5 fumetti horror che dovreste leggere ora

Il successo dell’horror non sembra mai essere messo in discussione, capace com’è questo genere di rinnovarsi di continuo e trovare nuove strade per cercare di far paura a spettatori o lettori. I fumetti di genere horror, in particolare, sembra che stiano vivendo un periodo di riscoperta in tutto il mondo, e in Italia – probabilmente anche grazie alla popolarità di serie recenti come The Walking Dead o di classici del manga come quelli di Junji Ito e Kazuo Umezu – gli editori stanno rafforzando la pubblicazione di titoli con tematiche orrorifiche.

Visto che siamo in estate, e non c’è periodo migliore per recuperare un po’ di letture arretrate – anche in questo 2020 così particolare –, abbiamo selezionato quelli che secondo noi sono i più interessanti fumetti horror pubblicati negli ultimi mesi in Italia. Per provare a combattere la canicola rintanandoci all’ombra di qualche fumetto dalle atmosfere inquietanti.

Girl from the Other Side, di Nagabe (J-Pop)

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Girl from the Other Side è una favola gotica affascinante e ricca di mistero, disegnata con un segno che sa essere tanto graffiante quanto dolce. Una delle migliori serie che hanno esordito nel 2019, che tuttora – siamo arrivati in questi mesi all’ottavo volume – si sta mantenendo su ottimi livelli.

Il manga realizzato dal giapponese Yoshida Ayumu – in arte Nagabe – qui al suo esordio in Italia,  racconta la storia di una bambina in un ambiente di campagna dai tratti occidentali medievali che vive con un uomo dalla testa simile a quella di un caprone. Il loro rapporto apparentemente impossibile, romantico e delicato, mette in scena un apologo sulla difficile convivenza tra diversi, un tema universale, riletto in una logica fantasy e con un segno elegantissimo, in bilicio tra il bianco e nero di Hayao Miyazaki per il manga di Nausicaä della Valle del vento e una grammatica espressionista.

Girl from the Other Side è un fumetto ricco di contrasti e ammalianti contraddizioni: tra neri densi e delicati tratti sottili; tra il buio e la luce; tra l’innocenza di una bambina e la cupezza di un mostro. Sin dalle prime pagine il racconto riesce a evocare un forte senso di mistero e di pericolo, incutendo nel lettore un’aspettativa costante per la realizzazione di una minaccia ancora sconosciuta. La storia prosegue poi con un inquietante ritmo pacato che tiene il lettore costantemente in sospeso, in un alternarsi tra dolcezza e violenza che mantiene la suspence sempre alta.

Qui c’è la nostra recensione del primo volume.

(Valerio Stivè)

Gideon Falls, di Jeff Lemire e Andrea Sorrentino (Bao Publishing)

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Gideon Falls è una delle migliori serie horror uscite negli ultimi anni, e non solo a fumetti. Si tratta di una di quelle storie che, nel cercare di spiegare di cosa parli, si rischierebbe di far perdere parte del divertimento nel momento della lettura. Basti solo sapere che si parte dall’orrore rurale più tipicizzato – con tanto di fienile maledetto che compare e scompare in concomitanza di omicidi, faide familiari e preti dal passato torbido – e si finisce per perdersi in un mosaico fatto di scienze oscure, piani di realtà paralleli, salti temporali, omicidi di massa e oscure entità maligne.

La serie prende il via in maniera forse troppo dispersiva. Butta un sacco di carne al fuoco, tra personaggi e linee narrative apparentemente slegate tra loro, ma impiega poco per trovare una direzione compatta e ben delineata. I nodi più misteriosi della vicenda non vengono mai tirati per le lunghe – evitando di farli attorcigliare su loro stessi in maniera eccessiva – mentre i legami tra i personaggi acquistano calore e credibilità. Si tratta di caratteristiche difficili da trovare nei generi in cui ci si muove, dove spesso l’intreccio ha una posizione centrale nell’economia della narrazione e i protagonisti non sono che figurine bidimensionali destinate a cadere una dopo l’altra.

L’aspetto preponderante di Gideon Falls è comunque quello horror, riletto in ogni chiave possibile. La sceneggiatura traccia un trait d’union che parte dalla provincia cruenta di Stephen King e arriva agli episodi più fantasiosi di Twilight Zone, passando attraverso situazioni meno romantiche come ossessioni paranoidi e drammi familiari. Disegni e colori rincarano la dose, dando all’insieme una compattezza livida e degradata.

Gideon Falls è un fumetto horror che passa prima di tutto dal suo aspetto visivo, dalle sue mille trovate grafiche indispensabili a dare forma al dedalo in cui si stanno perdendo i protagonisti. Spesso la sceneggiatura riduce la sua presenza al minimo e lascia che atmosfera e tensione vengano suggerite dai suoi disegni. Cinema, televisione e narrativa fungono solo da preambolo, mentre lo svolgimento e l’approfondimento della materia orrorifica risultano indissolubilmente legate al fumetto e alle sue meccaniche interne.

Qui c’è la nostra recensione della serie.

(Marco Andreoletti)

Kikkirikiller, di Yusuke Suzaki (Panini Comics)

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Kikkirikiller è un manga dalle premesse folli, che si sviluppa con un susseguirsi frenetico di colpi di scena e di situazioni incredibili, a comporre una delle serie più originali e bizzarre che si sono viste negli ultimi mesi in Italia, nel panorama manga e non solo. 

La storia è ambientata in un Giappone contemporaneo in cui un giorno, all’improvviso, tutti gli adulti si trasformano in giganteschi polli alti oltre tre metri, infuriati e affamati, che attaccano i più giovani. I ragazzi non vengono toccati dalla trasformazione e sono apparentemente inermi di fronte alla furia degli uccelli, tranne una manciata di giovani che cercano prima di trovare riparo, poi di ribellarsi.

Ispirandosi a un horror contemporaneo come The Walking Dead, Yosuke Suzaki – al suo esordio in Italia – ha sostituito il cliché degli zombi con una forma di trasformazione probabilmente mai vista prima e piuttosto spiazzante. Inoltre Suzaki, un disegnatore di medie capacità quando si tratta di character design, è stato molto abile nel dare ai suoi polli giganti espressioni e pose sempre espressive e inquietanti.

Come insegnano i migliori horror – qualcuno ha detto La notte dei morti viventi? – sotto un pesante velo grottesco, si nasconde in realtà una feroce satira della società contemporanea giapponese. Il Giappone è infatti una delle nazioni demograficamente più anziane, in cui la distanza tra le generazioni si avverte di più, e i giovani vivono un allontanamento sociale profondo dalle generazioni precedenti, schiacciati come sono dalle pressioni di una scuola e di un mondo del lavoro costruiti su meccanismi spietatamente piramidali.

Qui c’è la nostra recensione.

(Valerio Stivè)

L’ombra venuta dal tempo, di Gou Tanabe (J-Pop)

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L’ombra venuta dal tempo – vincitore l’anno scorso al Festival d’Angoulême nella categoria miglior serie – è il più recente nella serie di adattamenti di racconti di H.P. Lovecraft realizzati dal fumettista giapponese Gou Tanabe, avviata con Il mastino e altre storie e proseguita con Il colore venuto dallo spazio, L’abitatore del buio e Le montagne della follia.

È il racconto delle disavventure di un professore che per cinque anni è posseduto dalla mente di creature venute da un tempo e da un luogo lontani. Tornato in sé, il professore cerca di trovare un senso nella propria vita di quegli anni, studiando quanto più possibile testi che possano spiegare le visioni avute.

Parte del Ciclo di Cthulhu – opere di Lovecraft che hanno per protagonisti creature mitologiche e misteriose – L’ombra venuta dal tempo è un racconto complesso e sfaccettato, di cui Tanabe ha gestito ottimamente i ritmi narrativi sincopati e asfissianti, rappresentando inoltre con efficacia gli scenari e le creature inquietanti che lo animano. Particolarmente efficaci sono le sequenze brevi in splash page che avvolgono il lettore e lo gettano nell’incubo delirante del protagonista.

Quando si tratta di horror, Lovecraft è un autore imprescindibile, e in molti nel corso degli anni hanno sfruttato le sue opere per realizzare adattamenti a fumetti, anche se la sostanza viscida e fugace di cui è fatta la sua narrativa è difficile da maneggiare. Più di molti altri scrittori gotici e horror, Lovecraft amava infatti evocare l’orrore grazie a descrizioni tanto verbose quanto fumose, e solo alcuni maestri del fumetto sono usciti vincitori dal confronto con lo scrittore di Providence. Gou Tanabe è sicuramente tra questi.

Qui c’è la nostra recensione.

(Valerio Stivè)

L’immortale Hulk, di Al Ewing e Joe Bennett (Panini Comics)

L’immortale Hulk ha impostato un nuovo discorso sull’horror, che ha toccato le radici profonde di Hulk (la natura dei suoi poteri, la relazione tra la sua parte umana e quella mostruosa, i traumi infantili), andando a mescolare elementi di storie dimenticati da anni.

Hulk era da tempo protagonista di avventure non particolarmente memorabili ed è stato un personaggio tanto centrale nell’universo Marvel quanto scomodo, per via della sua forza inarrestabile che lo rendeva un eroe narrativamente difficile da gestire. Negli anni, gli autori hanno trovato soluzioni per depotenziarlo, scacciarlo dal pianeta, metterlo contro nemici del suo livello, ma nessuno aveva veramente lasciato un segno nel canone dai tempi di Peter David.

Partendo da una premessa apparentemente anti-narrativa (un Hulk che non può morire), il team creativo composto da Al Ewing e Joe Bennett ha costruito una vicenda che ha visto Bruce Banner nascondersi nei luoghi dimenticati degli Stati Uniti, con la sua controparte – più intelligente e cattiva del solito – che emerge di notte, si divelte in due come un’ostrica, trangugia corpi, viene tranciato in tocchi e si riforma, mentre una giornalista locale investiga sul ritorno di Hulk, dato ufficialmente per morto dal governo e dagli stessi Avengers.

L’immortale Hulk mostra quanto il fumetto supereroistico possa essere cruento e inquietante, con una serie che rompe categorie e generi.

Qui c’è il nostro articolo sulla serie.

(Andrea Fiamma)

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