“Isola”, l’ecofantasy intimista di Brendan Fletcher e Karl Kerschl

di Emanuele Rossi Ragno

La regina di una città-stato sull’orlo della crisi è vittima di un sortilegio che l’ha trasformata in tigre. Insieme al fedele capitano del suo esercito – giovane guerriera dal passato tormentato – fugge dal proprio regno in cerca di una soluzione, percorrendo territori ostili e incontrando sulla propria strada bestie feroci e spietati cacciatori disposti a tutto pur di ucciderla. Meta delle protagoniste, più volte nominata ed evocata nel fumetto che ne porta il nome, è Isola, leggendario non-luogo a cui tutti i personaggi si riferiscono con fare enigmatico e solenne.

isola bao publishing fumetto

Brendan Fletcher e Karl Kerschl – che avevano già collaborato assieme su Gotham Academy nel 2014 – riassumono nel bene e nel male le principali caratteristiche della loro storia già nelle primissime pagine: azione copiosa, sbalzi temporali imprevisti, sottile intesa tra soldato e regina e tanta natura selvaggia. Il lavoro di worldbuilding degli autori rende credibile e sfaccettato il mondo in cui ha luogo l’azione, mentre la sceneggiatura si sofferma con umanità sul complesso rapporto tra le due eroine, così come Hayao Miyazaki si concentrava sulla relazione tra San e Moro – la maestosa Dea-lupa – nel film Principessa Mononoke, a cui Isola si ispira.

Il tributo al classico fantasy dello Studio Ghibli si fa via via più consistente con lo scorrere delle pagine e dei riferimenti, e a dispetto dell’originalità dell’intreccio, la serie sembra acquisire una piega derivativa. Questo viene suggerito anche dal comparto visivo: inquadrature pesantemente debitrici del cinema e colori non sempre al servizio delle parole fanno assomigliare spesso Isola a un raffinato anime-book più che a un fumetto vero e proprio.

In ogni caso gli autori non optano quasi mai per illustrazioni spettacolari, buone solo per catturare l’attenzione. L’apporto di Msassyk – colorista di fiducia di Fletcher e Kerschl – sa anzi farsi perdonare quando è il momento di suggerire un salto nello spazio e nel tempo previsto da uno script che altrimenti, intriso com’è di analessi e anticipazioni, risulterebbe molto meno accessibile.

isola bao

Anche il montaggio ellittico concorre alla buona riuscita dei flashback, operando però a discapito delle scene d’azione: non è tanto la resa delle situazioni in sé, quanto la loro messa in pagina a costringere uno sforzo di lettura supplementare, che non gioca certo a favore di un fumetto costituito per metà da combattimenti, attacchi a sorpresa e duelli all’ultimo sangue.

Forse sta proprio qui il punto debole più grossolano di Isola, perché è nei momenti di difficoltà come questi che Fletcher e Kerschl fanno leva sul profondo risvolto emotivo che caratterizza il rapporto tra regina e guerriera e che per via di questa confusione nella messa in scena non sempre emerge come dovrebbe.

Da premiare invece è l’idea di non rendere nessun animale “parlante”, al contrario di quanto accade nei film di Miyazaki, scaricando così l’attenzione sui gesti e sugli sguardi che si scambiano le due eroine. I dialoghi, soprattutto quando la narrazione si focalizza su un altro personaggio, rimangono comunque al centro dell’attenzione: pur nella loro brevità ci fanno entrare nel vivo della storia ancor prima delle immagini e non offrono mai informazioni gratuite su questo o quell’episodio, risultando brevi e curati anche nella loro traduzione in italiano.

Queste belle intuizioni non bastano a rendere il legame tra le protagoniste il fulcro di una narrazione più complessa e stratificata, ma perlomeno aiutano Isola a distanziarsi un po’ di più da Principessa Mononoke. Sulla carta le differenze sono evidenti: l’ecofantasy di Miyazaki agiva sul conflitto tra uomo e natura prospettando un ideale equilibrio tra le parti; la storia di Fletcher e Kerschl, partendo da un assunto simile, non ha la pretesa di veicolare un messaggio ambientalista e si focalizza molto più chiaramente sulle due eroine.

isola bao

Anche se, a ben guardare, la loro storia è la stessa di Ashitaka e San, protagonisti di Principessa Mononoke: entrambe si basano su una tragedia di fondo, un lutto da elaborare. Collettivo per la realtà descritta da Miyazaki (la morte del Dio-cinghiale); estremamente intimo e sentito per le due controparti femminili di Isola.

Il racconto è dettato dalle loro personalità e gode di un ritmo frenetico che sa quando prendersi una pausa digressiva – imbastita su un comprimario specifico o su un evento del passato – o riflessiva. Ma, al netto degli spunti interessanti che ha da offrire sul piano dei sentimenti, Isola deve fare i conti con un cast decisamente poco all’altezza delle protagoniste. Alcuni personaggi secondari rasentano spesso lo stereotipo e spariscono nel giro di poche tavole in maniera davvero prevedibile, limitandosi a coprire piccole e semplici esigenze narrative.

Gli autori, soprattutto nella prima parte, danno l’idea di voler puntare più sulla credibilità della storia che sulla spettacolarità fine a se stessa – nonostante l’approccio ultra-citazionista al film di Miyazaki – ma già dalla seconda metà i presupposti si sfaldano, e dei pregi rimangono solo i dialoghi, ben scritti fino alla fine.

Isola 1
di Brenden Fletcher e Karl Kerschl
traduzione di Michele Foschini
Bao Publishing, giugno 2020
cartonato, 160 pp, colore
18,00 €

Leggi anche: Quando Gaiman tradusse Miyazaki

Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui.