Il sito che spiega “Big Numbers”, l’opera incompiuta di Alan Moore e Bill Sienkiewicz

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La copertina del primo numero di Big Numbers

Il fumettista James Harvey (Luigi Mode, Masterplasty, Bartkira, We Are Robin) ha realizzato un sito dedicato a Big Numbers, opera incompiuta di Alan Moore e Bill Sienkiewicz, della quale furono pubblicati solo due albi (dei dodici previsti) all’inizio degli anni Novanta.

Big Numbers racconta della costruzione di un centro commerciale nella città di Hampton e di come quest’opera influenzi, cambi o distrugga la vita degli abitanti. Lo spunto di partenza si sarebbe poi dovuto sviluppare in un’epopea joyciana che avrebbe tentato di tradurre in fumetto le idee sulla geometria dei frattali di Mandelbrot (scovare tematiche su ampia scala – la città – che fossero riproponibili nel piccolo – le vite dei personaggi).

Il sito di Harvey presenta una tabella – definita «la Sacra Sindone dei fumetti» – che Moore creò durante la scrittura delle sceneggiature, per tenere traccia delle evoluzioni degli oltre quaranta personaggi: ogni colonna rappresenta uno dei dodici albi e ogni riga un personaggio. Il lettore può così ricostruire la trama del fumetto interrotto al secondo numero. Moore completò il grafico il 24 agosto 1988.

Uno screenshot del sito dedicato a Big Numbers

Nel sito sono inoltre incluse le conversazioni tra Moore, il produttore Alex Usborne e lo sceneggiatore Michael J. Basset, che alla fine degli anni Novanta stavano lavorando a un adattamento televisivo della serie. Nel dicembre 1999, Bassett pubblicò la trascrizione di alcune delle riunioni sul proprio sito personale (ora defunto), spiegando che il canale inglese Channel 4 aveva letto le sinossi di tutti e dodici gli episodi e aveva preferito non produrre la serie. «Alan è fantastico» scrive Bassett. «Grande fumatore d’erba, non molto incline a spostarsi dalla sua poltrona. Con una mente meravigliosa che vale la pena visitare. Abbiamo registrato le nostre conversazioni e le ho tutte trascritte. Ora ho 280 pagine di conversazioni tra Alan, me e il produttore mentre parliamo di Big Numbers e altre cose.»

Pensata in un atipico formato quadrato, Big Numbers si interruppe dopo appena due albi, usciti nella primavera del 1990 per Mad Love, l’etichetta di Moore, poi rimpiazzata dalla Tundra di Kevin Eastman. Sienkiewicz, che aveva deciso di disegnare ogni vignetta basandosi su foto da lui scattate, usando i suoi amici come modelli, restò invischiato nella sua ossessione del riferimento fotografico e allungò i tempi di realizzazione a tal punto da dove assumere il diciannovenne Al Columbia come assistente. Terminato il terzo numero, la vita del disegnatore andò a rotoli: uno dopo l’altro, i modelli si defilarono (la protagonista partì per la Germania, altri due morirono, un altro, adolescente, crebbe da una sessione all’altra rendendo inutilizzabili gli scatti), sua madre venne a mancare e Bill iniziò a tradire la fidanzata.

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Una tavola di Bill Sienkiewicz da Big Numbers 2

Sienkiewicz abbandonò così il progetto, lasciando ad Al Columbia il compito di sostituirlo, ma a un certo punto anche lui fece fagotto, distrusse le tavole del numero quattro e sparì. Alcuni dicono che ebbe la meglio il suo perfezionismo maniacale, che gli impedì di divulgare i disegni, Eastman ha invece dichiarato che il problema fu «il fatto che Al si rese conto che non lo volevamo in quanto Al Columbia, ma in qualità di clone di Bill», mentre Columbia stesso scrisse prima che «ero innamorato dei soldi che mi avevano dato in anticipo, li spesi tutti e disegnai soltanto metà dell’albo» e poi che la distruzione era da imputare alla richiesta del gruppo rock Sebadoh per una copertina fatta da un collage delle tavole.

Eddie Campbell, nell’autobiografico Alec: Come diventare un artista, racconta la vicenda seguendo le dichiarazioni di Eastman, ma aggiunge alcuni episodi che evidenziano un trasfert padre-figlio tra Sienkiewicz e Columbia presto deterioratosi (addirittura, secondo Campbell, Columbia prese a vestirsi come Bill). Con il posto di disegnatore vacante, Eastman chiese aiuto a Kent Williams, George Pratt e altri, ma incassò solo rifiuti e, preso dalla frustrazione, gettò la spugna.

Di quella che sarebbe dovuta diventare la magnum opus di Alan Moore restano i primi due numeri, editi, le sceneggiature del quarto e quinto episodio, inedite, e l’intero terzo numero, mai pubblicato ma leggibile grazie a Pádraig Ó Méalóid, che nel 2009, dopo aver comprato a un’asta su eBay le fotocopie dell’episodio, lo ha pubblicato online, con il permesso di Moore.

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