Alla ricerca del tesoro del Cigno Nero, tra storia e intrighi internazionali

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Il tesoro del Cigno Nero è il nuovo graphic novel del fumettista spagnolo Paco Roca ed è ispirato a una storia vera, scritta da uno dei suoi protagonisti. I disegni di Roca, infatti, danno vita alla sceneggiatura di Guillermo Corral Van Damme, attualmente Direttore di gabinetto della Secretaria de Estado de la España global.

Nel 2007, Corral era direttore generale del Ministero della cultura, e proprio in quell’anno accadono i fatti narrati nel graphic novel. Un’azienda statunitense (privata) di recupero tesori annuncia la scoperta del Cigno Nero: con questo nome non si designa un oggetto specifico, ma il sogno di ogni cercatore di tesori, ovvero il relitto di un galeone con all’interno il carico ancora intatto. Si tratta di una circostanza quasi impossibile, per via delle correnti marine in profondità, eppure l’azienda afferma di aver effettuato la scoperta nella zona dello Stretto di Gibilterra. È l’inizio di un duro contenzioso con il Regno di Spagna, che rivendica la nazionalità spagnola del veliero, e dunque il diritto di rivendicarne interamente il contenuto (consistente in svariate centinaia di migliaia di monete d’oro e d’argento).

Nella finzione letteraria, la storia è narrata attraverso gli occhi del giovane diplomatico Alex Ventura, da poco impiegato al Ministero della cultura, che si ritrova a combattere – dietro le quinte dello scenario politico internazionale – una battaglia senza quartiere contro gli interessi privati dell’azienda statunitense. La storia vera, raccontata nel dettaglio e con molti e puntuali approfondimenti, può essere letta qui.

Il graphic novel di Corral e Roca, pur mantenendo un’elevata fedeltà ai fatti, si concentra piuttosto sull’elemento soggettivo della vicenda, sulle personalità dei personaggi coinvolti e sui valori che animano il loro desiderio di lottare. Sullo sfondo di una lotta da 500 milioni di dollari si giocano infatti il sentimento nazionale di un popolo e lo scontro tra sovranità nazionale e interessi privati: il linguaggio è quello del diritto internazionale, un codice per molti versi ancora goffo, la cui fragilità appare molto chiaramente dal tenore della narrazione. La scelta di raccontare la storia attraverso lo sguardo di un “novellino” è da questo punto di vista vincente: il giovane Ventura comincia impacciato, ma acquista progressivamente sicurezza, accompagnando il lettore lungo un tragitto che comincia con dilemmi legali e procedure burocratiche e finisce con momenti di vero e proprio eroismo diplomatico.

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La scrittura di Corral trova il giusto equilibrio tra ingredienti diversi. All’esigenza di presentare con chiarezza i fatti reali si aggiunge l’espediente narrativo della storia tra il protagonista e una collega, un intreccio amoroso che fa da contrappunto, sul piano individuale, a un evento di portata nazionale in cui si scontrano il mondano e l’ideale, il piano dei diritti e quello dei desideri. La complessità degli eventi è smussata dall’ampio uso di tavole esplicative, con digressioni e schemi, mappe e didascalie illustrative che aiutano il lettore a orientarsi in un vero e proprio dedalo giuridico e geografico. E poi ci sono le scene più concitate, in cui il racconto pigia sull’acceleratore e proietta il lettore in un film d’azione, con intrighi che danno alla storia un tocco da spy story. Il tutto alleggerito da numerosi momenti di umorismo, che restituiscono umanità al racconto e aiutano ad approfondire il sodalizio del lettore con il protagonista. 

Lo stile grafico è quello tipico di Roca, caratterizzato dal tratto deciso e dai colori omogenei. La paletta cromatica scandisce i diversi momenti del racconto, procedendo dai toni sabbiosi della vita ministeriale al blu/verde delle avventure marine, fino ai delicati contrasti delle scene notturne. Particolarmente efficace la divisione della pagina, con un uso quasi cinematografico di “piani-sequenza” capaci di spezzare il ritmo serrato della narrazione e di creare piccole bolle temporali in cui mettere in evidenza i momenti più densi dell’intreccio.

Sullo sfondo della ricostruzione cronachistica, Corral e Roca riescono a mettere in luce la portata simbolica e politica dello scontro per la proprietà del tesoro. Al di là dell’enorme entità economica della scoperta, la storia narrata in Il tesoro del Cigno Nero è un modo per riflettere sulla complessità di un mondo regolato da leggi sempre più complesse, ma anche sul progressivo sgretolamento delle passioni politiche nazionali, il cui riflesso appare chiaramente nella decadenza delle istituzioni governative e amministrative.

In questo senso, l’opera di Corral e Roca è un’ottima occasione per riflettere sull’attualità e sulla sopravvivenza del sentimento nazionale, sull’impegno individuale per le cause collettive e sulla tenuta generale del concetto di politica a fronte del predominio sempre più incondizionato della sfera economico-finanziaria.

Il tesoro del Cigno Nero
di Guillermo Corral e Paco Roca
traduzione di Diego Fiocco
Tunué, maggio 2020
cartonato, 216 pp., colore
19,90 €

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