“Il futuro non promette bene”: desiderare figli in un mondo che va a rotoli

di Valeria Righele

Il futuro non promette bene di Eleanor Davis, uscito originariamente per Drawn & Quarterly nell’autunno del 2019 e in edizione italiana per Rizzoli Lizard a giugno 2020, è un libro particolarmente attuale, la storia di una coppia che tenta di costruirsi un futuro sereno nonostante viva in un mondo intriso di paura e costanti minacce alla libertà individuale. È il tentativo dell’autrice di rispondere a una domanda da un milione di dollari: voler diventare genitori, in un mondo sull’orlo del collasso, è un comportamento da irresponsabili?

il futuro non promette bene eleanor davis

Al centro della storia c’è Hannah, che ha una trentina d’anni e vive in una roulotte nei boschi, assieme al suo compagno Johnny e il loro cane. Durante il giorno va in città per prendersi cura dell’anziana signora Phyllis e nel resto del tempo si batte per migliorare le sorti della sua comunità assieme alle amiche attiviste del collettivo Humans Against All Violence (“Umani contro ogni violenza”).

Hannah e il suo compagno stanno cercando di avere un figlio. Mentre lei si arrovella per agevolare il concepimento, Johnny, che un lavoro non ce l’ha, passa il tempo a stordirsi di canne e consultare cataloghi di sementi, provando nel frattempo a mantenere fede alla promessa di costruire con le sue mani una nuova casa per entrambi.

La cornice in cui si svolge la loro storia è quella oscura e paranoide degli Stati Uniti militarizzati di un immaginario futuro prossimo in cui Mark Zuckerberg è diventato presidente (sì, proprio lui, il creatore di Facebook). È tornato lo spettro delle armi chimiche, i megafoni sono considerati armi contundenti e per questo proibiti nelle manifestazioni, e la stampa è diventata un organo di propaganda. La resistenza si organizza tramite meeting e sui social e quando può prova a prendersi le piazze.

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Davis, che ha partecipato per anni alle attività di Athens 4 Everyone, organizzazione politica della sua città (Athens, in Georgia), eccelle nel raccontare in maniera fedele e realistica cosa significhi manifestare per le strade con metodi nonviolenti, sostenendo perché queste siano più efficaci dell’uso della violenza. Se, infatti, sono diversi i modi in cui si può reagire a una situazione ritenuta ingiusta, non tutti possono permettersi di rispondere al caos con altro caos. «Senti, nel corteo c’è gente che ci mette la faccia, mica tutti possono farsi beccare dalla polizia», spiega Gabby, la migliore amica di Hannah, a delle militanti che per protestare stavano distruggendo proprietà pubbliche.

Femminista e naturalista queer, Gabby è un membro storico dell’HAAV e una persona di grande integrità, che chiama le ingiustizie col suo nome e lavora sodo per cambiare le cose e rendere la sua città un posto più inclusivo e ospitale. Ciononostante, per il suo atteggiamento viene spesso considerata una guastafeste senza senso dell’umorismo.

Una delle sequenze più importanti del fumetto vede proprio Gabby e Hannah discutere animatamente sul motivo per cui una dovrebbe voler avere figli, nel mondo terribile in cui vivono. In mezzo a un bosco dove si erano fermate per raccogliere funghi (con Gabby che si rivela un’esperta di micologia e snocciola dati tecnici su tutto ciò che raccolgono), le due amiche si trovano in aperto disaccordo sulla loro idea di futuro.

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All’opposto dello spettro di Gabby troviamo Tyler, il migliore amico di Johnny che Hannah cerca di evitare in ogni modo. Un personaggio inquietante che sembra uscito da un fumetto di Nick Drnaso, fissato con le teorie cospirazioniste e con la paranoia per il controllo governativo. Anche Tyler contesta a Johnny una visione troppo semplicistica del futuro e lo ammonisce di continuo circa la necessità di farsi trovare pronti a quello che succederà.

Gabby e Tyler sono parte integrante della storia, perché sono inseparabili da ciò che Hannah e Johnny devono vivere se vogliono diventare genitori consapevoli della realtà del mondo. Li smuovono, spingendo a riflettere loro e il lettore stesso. L’esperienza dei protagonisti è molto specifica e codificata, ma lo storytelling di Eleanor Davis è così fluido, naturale e autentico che i sentimenti che la protagonista prova, le sue paura, e le sue incertezze diventano rapidamente paure e incertezze provate anche da noi che leggiamo.

Non ho mai vissuto in una roulotte, ma so cosa significhi desiderare di poter avere una casa di proprietà; non ho mai lavorato come badante ma ho accudito una persona morente e so cosa si prova a sapere che presto o tardi non la vedrai più; non mi sono mai tagliata i capelli per emulare un’amica, ma ho conosciuto molte Gabby nella mia vita.

Davis sa benissimo come mantenere viva l’attenzione dei lettori, alleggerendo quelle che altrimenti sarebbero vicende fin troppo cupe, sfruttando genuini momenti di humour dei suoi personaggi (la signora Phyllis su tutti). E in cabina di regia non sbaglia un colpo, piegando la griglia a seconda dell’intensità della scena, dettando perfettamente i tempi della storia, accelerando e rallentando dove serve. L’essenzialità e la morbidezza del disegno in bianco e nero contribuiscono a montare la tensione fino alle pagine finali del libro, dove la sinergia di segno, passione e speranza raggiunge il suo apice.

Eleanor Davis ha raccontato a Hollywood Reporter che le prime idee che l’hanno portata a realizzare Il futuro non promette bene le sono venute nel 2016, dopo l’elezione di Trump. In quel periodo iniziò a partecipare più attivamente alla politica della sua città e contemporaneamente accudiva sua suocera, che era gravemente ammalata, e vagheggiava con Drew (Weing, suo marito, anche lui fumettista) di avere dei figli.

Sarebbe sbagliato considerare Il futuro non promette bene un racconto autobiografico, ma di certo si tratta di un libro personale, intimo e fortemente politico. «Spero ci perdonerai per averti portato in questo splendido mondo terribile», ha scritto Davis nella dedica, rivolta al figlio che sarebbe nato di lì a pochi mesi.

Il futuro non promette bene è un fumetto avvincente (e graficamente superlativo), che ci insegna prima di tutto a non giustificarci per le scelte che facciamo, purché siano prese liberamente e a causa dei nostri timori. Ci dice anche che abbracciare la gioia, quando si manifesta nella nostra vita, è l’unico modo per non farsi annientare da ciò che esiste al di fuori di noi, e che il cambiamento è il risultato di piccolissime vittorie quotidiane, ottenute al di là dell’ondata nera della Storia. Dunque avere qualcosa che aiuti a guardare avanti piuttosto che a concentrarsi su come si sta affogando è fondamentale. Se per qualcuno ciò significa avere un figlio… perché no?

Il futuro non promette bene
di Eleanor Davis
traduzione di Aurelia di Meo
Rizzoli Lizard, giugno 2020
brossurato, 160 pp., colore

18,00 €

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