“Pangolino”, la pandemia secondo la satira italiana

Quando è iniziato il lockdown per l’emergenza legata al Coronavirus, molti italiani – tra cui chi scrive – hanno pensato che avrebbero avuto finalmente il tempo per fare miriadi di cose: scrivere il libro mai scritto, guardare i film mai guardati, leggere i fumetti mai letti. Ovviamente per la stragrande maggioranza non è andata così.

Ma c’è anche a chi l’ozio da Coronavirus ha fatto bene. Uno di questi è Marco Tonus, fumettista e vignettista satirico, che nelle ultime settimane ha messo insieme una squadra di autori umoristici per scherzare sulla pandemia e su tanti elementi a essa legati (quarantena, tamponi, runner, mascherine, passeggiate con i cani…). Il risultato è un’autoproduzione, Pangolino, che è acquistabile esclusivamente richiedendo l’albo all’email pangolinomagazine@gmail.com.

pangolino copertina
Bastone di Esculapio al posto dello scettro, mascherina al posto del cappello e Pangolino è pronto per la pandemia.

Gli autori coinvolti da Tonus sono fumettisti navigati come Stefano Antonucci, Maurizio Boscarol, Alessio Spataro, Gianluca Maconi, Luca Salvagno, Paolo Francescutto, Bruno Olivieri, Fabrizio Pluc di Nicola, Walter Leoni e Filippo Peppo Paparelli, ma anche gli esordienti Alessio Rizzo ed Elisa Upata Turrin e gli scrittori satirici Davide Siddi e Lino Giustazzi.

Tutti hanno lavorato guardando a un chiaro modello, evidente sin dalla copertina: Topolino. Il folidote vestito da capobanda fa infatti il verso al primo numero di Topolino in formato libretto, così come il logo, la grafica, le scritte scimmiottano quanto fatto dai grafici Mondadori nel 1949.

Ovviamente, anche gli interni portano avanti questo gioco. Le storie a fumetti sono ispirate alle classiche avventure del settimanale. Il protagonista, Pangolino, interagisce con l’amico Calippo, alto, allampanato e lento, con il commissario Pizzettoni, il ladro Zanna di Legno e con i paperi gemelli cinesi Qi, Qo e Qa. Non manca poi la sana satira sociale, che in questo caso è indirizzata contro INPS, Confindustria, politici italiani e internazionali e la Chiesa.

Tra una storia e l’altra, si trovano giochi, rubriche e (finte) pubblicità – anch’esse parodie di quelle apparse su Topolino nei vari decenni – la pagina della posta con la grafica attuale, le intramontabili “barze”, il colophon in stile anni Settanta e le réclame degli Ottanta. Alla satira sulla contemporaneità si sovrappone così un gioco filologico di rimandi, citazioni e amore per il settimanale, forma ma non oggetto della presa in giro degli autori.

Incuriositi da questo progetto particolare, abbiamo intervistato Marco Tonus per approfondirne la genesi.

Pangolino mock up pandemia
Il tocco di classe: tutti i personaggi portano i guanti colorati da infermiere o medico, invece di quelli classici bianchi (o gialli) dei fumetti Disney.

Com’è nata l’idea di realizzare Pangolino?

Pensare richiede tempo, che spesso non c’è. Ma durante la quarantena ne ho avuto molto, quindi ho cercato di usarlo al meglio.

Perché hai scelto di parodiare proprio Topolino? 

Era una “vecchia” fissazione, un’idea nel cassetto. Serviva l’aggancio giusto per non farne un mero esercizio di stile: non avrei immaginato l’assist di una pandemia globale, ma è stato così. Mentre nei telegiornali si rincorrevano i nomi della città, mancavano solo Topolinia e Paperopoli… il resto è venuto da sé.

Come hai scelto gli autori da coinvolgere?

Trattandosi di una parodia, ho contatto alcuni amici con il tratto adatto alla deformazione caricaturale, oltre che con un ottimo senso dello humor e le idee chiare sulla satira: per creare Pangolino in così poco tempo servivano molta intesa, fiducia e stima reciproca.

Ho notato che non ci sono autori disneyani. È stata una scelta precisa o è semplicemente capitato così?

Sarebbe stato un sogno, ma penso che avrebbe complicato le cose.

Pangolino Maconi
La storia di Gianluca Maconi è ispirata alle avventure di Topolino e Pippo con Zapotec, Marlin e la macchina del tempo: il professor Olmec spedisce infatti Pangolino e Calippo nel passato per fermare la pandemia prima che si scateni.

Che rapporto hai con Topolino? Quali sono gli autori che ami e ti hanno influenzato e quali quelli che non sopporti? Fammi l’identikit disneyano dell’uomo dietro Pangolino.

Ho visto una parete di “costine gialle” per la prima volta intorno ai 6 anni, dai vicini di casa dei nonni: loro figlio studiava fuori e la sua stanza era sempre libera, quindi mi avventavo ogni volta sulla sua collezione, che partiva dagli anni Sessanta. Credo non l’abbia mai saputo che mi permettevano di sfogliarli, perché riponevo tutto in ordine. Si percepiva che non era una libreria ma un tempio.

Per il resto, da bambino non sono mai stato un lettore seriale di Topolino, mi piacevano di più Braccio di Ferro, Geppo e altre testate meno blasonate. Poi con l’età ho potuto apprezzare e studiare autori come Romano Scarpa, Massimo De Vita e Giorgio Cavazzano e riscoprire Floyd Gottfredson e Al Taliaferro. Resto comunque molto legato al tratto personalissimo di Luciano Bottaro e Luciano Gatto, che mi sembravano schegge impazzite quando in molti andavano uniformando il loro segno. Ho rispetto per tutti, sia gli egregi artigiani che gli eccelsi artisti.

Le finte pubblicità e le finte rubriche sono quasi più divertenti delle storie a fumetti, perché nascono chiaramente tutte da riferimenti ben precisi a qualcosa che si è visto su Topolino. Ho molto apprezzato ad esempio l’annuncio della rivista Paper Mes con la grafica di Paperino Mese. Come avete scelto i riferimenti? E perché non vi siete focalizzati su un solo periodo della rivista ma avete rifatto elementi e grafiche che vanno dal 1949 a oggi?

Meno male hai detto “quasi”! [Ride, NdR] Una parodia guarda alla quintessenza del parodiato, deve evocare, strizzarti l’occhio, ammiccare. Non credo mi ricapiterà di fare un esperimento del genere con queste caratteristiche, quindi ho cercato di rifare tutto quello che mi aveva colpito nelle varie stagioni di Topolino, con un occhio a pubblicità e rubriche che hanno segnato l’immaginario di diverse generazioni. Spero che ognuno leggendo Pangolino ritrovi qualcosa di familiare e che dopo l’effetto nostalgia (per la forma) vada in cortocircuito (per il contenuto).

Visto che vivo immerso nel fumetto classico, mi ha piacevolmente sorpreso la pagina di Pango Lino che fa il verso al Topo Lino della Nerbini. Chi è il secchione nel vostro gruppo che ha avuto l’idea del finto fumetto anni Venti?

Colpa mia. La storia dell’editoria andrebbe studiata insieme a quella del fumetto. Ci sono racconti incredibili, a volte quasi più fantasiosi dei fumetti stessi, sulla genesi di alcune opere, testate, etc.

Ho voluto omaggiare quei “pionieri” che portarono il personaggio di Topolino in Italia, fino a quando non furono beccati dalla Disney, e temporeggiarono trasformando la testata in Topo Lino per non avere grane mentre regolarizzavano la loro posizione con le licenze. Luca Salvagno ha fatto i disegni sui miei testi in rima, anche lui è un grande cultore di mummie. Mi fa piacere che si colga, è una chicca per amanti del genere: Pangolino è tutto permeato d’amore, in fondo…

Pangolino Spagnola
Pangolino alle prese con la Spagnola, nella parodia di un fumetto disneyano d’epoca

Hai scelto un sistema controcorrente per la vendita, non un crowdfunding, ma semplicemente un preordine tramite una email. Come mai?

Creare una pagina social dedicata avrebbe disperso energie, quindi ogni autore ha lanciato Pangolino dal proprio profilo, raggiungendo il proprio pubblico: è un’autoproduzione, nata per divertirci e divertire, un’operazione artistica. Chi l’ha riconosciuta non se la è fatta scappare, ne ha parlato e l’ha consigliata.

Tutto è frutto del passaparola fra lettori, che si sono fidati dei nostri lavori precedenti o semplicemente hanno riconosciuto un azzardo e ci hanno scommesso a loro volta. I ritmi sono più lenti, ma vanno riscoperti mentre molti si affannano, e la cosa pare essere apprezzata: il rapporto con i lettori così si rafforza, specie in un momento in cui la ripresa delle fiere è ancora un miraggio.

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