Denny O’Neil, editor invisibile

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Nella storia del fumetto statunitense, alcuni editor sono stati più rilevanti di altri, per personalità o sensibilità e, anche se il loro contributo spesso è stato invisibile, il loro ruolo nella creazione di fumetti che in tanti amiamo e conosciamo è stato fondamentale. Tra gli editor che di questa invisibilità ne hanno fatto una vera e propria arte c’è di certo anche il recentemente scomparso Denny O’Neil.

O’Neil è noto oggi per lo più per i fumetti da lui scritti, tra cui un fondamentale ciclo di Batman e Lanterna Verde/Freccia Verde, entrambi realizzati a inizio anni Settanta in coppia con il disegnatore Neal Adams. Con un passato come giornalista e attivista per i diritti civili, la sua più grande qualità fu quella di saper cogliere lo zeitgeist dei suoi tempi e riversarlo all’interno dei fumetti di supereroi, dando più realismo alle figure di Batman e Joker e dando centralità a tematiche politiche e sociali nelle storie di supereroi.

Denny O’Neil è stato in realtà una figura centrale per la storia dei comics americani tanto come sceneggiatore quanto come editor, curando in particolare i personaggi di Daredevil (per Marvel Comics) e Batman (per DC Comics) e lanciando numerosi giovani autori come Frank Miller, David Mazzucchelli e Chuck Dixon. Tra i fumetti su cui è apparso il suo nome al fianco della casella “editor”, ci sono La saga di Elektra, Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Batman: Una morte in famiglia, tanto per citare qualche titolo tra i più famosi. O’Neil trovava soddisfacente collaborare con altri talenti, e per lui fare l’editor significava principalmente «soddisfare il proprio bisogno di lavorare con altre persone».

Il primo incarico importante che O’Neil ricevette come editor fu nel 1980 da Marvel Comics, sulla testata Daredevil, che all’epoca era quasi sul baratro della chiusura. Da poco su quelle pagine aveva esordito un giovane disegnatore di nome Frank Miller, quasi in coincidenza con l’arrivo dello sceneggiatore Roger McKenzie. Miller però non sembrava particolarmente soddisfatto delle storie che riceveva in carico, come rivelato in seguito dal caporedattore Marvel dell’epoca, Jim Shooter: «A un certo punto, Frank quasi se ne andò, perché non gli piacevano le sceneggiature di Roger… ma io provai a dissuaderlo, e alla fine l’editor Denny O’Neil decise che fosse abbastanza così e spostò Roger su qualcos’altro. Credo che la chiave di quella decisione fu una trama che Frank aveva scritto, la prima storia di Elektra».

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5. “La morte di Elektra”, di Frank Miller e Klaus Janson (Daredevil #181)

Con il numero 168, Miller iniziò a scrivere e disegnare da solo la testata con il contributo di Klaus Janson in qualità di inchiostratore/rifinitore, e le vendite subito si risollevarono. «Parlavamo tanto… a volte due, tre volte a settimana» avrebbe raccontato O’Neil di quel periodo. «Io davo suggerimenti, incoraggiavo, indicavo qualcosa e lo intensificavo, ma la testata era loro, non mia. Il mio lavoro era di aiutarli a realizzare la loro visione.»

Tra i suggerimenti di O’Neil a Miller, secondo quanto raccontato più volte da quest’ultimo, ci fu quello di sviluppare uno stile tutto suo nelle scene di lotta prendendo spunto dalle arti marziali, di cui l’editor era appassionato. Sempre secondo Shooter, «Denny O’Neil ebbe molta influenza positiva su di lui [Miller, Ndr] e contribuì al suo sviluppo nelle prime fasi della sua carriera». «Denny spesso mi indica modi per sfruttare meglio qualche scena o una direzione in cui portare un personaggio» raccontò Miller a Dwight Decker del Comics Journal. «Ma non mi vengono dati ordini su cosa fare con i personaggi.»

Dopo la rottura con la Marvel – a causa di contrasti con Shooter – nel 1986 O’Neil tornò in DC Comics, dove fu subito messo a capo di tutta la linea di fumetti legati a Batman. Nel giro di tre mesi, l’editor creò un documento che gli autori del personaggio avrebbero dovuto seguire: «A tutti gli effetti, O’Neil è Dio nell’universo di Batman», scrisse Will Booker all’interno del saggio Batman Unmasked, «e le sue regole, o “linee guida”, su quello che il Cavaliere Oscuro può o non può fare sono fissate nel documento da lui chiamato “Bat-Bibbia”». Queste linee guida, però, secondo O’Neil, non erano un modo per limitare gli autori, bensì una risposta alla richiesta di maggiore controllo sulla continuity tra una storia e l’altra da parte dei lettori. Tra le regole principali imposte c’era anche quella secondo cui «Batman non uccide mai […] se non considerasse la vita umana inviolabile, non sarebbe Batman».

«Non dovrebbe essere la continuity a comandare» spiegò O’Neil. «La Bat-Bibbia è un campo da baseball con linee di confine molto larghe, e se uno sceneggiatore le oltrepassa con una grande storia, io trovo un modo di farcela stare.» In quegli anni, in ogni caso, O’Neil ebbe da DC Comics più libertà di quanta qualsiasi altro editor aveva o avrebbe in seguito mai avuto: «Il mio lavoro era di “guidare il franchise di Batman”». Sotto la sua gestione, proseguita fino al 2000, sono state pubblicate saghe come Anno uno, Una morte in famiglia (con l’uccisione del secondo Robin, Jason Todd), Knightfall e Terra di nessuno.

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Quando Frank Miller si offrì di rilanciare il personaggio di Batman con Anno uno – insieme al disegnatore David Mazzucchelli –, fu O’Neil a convincere DC Comics e gli autori a pubblicare la storia a puntate sulla testata regolare dedicata al personaggio anziché in un volume unico come inizialmente previsto, in modo da alzare le vendite, all’epoca davvero basse. Come raccontato dallo stesso editor: «Andai da Dave e Frank e gli dissi: “Se me la lasciate pubblicare prima serializzata sulla serie regolare, vi garantisco che nel giro di sei mesi uscirà anche in edizione cartonata. Non avrete problemi finanziari o di qualsiasi altro tipo, ma così potrò lanciare il miglior messaggio possibile ai lettori, che questo non è il Batman dei loro padri”». I quattro albi su cui la saga apparve (Batman 404-407) vendettero in effetti in media 180.000 copie, più del doppio dei precedenti.

Di O’Neil fu anche l’idea di far decidere ai lettori – attraverso un sondaggio telefonico – se far morire o meno Jason Todd, il secondo Robin, all’interno della sa Una morte in famiglia. Allo stesso tempo, O’Neil incitò gli autori a creare nuovi avversari per Batman, anziché usare sempre i classici come Joker, Due Facce e Mister Freeze, e questo portò per esempio alla creazione di Bane da parte di Chuck Dixon, Doug Moench e Graham Nolan nel 1993.

Il suo rapporto con gli autori era quasi più paterno che professionale. Se nell’epoca in cui aveva collaborato con Miller capitava che i due si trovassero spesso per giocare a pallavolo, durante la sua gestione di Batman gli capitava invece di chiamare gli autori semplicemente per fargli i complimenti, come raccontato per esempio dal disegnatore Kelley Jones: «A un certo punto, nel corso del mio secondo anno su Batman, mi chiamò e, senza nemmeno salutare, mi disse: “Ah, volevo farti sapere che penso che tu stia facendo qualcosa di speciale. Penso di dovertelo dire”. Poi salutò e riattaccò. Perché avesse sentito il bisogno di dirmelo, non ne ho idea».

Come ricorda Scott Peterson, un membro dello staff di Batman nei primi anni Novanta, «Denny diceva sempre che una grossa parte del lavoro di editing consiste nello scegliere il giusto team creativo e poi lasciargli fare le loro cose». Per tutta la sua carriera come editor, in sintesi, O’Neil ha cercato di essere presente ma invisibile. La sua filosofia lavorativa era molto semplice, come apparve chiaro anche nel corso di un’intervista del 1986 per Comics Interview Magazine, nella quale, in risposta alla domanda «quale pensi che sia la giusto compito di un editor», affermò: «In una sola frase, far apparire bene gli autori. Se potessi decidere io, il mio nome non apparirebbe nei credits, perché io dovrei essere l’uomo invisibile di tutta l’operazione».

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