“Attica”, il manga italiano anti-sovranista di Giacomo Bevilacqua

Ogni tanto amo leggere fumetti che non mi interessano. Non perché li consideri brutti o inutili, ma semplicemente perché non rientrano nei miei gusti: non si rivolgono a me come target, diciamo. Però leggerli è comunque interessante, perché aiutano a capire lo stato dell’arte. Mi ricordano che il Fumetto è qualcosa di vivo, che non si è certo fermato all’idea novecentesca di fumetto da cui provengo io, impigrito quarantenne la cui agenda fumettistica viene spesso dettata dai supplementi dei quotidiani. 

attica bonelli bevilacqua recensione

Al di là dei prodotti che – sotto l’apparente novità di titoli e forme – riproducono con chirurgica esattezza i caratteri del “buon fumetto popolare di una volta”, facendo leva sulla nostalgia di un pubblico tanto maturo quanto conservatore che si affida a un’idea di qualità (o di innovazione) rassicurante, si affacciano ogni tanto sul mercato prodotti meno scontati. Opere la cui stessa esistenza dimostra che l’oggetto-fumetto ancora pulsa, respira ed evolve in qualcosa di diverso dal fumetto del secolo scorso. Prodotti che fanno intuire, o quantomeno aspirano a, la forma che la Nona arte potrebbe assumere negli anni a venire.

Uno di questi è Attica. E si tratta di uno strano oggetto bonelliano, senza dubbio una delle novità editoriali più significative lanciate durante la scorsa Lucca Comics and Games. Per “strano” intendo non soltanto come prodotto in sé, che rimanda a un sacco di altre forme ed esperienze editoriali – dai tankobon giapponesi ai supereroi Marvel, con un pizzico di french touch tipo Last Man di Balak, Vives e Sanlaville – ma anche perché inserito all’interno del parco testate di Sergio Bonelli Editore. Ovvero, il soggetto editoriale che più di ogni altro ha difeso il verbo e la forma del fumetto popolare italiano nello scorso e in questo secolo. Nel solco di una rinnovata voglia di innovazione – che significa prevalentemente diversificazione – di formati, generi, target – e integrazione – di codici, linguaggi, stili – Attica si pone quindi come il titolo più innovativo della SBE di nuova generazione, per quanto (e proprio per questo) non sia esattamente pane per un lettore abituale di prodotti bonelliani.

La storia, sviluppata da Giacomo “Keison” Bevilacqua con il contributo di Giovanni Masi, racconta di cinque ragazzi dai vari poteri (più un cane parlante simile a un Pokemon, una versione sboccata del Panda di A Panda piace, che sfida assai la nostra sospensione dell’incredulità) i quali, dopo varie peripezie, si riuniscono per guidare una ribellione contro Attica, la loro città natale. Questa metropoli si presenta come una sorta di città-stato dall’impronta molto sovranista, che ha deciso di isolarsi totalmente dal resto del mondo, costruendo un muro invalicabile contro gli stranieri in nome di un apparente benessere.

Come si può intuire dalla sinossi, in questa serie sono in scena temi molto contemporanei e molto attuali, con una critica esplicita a certe politiche fondate sulla chiusura dei confini e sulla paura dello straniero. Ma il tutto è narrato con una leggerezza e con un registro brillante che ricorda certi film marvelliani (I Guardiani della Galassia) o, per restare in ambito fumettistico, le tragicomiche super-avventure di Rat-Man o i surreali accolli di Zerocalcare. 

Il mix di toni, presente soprattutto nella prima parte, non sempre funziona a dovere, ma indubbiamente contribuisce ad avvicinarci ai personaggi, a renderceli “simpatici” anche quando non ne cogliamo le motivazioni (l’investigatrice Kat non sembra così sveglia come continuamente dice di essere; la logica che spinge il misterioso Esse a mollare al loro destino per anni gli orfanelli è tanto incomprensibile quanto necessaria; il supercattivo Presidente Ino viene definito dai nemici “stupido” pur non dimostrandolo più di tanto). 

Anche il segno di Bevilacqua (unico disegnatore di tutti e sei gli albi, coadiuvato da alcuni assistenti – metodo produttivo assai lontano da quello Bonelli) si adatta a questi continui cambi di registro, con una stretta aderenza agli stilemi del manga, sia nel taglio delle tavole e nell’uso della mezzatinta, sia nel dinamismo delle scene d’azione e nell’uso del cartoon di quelle comiche. Alla firma di Bevilacqua si aggiungono i contributi da parte di lettori e amici che, attraverso l’iniziativa “Attica challenge”, veicolata tramite il profilo IG dell’autore, sono chiamati a fornire la loro versione grafica dei personaggi; lungi dall’essere una semplice trovata promozionale, i contributi esterni, alcuni dei quali pubblicati in coda agli albi, danno spessore social alla serie, trasformandolo in un progetto collettivo e “popolare”. 

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Il miscuglio di stili si pone al servizio di un intreccio che, come già accaduto in un’altra storia di Bevilacqua per Bonelli, Lavennder (di cui scrivemmo ai tempi dell’uscita in edicola), si fonda sulla rilettura di un classicissimo topos dell’immaginario (ma non sveleremo qual è), giocando a rovesciare le aspettative del lettore e le sue conoscenze pregresse, alla maniera del Fables di Bill Willingham. 

La cultura pop, il background di storie, miti e fiabe che definiscono la nostra identità culturale, diventano così il terreno per una sperimentazione giocosa che, senza timore reverenziale, aggiunge significato e senso alla narrazione.

Il finale, che esprime il messaggio politico di Bevilacqua, è una dichiarata condanna del sovranismo e di tutti quei governanti bugiardi che per mantenere il consenso alimentano odio e ignoranza nel loro popolo. Come i cinque ragazzi “teste di cazzo” che guidano la rivolta e aprono una breccia nel muro della città perfetta, anche questo strano oggetto fumettistico, che pare un tankobon ma non lo è, aspira ad aprire un varco di spensierata libertà nel paese chiuso del vecchio fumetto italiano.

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Per certi versi sembra di assistere a un processo come quello del manfra – manga francese – Radiant di Tony Valente: una chiamata alle armi di tutti i cliché dello shonen manga, concentrati come in una fanfiction, ma miscelati da uno sguardo consapevole verso le dinamiche sociali dei nostri tempi. E non è forse un caso che (perdonate lo spoiler) alla guida di Nuova Attica si ponga Ivan il matto, un bambino “cresciuto a forza tra i giochi degli adulti”, che ha lo sguardo e la lucida visionarietà di una Greta Thunberg. 

Come già visto altrove, con questa serie Bonelli Editore riflette sui (propri) confini col dichiarato intento di superarli. Il rispetto della tradizione, per anni il dogma della “vecchia”, autarchica e sovranista Bonelli, lascia il posto – specialmente in alcuni titoli sotto l’etichetta Audace – a una spregiudicata voglia di integrazione, alla esplicita volontà di miscelare stili e culture, di accogliere temi, formati e linguaggi provenienti da un perimetro di riferimenti un tempo distante. Il risultato è un fumetto magari imperfetto, ma nuovo e vivo, che prova a parlare alle nuove generazioni con il loro linguaggio. 

Non ci rimane che attendere i titoli che – non ne dubitiamo – seguiranno la scia. Consapevoli che abbattere i muri è il modo migliore per dare una nuova forma al (fumetto del) futuro. Alla faccia dei vecchi conservatori come me.

Attica 1-6
di Giacomo Bevilacqua
Sergio Bonelli Editore, 2019-2020
brossura, 144 pp. a voll., b/n
4,90 € a voll.

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