46 fumetti da leggere questa estate

Consigliati e commentati dalla redazione e dai collaboratori di Fumettologica che ne hanno scelti due a testa: una novità pubblicata di recente e un recupero dai loro scaffali.

fumetti da leggere estate
Illustrazione di Antonio Pronostico, disegnatore di Sniff (Coconino Press, 2019)

Angela Viola Borzachiello

Rusty Brown, di Chris Ware (Coconino Press)
Il protagonista di questo strepitoso oggetto libro è un bimbo, goffo ed emarginato, tormentato dai compagni di scuola e convinto di avere un potere speciale: il super-udito. Suo padre, invece, è in crisi da mezza età e rimpiange una vita non vissuta diversamente. Ware raccoglie un tesoro di invenzioni e intuizioni, intrecciando più racconti come in una partitura musicale. Ma la perfezione formale non limita anzi esalta l’emotività delle vicende, con istantanee che scuotono l’animo nel profondo.

Pompei, di Frank Santoro (001 Edizioni)
L’autore, tra le voci più audaci del fumetto d’avanguardia americano, usa un segno monocolore, rapido e frammentato, tratti abbozzati che danno vita a una storia d’amore interrotta tragicamente, ispirata dal calco di due “amanti” abbracciati rinvenuto a Pompei nel 1922. Il segno sempre più sintetico, tramite un gioco di chiaroscuri, ci conduce verso una conclusione improvvisa in cui la tragedia imminente si fonde al desiderio di una vita che non avverrà mai.

Federica Lippi

Laura Dean continua a lasciarmi, di Mariko Tamaki e Rosemary Valero-O’Connell (Bao Publishing)
Prima ancora che Bao pubblicasse il volume quest’anno, in una bella edizione cartonata, avevo letto l’originale perché non potevo aspettare. La penna brillante di Tamaki, unita al tratto morbido e in bicromia di Valero-O’Connell, danno vita a un racconto di formazione capace di coinvolgere a ogni età, nonostante tratti la storia d’amore tra due ragazze liceali. Ma le relazioni tossiche possono capitare a tutti, in qualsiasi momento e qualunque sia l’orientamento sessuale. Questo libro è un ottimo antidoto. 

Barcazza, di Francesco Cattani (Canicola)
Originariamente pubblicato in bianco e nero nel 2010, tradotto in varie lingue e presto esaurito, questo volumetto di 120 pagine è tornato in libreria nel 2018 a colori, trasformato in una bomba di luce che trasuda estate. La vacanza al mare di una famiglia allargata, un gommone sospeso in volo sull’acqua invisibile, una casa fatta di roccia in mezzo agli scogli, i dialoghi banali che nascondono altro, l’atmosfera ipnotica e rarefatta del tempo estivo, fuori dalla realtà. La lettura perfetta per le vacanze.

Daniele Croci

Topo e Papero fanno le avventure, di Dottor Pira (Feltrinelli Comics)
Chi dice che i fumetti del Dottor Pira piacciono perché rievocano l’infanzia commette un’imprecisione. Le storie come Topo e Papero non parlano (solo) al bambino dentro di noi, ma (anche) all’adulto verso cui tende quel bambino. È evidente dal linguaggio, dove affiorano affettazioni dal mondo dei grandi, del lavoro, della pubblicità, ri-semantizzate in un folle contesto anarchico. Ne risulta una dissacrazione delle pretese proprie della maturità, tra cui l’affermazione di sé attraverso il consumo. 

ll club delle divorziate, di Kazuo Kamimura (J-Pop)
Se la donna rappresenta il fulcro della poetica di Kamimura, Il club delle divorziate ne costituisce la trattazione più raffinata. Una commedia umana, che resiste a pietismi e cadute melodrammatiche per caricarsi di ambizioni sociologiche. La vicenda di Yuko e del suo locale a Ginza sono pretesto per raccontare i mutamenti nel Giappone degli anni Settanta, diviso fra costumi tradizionali e istanze di rinnovamento sociale, come il divorzio, l’emancipazione sessuale, l’imprenditoria femminile.

Alberto Brambilla

Il torneo delle cento porte, di Marco Nucci e Donald Soffritti (su Topolino 3368-3372, Panini Comics)
Mai avrei pensato di consigliare una storia sul calcio! E invece l’avventura a puntate pubblicata nelle scorse settimane su Topolino è una di quelle che vale la pena leggere. Un ex calciatore miliardario decide di andare in pensione e di cedere il suo impianto sportivo alla miglior squadra giovanile di Paperopoli, quella che vincerà il torneo indetto da lui. Si presentano le formazioni di Paperone, Rockerduck, Filo Sganga, Famedoro e dei Bassotti, tutti ovviamente animati da secondi fini, e quella scalcagnata di Paperino, Paperoga e nipotini, che giocano per salvare i campi da calcio dalle speculazioni edilizie. Donald Soffritti si conferma un gran disegnatore, abile a caratterizzare i tantissimi personaggi della storia e dell’albo di figurine allegato al giornale, ma la vera rivelazione è lo sceneggiatore Marco Nucci. Bravo a inventare gag spassose all’interno di trame più articolate e sempre originali, con solo una decina di storie all’attivo al momento è una delle penne più fresche di Topolino.

Screwball! The Cartoonist Who Made the Funnies Funny, a cura di Paul C. Tumey (Library of American Comics)
Folgorato da una recensione scritta nientemeno che da Art Spiegelman mi sono procurato questo volume sull’argomento preferito di noi giovani: i fumetti umoristici americani “svitati” tra la fine dell’Ottocento e la metà del secolo scorso. Tumey racconta le vite di 15 autori (Sapevate che Segar iniziò a lavorare perché il titolare di una strip morì all’improvviso? E che i fratelli Marx presero i nomi d’arte da una strip di Gus Mager?) e ripubblica, a volte per la prima volta in assoluto, una selezione delle loro tavole più fuori di testa. È l’unico modo per noi di poter leggere serie minori di giganti come Opper, Goldberg e Herriman e le opere dimenticate ma esilaranti di Walter Bradford, Gene Ahern e Milt Gross. 

Emanuele Rossi Ragno

Nello spazio di uno sguardo, di Tom Haugomat (Terre di Mezzo)
D’estate mi piace scoprire voci nuove, autori che abbiano qualcosa di interessante da dire e un modo interessante per dirlo. Haugomat è un illustratore francese libero da ogni retorica, e con la sua opera prima vado sul sicuro. È la vita di Rodney, giovane ragazzo americano che vediamo nascere, crescere, inseguire i propri sogni e morire, tutto in presa diretta. Sulle pagine di sinistra la sua esistenza scorre attraverso gli occhi dell’autore, mentre sulla destra è il mondo disegnato da Haugomat ad assumere nuovi significati tramite lo sguardo di Rodney. Solo immagini, niente parole. Intelligentissimo.

Longshot Comics, di Shane Simmons (ProGlo)
Dopo un’intera vita raccontata con le immagini, per compensazione naturale, ce ne vuole una fatta interamente di parole. Longshot Comics è la storia di un minatore gallese che partecipa alle due guerre mondiali, segue le orme del padre ed è vittima dello scorrere degli eventi. I disegni riproducono fedelmente le atmosfere dell’epoca, ma purtroppo le proporzioni dell’albo non potevano contenerli, così Simmons ha dovuto ridurli di una dozzina di volte (personaggi compresi). Un must have per chi come me ha un debole per il black humour (quello vero) e anche per chi possiede potenti colliri.

Mara Famularo

17 anni, di Seiji Fujii e Yoji Kamata (J-Pop)
Consigliato a chi aspetta le vacanze per immergersi in letture impegnative, anche emotivamente, 17 anni si ispira a un fatto di cronaca che ha sconvolto il Giappone negli anni Ottanta, ancora più orribile del “nostro” massacro del Circeo. Con uno stile grafico realistico e sobrio e senza indulgere nel voyeurismo, il racconto della violenza inflitta a una ragazzina da un gruppo di coetanei ci ricorda che per commettere il male assoluto a volte non serva essere malvagi: basta essere normali.

Il mio bimbo, di Olivier Schrauwen (Comma 22)
In un immaginario colorato e retrò, che corre dai maestri del fumetto del Novecente come Winsor McCay ai contemporanei come Chris Ware, un vedovo macho e attempato si trova ad accudire un figlio gracile e malaticcio che non gli assomiglia per niente. Le loro avventure, assurde e grottesche, non sono solo uno spettacolo per gli occhi: travolgono e stravolgono il senso comune e molti comuni pregiudizi. E fanno anche sorridere.

Antonio Dini

Star Rats, di Leo Ortolani (Panini Comics)
Ero un po’ in astinenza da Rat-Man, di cui su Fumettologica ci occupiamo spesso. Leo Ortolani è particolarmente legato alla saga fantascientifica nota a noi anziani come “Guerre Stellari” (ma la gioia del palindromo “rats-star” è tutta un’altra cosa in effetti) perché l’episodio V (L’Impero colpisce ancora) è il primo film che l’autore ha visto al cinema. Questa con cui mi diletto in questi giorni è la nuova parodia realizzata dall’autore, pubblicata in albi brossurati da 32 pagine l’uno in formato all’americana (18×26 cm), in bianco e nero: il primo è uscito a marzo e l’ultimo ad agosto. La vecchia parodia di Star Wars fu ideata da Ortolani nel 1999 e fu seguita negli anni successivi da tre sequel: Star Rats – Episodio I (2005), Star Rats – Episodio II (2014) e Star Rats – Episodio III (2015), tutti ripubblicati nel 2017 da Panini Comics in un unico volume in formato deluxe. A un certo punto immagino verrà pubblicata in volume anche questa.

Crying Freeman, di Kazuo Koike e Ryōichi Ikegami (J-Pop)
Il mio ripescaggio per l’estate mi aspetta sullo scaffale etichettato come “nuovi – da leggere” già dai tempi del lockdown: Crying Freeman scritto da Kazuo Koike e disegnato da Ryōichi Ikegami. È un vecchio debito: lo avevo iniziato nel 1989, quando lo pubblicava in inglese l’americana Viz Comics, e allora fu per me un’esperienza travolgente per il disegno realistico, la trama “seria” e la scoperta dei tatuaggi e dei corpi dei protagonisti. Morte, sesso, violenza, natura, città, armi, macchinari: c’era tutto e alla grande. L’edizione italiana della Granata Press arrivò nel 1991. Non avevo mai letto però tutti e sei i tankōbon definitivi e adesso invece lo farò, ma con calma: mi voglio gustare la storia del vasaio-assassino (suo malgrado) Yō Hinomura e della bella non-più-vergine Emu Hino (c’è anche un film, che è visivamente bello ma comunque un po’ meh).

Davide Scagni

Pangolino, a cura di Marcus Tonus (autoprodotto)
Se devo guardare all’indietro, a questo strano 2020, non posso che consigliare un libricino che pare Topolino e invece è un gustoso souvenir della pandemia, una satira divertente e, com’è giusto, dolce-amara su quello che è stato un anno complicato per tutti noi. Tra storie disneyane di virologi misteriosi e pubblicità di medici-eroi sottopagati, un bell’albetto di artisti che “ci fanno davvero divertire” (cit.), per riflettere su un periodo della nostra vita che speriamo non debba più ripetersi.

Loco Chavez, di Carlos Trillo e Horacio Altuna (Editoriale Cosmo)
Questa estate 2020 per me ha un nome: Carlos Trillo, un grande sceneggiatore ma direi anche qualcosa in più. Un intellettuale, ovvero qualcuno che pensava che si potessero dire delle cose in maniera semplice, per tutti, attraverso il fumetto. Un titolo su tutti, Loco Chávez: le avventure tragicomiche di un giornalista e della sua banda di amici. Difficile immaginare una serie più lontana dal concetto di avventura, eppure Trillo e Altuna ci deliziano con trovate divertenti e sempre nuove.

Erik Balzaretti

Grass Kings, di Matt Kindt e Tyler Jenkis (Mondadori Oscar Ink)
Graphic novel dallo sviluppo complesso e impegnativo per il numero di pagine, Grass Kings si inserisce a pieno titolo in quel filone ibrido tra western contemporaneo, noir, azione e l’idea tutta stelle e strisce della libertà e del mito della frontiera senza legge. Nonostante qualche sbavatura a livello di sceneggiatura, il lavoro nel complesso risulta una lettura avvincente arricchita sensibilmente da una indovinata scelta grafico-illustrativa. 

Un’estate fa, di Zidrou e Jordi Lafebre (Bao Publishing)
Un graphic novel per le vacanze dedicato alle vacanze. L’opera utilizza in modo intelligente quell’effetto nostalgia che, nonostante l’ambientazione francofona e la scelta della datazione nel passato, funziona anche per noi italiani di tutte le età. Racconto straordinario delle vacanze più belle, quelle di quando eravamo bambini con tutti i riti e le idiosincrasie di ogni membro della famiglia. Un piccolo vero gioiello dove narrazione e disegni sono perfetti nell’evocare un mondo di felicità perduta.

Valentina Griner 

Sostanza densa, di Tommaso “Tommy Gun” Moretti (Eris Edizioni / Progetto Stigma)
Il 2020 (anno funesto) era anche partito con ottimi auspici, almeno per quanto riguarda il fumetto italiano, grazie a Sostanza densa di Tommy Gun. I disegni crudamente realistici (recuperate anche Quel piccolissimo giganteschio e i titoli del collettivo Uomini Nudi che Corrono) accompagnano una storia di ampio respiro: un supereroe assente, un’entità misteriosa tanto letale quanto priva di coscienza, la reazione di un mondo diviso tra terrore e idolatria. Gioco dell’estate, chiudere il volume e trovare tutti i parallelismi con il nostro pazzo presente. 

Come un brivido, di Aniss El Hamouri (001 Edizioni)
All’apparenza tremolante e fragile, il tratto a penna finissimo di Aniss El Hamouri, come una trama sul foglio, compone tavole dense di racconto e anatomie strabordanti ed espressive, con uno stile allo stesso tempo punk e raffinato. Renata sente “come un brivido” quando qualcosa di indefinito e pericoloso sta per raggiungerla. Il giorno in cui la sua vita implode per una serie di brutte circostanze è inevitabile per lei unirsi al vagabondaggio di Corvo e Beluga e rischiare poi tutto in nome di una libertà eccitante e pericolosa, come un brivido appunto.

Andrea Antonazzo

Punisher: Soviet, di Garth Ennis e Jacen Burrows (Panini Comics)
Ci sono “minestre riscaldate” che funzionano e altre che invece deludono, ed è sempre un po’ rischioso provarle. Il ritorno di Garth Ennis sul Punisher sembra solo l’ennesima operazione nostalgica da cui le case editrici americane sembrano non riuscire a venir fuori pur di accontentare i lettori più affezionati, probabilmente gli unici che ancora continuano a comprare fumetti negli Stati Uniti. Però Ennis+Punisher è davvero l’equivalente marvelliano del “match made in heaven”, sia per quanto riguarda la versione più grottesca del personaggio della serie Marvel Knights, che per quella più cruda e realistica della collana per la linea adulta Max. Insomma, la puzza di bruciato un po’ c’è, ma è un rischio che vale la pena correre.

Daredevil, di Stan Lee, Gerry Conway, Gene Colan e altri (su Super Eroi Classic, RCS)
A inizio anni Novanta, quando scoprii che in edicola c’erano i fumetti di quei supereroi che guardavo in televisione, iniziai a provare tutto quello che trovavo, in modo compulsivo. Fu così che mi capitò tra le mani anche Devil Classic, una ristampa cronologica delle prime avventure di Daredevil. Se le prime storie erano un po’ fiacche, da un certo punto in poi Stan Lee iniziò a tirare fuori una trovata grandiosa dietro l’altra, come quella del fratello gemello di Matt Murdock, Mike, personalità fittizia utilizzata dall’eroe per coprire la propria identità segreta. Peccato però che, sul più bello, la testata fu interrotta. Quelle stesse storie sono state ripubblicate negli ultimi mesi su Super Eroi Classic, la collana allegata a Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, e ormai da qualche numero hanno iniziato ad apparire le storie successive a quelle che avevo già letto. L’estate sarà dunque per me l’occasione per riprendere quella lettura interrotta più di 25 anni fa, con ben 8 volumi di storie ad attendermi.

Andrea Fornasiero

Il lupo, di Jean-Marc Rochette (L’ippocampo)
È il fumetto di qualcuno che ama davvero la montagna, che la conosce intimamente e la sa raccontare con classicità e modernità al tempo stesso. Poche storie sono più primordiali della battaglia tra un uomo e un lupo, ma al tempo stesso il ritorno dei lupi sulle Alpi è questione attuale e l’esito della lotta non può che essere tragico. Il segno è netto, le figure dinamiche, il ritmo incalzante. Aver lasciato il fumetto per molti anni ha solo reso Rochette ancora più efficiente nel proprio storytelling.

I solchi del destino, di Paco Roca (Tunué)
La storia segue le vicissitudini degli esuli repubblicani spagnoli durante la Seconda guerra mondiale. Sconfitti dai nazifascisti di Franco nella Guerra Civile diventano prigionieri dell’Asse e poi collaboratori degli Alleati, fino a dare un importante contributo alla liberazione di Parigi, ma non ricevono niente in cambio: gli Alleati cesseranno di combattere senza liberare la Spagna di Franco. Una storia amara, ricordata da una viva testimonianza e disegnata con grande chiarezza narrativa e un tratto di invidiabile sintesi da quello che ormai è un vero maestro.

Nathan Greppi

Heavenly Delusion, di Masakazu Ishiguro (Star Comics)
Due storie parallele ma destinate a intrecciarsi: Tokio è un ragazzino che vive con altri bambini in una struttura piena di comodità ma isolata dal mondo esterno, di cui Tokio non sa niente. All’esterno, i giovani Maru e Kiruko devono affrontare un lungo viaggio in un Giappone post-apocalittico infestato da mostri famelici. La storia alterna momenti tristi di sfiducia nel futuro a scene comiche a sfondo erotico, ed è permeata da un alone di mistero che spinge il lettore ad andare fino in fondo.

Tex – Gli assassini, di Mauro Boselli e Alfonso Font (Sergio Bonelli Editore)
Uscito per la prima volta nel 1998, questo volume racconta una delle migliori avventure del ranger texano, illustrata da uno dei suoi migliori interpreti. Dopo che suo figlio Kit e l’amico Tiger Jack sono stati ridotti in fin di vita, Tex Willer e il suo amico Kit Carson si mettono sulle tracce dei responsabili, una banda di sicari nota come “i Regolatori”. Il loro percorso si incrocerà con quello di Mitch, giovane pistolero che dà la caccia ai Regolatori per vendicare il padre ucciso da loro.

Andrea Fiamma

La solitudine del fumettista errante, di Adrian Tomine (Rizzoli Lizard)
Se fossero una ragazza, i fumetti di Adrian Tomine sarebbero Valeria Golino (sofferenza trattenuta+compostezza rauca). Nel suo diario La solitudine del fumettista errante Tomine passa al livello Phoebe Waller-Bridge raccontando la sua vita dentro e attorno ai fumetti. Sembrerebbe un fumetto per fumettisti, che parla delle idiosincrasie del mestiere, e lo è, ma colpisce dritto ai sentimenti di chiunque abbia sperimentato la sensazione di avere un interesse che non si riesce a condividere con nessuno. È un fumetto che a me ha lacerato il cuore ricordandomi quando in un tema delle medie la professoressa mi corresse “Stan Lee” in “Spike Lee”. 

Seton, di Jiro Taniguchi (RCS)
Complice l’assenza di novità durante la quarantena e l’uscita della collana per il Corriere lo scorso anno, ho recuperato parte della produzione di Jirō Taniguchi. Sono conscio che i suoi manga sono fatti per signori francesi azzimati che accompagnano la moglie a guardare film di Michael Haneke, però esercitano su di me un discreto fascino. La saga di Seton, scritta da Yoshiharu Imaizumi, in cui si racconta la vita del naturalista Ernest Thompson Seton e della sua storia d’amore con la fauna degli Stati Uniti, mi sembra la perfetta lettura estiva, grazie ai tempi di fruizioni contemplativi, i paesaggi bucolici, e la capacità di racconto della natura, ritratta senza sentimentalismi.

Valeria Righele

Ombelico infinito, di Dash Shaw (Coconino Press)
Ombelico infinito inizia parlando genericamente di sabbia e termina con due persone che si salutano per l’ultima volta. Nel mezzo, una reunion familiare turbolenta durante la quale gli anziani Maggie e David Loony annunciano a figli e nipoti di voler divorziare dopo quarant’anni di matrimonio. Una commedia tragica in tre atti, con una lunghezza importante (720 pagine) che la rende perfetta per una maratona di lettura da spalmare lungo l’estate. Evitate però di farlo vedere a dei bambini: contiene nudità, scene esplicite di sesso ma soprattutto la consapevolezza che l’amore non dura per sempre (e questa è una cosa che è meglio imparare più tardi possibile).

The Infinite Wait, di Julia Wertz (Eris Edizioni)
Un resoconto provocatorio e disinvolto di cosa significa vivere con una malattia cronica autoimmune (il lupus), lottare con una dipendenza (l’alcol) e avere un’unica consolazione alla propria miseria (i libri). Julia Wertz, cintura nera di autobiografismo, racconta se stessa in un modo unico, divertente e brillante, che gratifica la lettura anche a distanza di anni. Molti osservando lo stile approssimativo con cui disegna pensano di poterla emulare facilmente, ma nessuno sa farlo in un modo che valga davvero la pena leggere.

Matteo Maculotti

Kafka Classics in Comics, di Nishioka Kyodai (Dynit) 
Si tratta di una raccolta di 9 trasposizioni di racconti kafkiani ad opera di Nishioka Kyodai, fratello e sorella che già con Il bambino di Dio e Viaggio alla fine del mondo hanno dimostrato di essere autori estremi, raffinati e anticonvenzionali. Il paragone con le trasposizioni di Robert Crumb è inevitabile, ma ancor più interessante sarà notare gli aspetti di novità originati dal connubio Kafka+Giappone (come in letteratura le opere di Kobo Abe). 

Ginga Tetsudou no Yoru, di Hiroshi Masumura (Kaiseisha)
A proposito di trasposizioni, quest’estate mi immergerò nelle tavole del manga di Hiroshi Masumura tratto da Una notte sul treno della via Lattea di Kenji Miyazawa. Nella storia originale i protagonisti hanno nomi italiani, perché pare che l’autore si sia ispirato a un racconto di Edmondo De Amicis. Nel manga di Masumura, come nell’anime di Gisaburô Sugii, i bambini diventano gatti, ma la vicenda mantiene intatto il suo respiro universale. Chissà se prima o poi questo gioiello arriverà in Italia.

Andrea Queirolo

Outer Darkness, di John Layman e Afu Chan (saldaPress)
A tre anni di distanza dalla conclusione della saga poliziesco-culinaria di Chew, lo sceneggiatore John Layman torna con Outer Darkness. Questa volta siamo dalle parti della fantascienza, in un futuro lontano in cui l’umanità ha colonizzato la galassia. Là fuori non ci sono solo razze aliene, ma anche e sopratutto strane presenze demoniache e antichi dèi. Al centro della storia c’è il capitano Joshua Rigg, navigatore scafato quanto dispotico e insopportabile, a cui viene affidato il comando di una nave incaricata di compiere una missione di salvataggio in un remoto angolo dell’universo che in pochi hanno raggiunto e da cui nessuno è tornato. Un’avventura sopra le righe e ricca di azione, in cui Layman non risparmia un certo amore per il grottesco e l’horror, e in cui allo sci-fi affianca il fantasy.

Gon, di Masashi Tanaka (J-Pop)
Erano gli anni Novanta, avevo poco più di dieci anni e in edicola scoprivo i manga. Dragon Ball, Le bizzarre avventure di Jojo e Gon. Gon era diverso: faceva cose diverse in maniera diversa rispetto agli altri fumetti che ero abituato a leggere. Per prima cosa era un fumetto muto, probabilmente il primo che vedevo. Poi, non raccontava nulla in particolare, solo una serie di situazioni bizzarre in cui questo piccolo dinosauro si procacciava cibo. Abituato all’ipertrofico Spider-Man di Erik Larsen e a quello verboso di DeMatteis o, ancora, ai ricercati colpi di scena di JoJo, ai miei occhi Gon era puro stupore. Pagine e pagine di disegni dettagliati e situazioni feroci miste a un’umorismo per me all’epoca inafferrabile. Se gli altri fumetti li divoravo e li richiudevo per passare velocemente al successivo, Gon lo leggevo e rileggevo di continuo. Dentro c’era sempre qualcosa da scoprire, qualche dettaglio da rimirare, qualche gag da comprendere meglio. Oggi, a quasi 25 anni di distanza, complice la nuova edizione di J-Pop, mi scopro a rileggerlo con lo stesso senso di meraviglia e divertimento.

Tonio Troiani

Come la gente normale, di Hartley Lin (Edizioni BD)
Un volume, quello del giovane fumettista canadese, che raccoglie una serie di racconti apparsi sull’autoproduzione Pope Hats. Per la trama vi rimando all’articolo di Valeria Righele, quello che intanto dovete sapere è che parla di quotidianità bruta, esacerbante e monotona, cioè in buona sostanza quella che alle soglie della vita adulta attende un po’ tutti e che a un certo punto ci convince ad appendere al chiodo la nostra giovinezza. Ottima lettura estiva. 

I am a Hero, di Kengo Hanazawa (J-Pop)
Più di venti tankobon in cui un mangaka fallito di nome Hideo Suzuki si trova a fronteggiare una pandemia zombi, armato di un fucile e della sua ottusa moralità. Un fiume in piena che unisce il classico zombi-comic con un’improbabile terraformazione che apre a interrogativi escatologici. In realtà, un potente romanzo di formazione, in cui il protagonista viene costretto a diventare finalmente adulto rompendo una comfort zone costruita sulle fondamenta delle sue ossessioni compulsive. Dopo quasi 5.000 tavole, tutto si chiude con un apologo filosofico degno del Candido.

Andrea Fontana

I gatti del Louvre, di Taiyo Matsumoto (J-Pop)
Avventure a tema felino in questo manga tra i più occidentali del maestro nipponico. In questa storia, che in realtà è un contenitore che racconta tante storie, Matsumoto riprende i temi che più lo interessano ma li declina con un sentire più europeo, sia nel tratto che nel ritmo della narrazione. Abbandonata la rabbia di titoli come Tekkonkinkreet, in I gatti del Louvre Matsumoto riprende piuttosto la delicatezza poetica di Sunny, raccontando lo spettro delle emozioni umane attraverso personaggi che umani non sono: gatti antropomorfi che, nel loro girovagare per il Louvre, mostrano al lettore la potenza della fragilità. Naturalmente è anche uno splendido omaggio al noto museo e alla città di Parigi. Imperdibile. 

Sputa tre volte, di Davide Reviati (Coconino Press)
Sempre in un’ottica di un’estate impegnata, la rilettura di Sputa tre volte è lo strumento che mi (ci) permette di interpretare al tempo stesso con dolcezza e durezza il difficile percorso di integrazione in alcune zone d’Italia. La storia raccontata da Reviati, con uno stile secco e comunque immaginifico, è anche quella dei sogni infranti della provincia dimenticata, di quelle aree in cui amore e odio, empatia e anaffettività convivono in un vortice che, anche durante la lettura, fa male ma sa anche generare un senso di meraviglia come solo il grande Fumetto sa fare.

Marco Andreoletti

Undiscovered Country, di Scott Snyder, Charles Soule, Giuseppe Camuncoli, Daniele Orlandini, Leonardo Marcello Grassi e Matt Wilson (Image Comics)
Una delle serie statunitensi più chiacchierate dell’anno, forte di un gruppo di firme a dir poco stellare e di una premessa tanto assurda quanto attuale. Da circa trent’anni gli Stati Uniti hanno deciso di isolarsi dal mondo barricandosi dietro a mura insormontabili. Una pandemia globale costringe però un gruppo di scienziati a varcare l’enorme barriera alla ricerca di una cura. Cosa troverà? Le recensioni di oltreoceano parlano di un’opera complessa, ambiziosa e decisamente imprevedibile. Non ho idea di cosa mi aspetti, ma non vedo l’ora di perdermici.

Slam Dunk, di Takehiko Inoue (Planet Manga)
Colpevolmente non ho mai letto Slam Dunk in vita mia, limitandomi alla serie animata trasmessa da MTV nel 2000. Per fortuna Panini sta provvedendo all’ennesima ristampa, permettendomi di recuperare quello che è diventato subito uno dei miei fumetti preferiti di tutti i tempi. Nulla di strano, visto che Takehiko Inoue è un maestro assoluto di scrittura, disegno e regia. Così succede che un manga sul basket liceale finisce per mandarti il cuore in tachicardia, mentre il registro si fa sempre meno farsesco e via via più epico.

Matteo Stefanelli

A ondate, di AJ Dungo (Bao Publishing)
Non è la prima volta che, arrivata l’estate, mi prende la voglia di leggere storie di surf. Sarà che mi affascinano gli sport più ‘selvaggi’ immersi nella natura, sarà che me ne hanno parlato in molti, che ho un’idea di surf alla Pettibon o che, magari, è solo da un po’ che non leggo buoni fumetti in bicromia. Sta di fatto che l’idea di leggere una storia virata tutta in blu seppiato, a quanto pare malinconica ed emozionante, mi crea l’aspettativa di un paio di pomeriggi spesi bene. Possibilmente trasportato dall’immaginazione delle onde, spaparanzato sotto la brezza di qualche albero (no, niente storie di surf lette in riva al mare, che ovvietà). 

I giorni dell’Impero, di Gianni De Luca (NPE)
La passione per le storie “in costume” non mi appartiene un granché, tanto meno per quelle in età classica greco-romana. Ma se c’è un motore in grado di spingermi oltre i miei limiti, è Gianni De Luca. Quello della maturità ovviamente, dal Commissario Spada in poi, ovvero il De Luca concettuale che ha spinto il linguaggio del fumetto verso una spiazzante tridimensionalità dell’esperienza di lettura. Questa opera, rimasta incompiuta alla morte e pubblicata postuma sul Giornalino, è un tassello un po’ per completisti. Ma completare la conoscenza di uno dei più sofisticati “poeti della pagina” che il fumetto abbia mai espresso, beh, è farsi un regalo davvero prezioso.

Vanessa Maran

Vita da pomodoro, di Tomato Comics (BeccoGiallo)
Approdano per la prima volta su carta le storie di Tomato Comics, collettivo formato da sette fumettiste italiane che si sono fatte un bel seguito all’estero, pubblicando i propri fumetti in inglese. Vita da pomodoro non contiene storie già pubblicate online, ma racconti inediti che narrano la quotidianità delle autrici tra alti e bassi, delusioni e soddisfazioni, ricordi dal passato e aspirazioni future. È un bel volumetto rosso che vi regalerà una risata o un momento di serenità durante le vostre vacanze!

Paradise Kiss. Complete 20th Anniversary Edition, di Ai Yazawa (Panini Comics)
Paradise Kiss, manga della stessa autrice di Nana, racconta di una ragazza, Yukari, che inizia ad avere dubbi sul proprio futuro già programmato. La causa è l’incontro con un gruppo di studenti di moda che la vorrebbero come modella per un loro progetto scolastico, cosa che le sconvolgerà la vita anche dal punto di vista sentimentale… Nonostante la lunghezza del volume, il manga si legge in un baleno: ha un ritmo narrativo che invita alla lettura compulsiva.

Valerio Stivè

Blueberry, di Joann Sfar e Christophe Blain (su Linus, Baldini e Castoldi). Per poterlo leggere tutto di fila ho aspettato che Linus finisse di pubblicarlo a puntate (da gennaio ad aprile di quest’anno) e adesso quella piccola pila di numeri della rivista mi sta aspettando, appoggiata di fronte alla mia scrivania. Sfar e Blain a confronto con un personaggio classico come Blueberry sono imperdibili, una lettura attesissima, anche da chi, come me, non è amante del genere.

Storeyville, di Frank Santoro (PictureBox). Al momento sto leggendo Pittsburgh, il graphic novel più recente di Frank Santoro (è uscito prima in Francia che negli Stati Uniti, quindi ho dovuto attendere l’edizione in inglese), realizzato dopo Pompei e dedicato alla storia della sua famiglia. Storeyville è uno dei suoi primi lavori, ed è un po’ che aspettavo di riprenderlo in mano. In queste pagine di grande formato, Santoro ha affermato la sua abilità narrativa e ha mostrato un segno tanto tecnico quanto passionale. Uno dei momenti più importanti del recente fumetto d’autore americano.

Qui ci sono i fumetti che vi consigliavamo lo scorso anno, sempre validi.

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