramente Lyla, la segretaria/assistente/governante olografica dell’appartamento dell’eroe, con l’aspetto di Marilyn Monroe. Un personaggio che David usava per dare a Miguel un interlocutore ma anche per mettere in scena siparietti comici e alleggerire le situazioni sfruttando la sua “ingenuità” da intelligenza artificiale, che la porta a prendere sempre alla lettera tutto quello che Miguel le dice.

Il disegnatore migliore: Qui non c’è gara: l’unico disegnatore della serie degno di questo titolo fu Rick Leonardi, con i suoi personaggi dinoccolati e le pose assurde e imprevedibili con cui riusciva a rappresentare Spider-Man durante l’azione. Una buona parte del merito andò sicuramente anche all’inchiostratore Al Williamson, veterano dei fumetti di fantascienza dal tratto particolarmente raffinato (era stato l’erede di Alex Raymond su strisce classiche come Flash Gordon e Rip Kirby).

Tra i disegnatori che sostituirono occasionalmente Leonardi spiccò solo Kelley Jones (Sandman, Batman) su Spider-Man 2099 9, con le sue figure grottesche e ombrose che ben si adattavano al tono dell’episodio (incentrato su un culto di adoratori dell’Uomo Ragno). Gli altri, in particolare quelli che sostituirono Leonardi dopo il venticinquesimo numero, risultarono davvero inadeguati, da Joe St. Pierre a Andrew Wildman, passando per Roger Robinson. Non avete mai sentito prima i loro nomi? Appunto.

Miglior tavola: Praticamente tutte quelle disegnate da Leonardi in cui Spider-Man è impegnato in azione. A parte queste, ce n’è una in particolare che mi è sempre rimasta impressa: la prima di Spider-Man 2099 7, in cui l’eroe viene portato in volo dall’Avvoltoio, dopo il loro scontro avvenuto nell’episodio precedente. Spider-Man ha appena ripreso i sensi ed è molto confuso, così Leonardi rappresenta la scena con le tessere di un puzzle scomposto, tra momenti del presente e flash del passato. Non una soluzione originale, ma d’effetto e molto efficace per descrivere la situazione in modo rapido.

Miglior copertina: Per quanto fosse il disegnatore perfetto per la serie, Leonardi non era un grande copertinista. Il suo problema era principalmente nella composizione, così a riuscirgli meglio erano le cover – più generiche – in cui poteva semplicemente concentrarsi sulla posa del protagonista, come quelle dei numeri 1 e 21. Tra tutte però spicca la copertina del secondo numero, con l’Uomo Ragno tutto schiacciato sulla sinistra, appeso a una parete e circondato da esplosioni.

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Dialoghi memorabili: La prima volta in cui indossa il costume (su Spider-Man 2099 2), Miguel si ritrova ad affrontare il cyborg Venture, mandato sulle sue tracce dalla Alchemax. L’eroe riesce a prendere di sorpresa il cacciatore di taglie, piombandogli addosso dall’alto. La sua insicurezza si manifesta nei suoi pensieri:

Spider-Man 2099 (nuvoletta di pensiero): «Bene… l’ho preso di sorpresa. Devo dirgli qualcosa che lo impressioni. Devo fargli capire chi è il più forte.»
Spider-Man 2099 (nuvoletta di pensiero): «Non deve capire che sono terrorizzato fino al midollo.»
Spider-Man 2099 (nuvoletta di pensiero): «Qualcosa come… come…»
Spider-Man 2099: «Salve.»
Spider-Man 2099 (nuvoletta di pensiero): «No, questo non andava.»

Poco dopo, nella stessa storia, Miguel riepiloga invece i propri poteri a Lyla:

Miguel: «Ho questi artigli, queste zanne, questa vista potenziata… lancia-ragnatele negli avambracci… che è sempre meglio che sparare tela dal sedere, immagino…»

Se dovessi sintetizzarlo: Spider-Man 2099 è una serie ancora oggi molto godibile e che offre numerosi momenti di modernità, con un protagonista molto distante da Peter Parker, nel carattere e nelle motivazioni.

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