Un gioco di crudeltà e tenerezza: “Una donna e la guerra” di Yoko Kondo

di Angela Viola Borzacchiello

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Una donna e la guerra di Yoko Kondo è l’adattamento a fumetti di un racconto di Sakaguchi Ango, pubblicato da Dynit nella collana Showcase. Un volume che ha il pregio più unico che raro di unire narrativa e fumetto, includendo la versione integrale del testo e la sua trasposizione disegnata.

Kondo (classe 1957) fu tra le prime donne a farsi strada negli anni Settanta – in un mondo come quello del fumetto giapponese ancora strettamente maschile – debuttando nel 1979 sulla storica rivista di manga sperimentale Garo. Nel corso della sua carriera di mangaka Kondo ha imparato a familiarizzare con la prosa di Ango, avendo adattato molte storie dello stesso autore, tra le quali La principessa Yonaga e Mimio e Sotto la foresta di ciliegi in fiore (i racconti originali sono pubblicati in Italia da Marsilio editore).

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Ango (1906-1955) è considerato il portavoce di una corrente letteraria nota come decadente (burai-ha) ed emersa dalla desolazione della guerra, le cui radici si trovano nel Saggio sulla decadenza (Darakuron) del 1946, dove l’autore spiega che l’unico modo per conoscere se stessi è nella riscoperta delle pulsioni e degli istinti corporali dell’essere umano, nel liberarsi da obblighi sociali e morali.

La prima parte del racconto Una donna e la guerra fu pubblicata nel 1946 e narra le vicende di una coppia di amanti nel corso della Seconda guerra mondiale dal punto di vista del personaggio maschile. All’epoca il racconto fu sottoposto a censura e tagli, in quanto le forze alleate ritenevano pericoloso il fascino perverso che evocavano le immagini della devastazione dei bombardamenti. Nello stesso anno fu pubblicata la seconda parte, dove sono narrate le stesse vicende dal punto di vista della protagonista femminile. Solo nel 2001 è stata data alle stampe la versione integrale del testo che comprende i due racconti, da cui è tratto l’adattamento in questione. 

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Il racconto è incentrato su una donna anonima e su un ragazzo di nome Nomura che, convinti di non sopravvivere al conflitto mondiale, decidono di andare a vivere insieme, per prendersi cura l’uno dell’altro. Nomura è ammaliato dalla bellezza di lei, e pensa spesso che sarebbe una buona moglie se non fosse portata al tradimento. La protagonista un tempo era una prostituta, eppure il suo corpo non ha mai conosciuto il piacere, è solo un oggetto per l’appagamento altrui, e lei stessa non può fare a meno di usarlo. «Cercava la pelle di uomini diversi allo stesso modo con cui si calma la sete», nelle parole dello stesso Ango.

Solo con i bombardamenti il desiderio della donna sembra assopirsi. Di notte i lampi che illuminano il cielo la riempiono di stupore. Solo allora sente di essere viva mentre la casa, la città, tutto intorno a lei, sembrano sgretolarsi. Nella quotidianità della coppia si svolge però un ulteriore conflitto, nel quale il corpo di lei diventa il campo di battaglia: Nomura spera invano di riuscire ad appagare la donna ma ne esce sempre sconfitto. Forse è proprio l’atteggiamento anomalo di lei, che gli consente tutto ma poi lo ripaga con sguardi d’odio, a fomentare ancora di più la passione dell’uomo. Questa è la storia di un amore fugace tenuto in vita dalla guerra

I due personaggi incarnano per Ango il conflitto di due solitudini assolute, che pensano solo ai propri interessi e si compiacciono di ogni contatto reciproco: un istante di tregua dal loro isolamento, dal corpo freddo nel quale sono ingabbiati. La relazione tra l’uomo e la donna diventa allegoria del conflitto in Giappone: «Ogni cosa è forse come un sogno, ma la guerra era qualcosa di particolare […] un sogno ambiguo, mai completato, irreversibile».

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Kondo traduce queste tensioni con chiarezza e semplicità. Il montaggio delle vignette crea un flusso narrativo travolgente, e le immagini realistiche di Kondo, giocate sui toni del bianco e del nero, danno vita a una narrazione fedele al testo di Ango, rendendo con pochi tratti il perturbamento e la precarietà tra i due protagonisti e lasciando trasparire le contraddizioni del loro rapporto e l’insoddisfazione di cui sono vittime. I disegni sono essenziali, pochi tratti e sfondi minimali conferiscono un tocco etereo e delicato alla narrazione. L’uso del nero in momenti rilevanti si carica di potenza emotiva e fa da contrappeso alle vicende.

Una donna e la guerra di Yoko Kondo è un lavoro che non lascia indifferenti, un modo inedito di raccontare l’amore e la coppia, lo sfiorarsi di due solitudini che non arrivano mai a toccarsi realmente, ma al tempo stesso recitano le rispettive parti, in un gioco che alterna crudeltà e tenerezza. Nel corpo misterioso della donna si rispecchia la precarietà del Giappone violato dalla guerra, il gioco tragico e insidioso della distruzione.

Una donna e la guerra
di Kondo Yoko
traduzione di Asuka Ozumi e Maria Teresa Orsi
Dynit, settembre 2019
brossura, 176 pp., b/n
16,90 €

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