“Ai confini della realtà”, la vita del creatore della serie raccontata a fumetti

Ai confini della realtà

La vita di Rod Serling è stata troppo avventurosa perché qualcuno, prima o poi, non la raccontasse. Lo ha fatto il fumettista Koren Shadmi, talento israeliano e pupillo di Uri Fink (creatore della rivista di fumetto Zbeng!). Dopo aver narrato insieme al giornalista David Kushner la vita di Gary Gygax in Rise of the Dungeon Master, con il graphic novel Ai confini della realtà. La vita di Rod Serling (pubblicato in Italia da Edizioni BD) Shadmi si è così cimentato con la biografia a fumetti di un’altra personalità importante del genere fantastico.

Rod Serling è stato infatti il creatore di The Twilight Zone (da noi nota anche come Ai confini della realtà), la serie televisiva che tra gli anni Cinquanta e Sessanta contribuì a rinnovare il genere fantastico attraverso situazioni kafkiane e racconti moraleggianti a sfondo fantascientifico, horror e fantasy – spesso scritti da penne importanti come Richard Matheson e Ray Bradbury -, che portarono sugli schermi delle tv temi sociali quali il razzismo, l’impatto della guerra e la libertà d’espressione.

In occasione dell’uscita del libro in Italia, abbiamo avuto l’occasione di parlare con Shadmi del lavoro di Serling e dell’importanza che riveste la sua figura per il mondo della fantascienza.

Cosa ritieni che Rod Serling abbia dato alla fantascienza con Ai confini della realtà?

Serling dimostrò che il genere non si doveva assopire su storie di banali marziani e stupidi robot, e che poteva in realtà affrontare anche concetti profondi.

Uno dei temi del tuo libro è l’effetto della Seconda guerra mondiale su Serling. Dove pensi che si manifesti di più nel suo lavoro?

Serling era rimasto profondamente traumatizzato dal servizio militare. Assistette alla morte insensata di molti suoi amici, vide distruzione e sofferenza in proporzioni che fino a quel momento erano sconosciute. È stato perseguitato da queste esperienze e la scrittura per lui è stata un modo per affrontare il trauma. In un certo senso, il suo trauma è quello di una generazione intera, e forse questo è uno dei motivi per cui Ai confini della realtà è così longevo.

Quali sono i tuoi due o tre episodi preferiti di Ai confini della realtà?

Direi È bello quel che piace, Tempo di leggere e L’autostoppista.

Per me è interessante che tu abbia realizzato due biografie dedicate a due figure di culto della fiction americana, come Serling e Gary Gygax (quest’ultimo cocreatore di Dungeons & Dragons insieme a Dave Arneson). Hai individuato dei tratti comuni in loro?

Sia Gygax che Serling sono icone della cultura nerd. Ma sono molto diversi: uno è uno scrittore assai delicato ed elegante, che ha saputo nascondere il fatto di essere un nerd (Serling); l’altro invece è un nerd in tutto e per tutto (Gygax). Sono molto diversi anche perché Gygax era in realtà uno scrittore di giochi e un precursore dei videogiochi, mentre Serling operava più sul versante televisivo e cinematografico.

So comunque che sono tanti i lettori interessati a queste due figure iconiche e io ho trovato le loro vite alquanto affascinanti. Mi sono divertito molto ad adattarle in forma di graphic novel.

Cosa ti attira di più nella fantascienza?

Durante l’adolescenza ho letto molti romanzi di fantascienza, tra cui opere di Isaac Asimov, J.G Ballard e Robert A. Heinlein. Quando sono cresciuto ho abbandonato per un po’ il genere, ma poi, negli anni più recenti, mi sono avvicinato ad autori che non avevo mai letto prima.

Credo che la fantascienza sia da sempre un genere bistrattato, che però ora sta finalmente ricevendo il rispetto che merita. In un certo senso, il mio libro è un grande amalgama di realismo non-fiction e fantascienza, proprio perché Serling è stato una delle figure che hanno reso popolare la fantascienza, portandola alle masse.

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Di seguito un’anteprima del libro:

Ai confini della realtà
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