Zerocalcare, la sfera pubblica e il fumetto come risorsa

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La copertina di Leggere Zerocalcare, libro da cui è tratto questo articolo

Da quando Michele Rech ha iniziato a esprimersi come Zerocalcare, il suo lavoro ha dato un contributo inedito al panorama culturale del nostro paese. Al centro del suo percorso c’è stato e c’è il fumetto, con il quale, una quindicina di anni fa, ha fatto i suoi primi passi nella stampa periodica. Nel 2011 il suo primo volume, La profezia dell’armadillo, era stato un raro caso di produzione editoriale autofinanziata (da un altro autore, Makkox) di successo. E il suo blog a fumetti, aperto poco dopo, ha rappresentato una grande novità nell’ambiente internet italiano di quasi dieci anni fa, all’epoca in cui iniziavano a diffondersi i social media.

Di Zerocalcare va dunque innanzitutto sottolineato che, grazie ad alcune sue storie diventate virali come Trenitaja, è diventato una delle prime webstar italiane, e senza dubbio il più influente disegnatore emerso dal panorama del web italiano. Ma il suo contributo all’editoria è andato oltre, facendo dei libri che ha pubblicato in seguito (tutti per Bao Publishing) le novità a fumetti più vendute di sempre nelle librerie italiane.

Si tratta di traguardi che dovremo – e non potremo non – ricordare negli anni a venire, perché già questi soli fatti hanno avuto la forza di scrivere la Storia di questa porzione dell’industria culturale italiana. I suoi racconti, in cui unisce la rabbia verso gli atti repressivi della politica o della polizia e la passione per Breaking Bad, la memoria incazzata per il G8 di Genova e il ricorso ai Cavalieri dello Zodiaco per spiegare fatti o comportamenti di figure pubbliche, non sono solo frammenti che danno voce alle coordinate di valori e immaginari di una generazione.

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L’inizio di Trenitaja

Il suo lavoro ha generato effetti concreti di rimescolamento tra cultura pop, identità italiana, condizione giovanile e racconto del presente. Zerocalcare è infatti riuscito non solo a portare il disegno – peraltro il suo disegno, ovvero quello low-tech e “a bassa risoluzione” del fumetto, in b/n – sulle prime pagine di un’enorme quantità di testate italiane: Wired o L’Espresso, Best Movie o Internazionale, e persino un primario quotidiano nazionale come La Repubblica.

In Italia, mai un fumettista aveva ottenuto tanto. Con il risultato di contribuire a fare crescere un mercato, quello del graphic novel (il segmento più in crescita negli anni ’10) e di sostenere il fumetto e il disegno nella ridefinizione della loro legittimità crossgenerazionale e crossculturale. Il contributo a mio avviso più profondo, e persino inatteso, che va riconosciuto al suo lavoro, è stato dunque quello di riuscire a fare del fumetto in Italia, grazie alla sua visione delle cose, un linguaggio di opinione e di commento dell’attualità, davvero per tutti.

Zerocalcare ha permesso ai media italiani di superare la tradizione vetero-satirica della vignetta come unica forma legittima del political cartooning all’italiana: non più un frammento, ma pagine e pagine disegnate. Perché per raccontare davvero, soprattutto quando i temi caldi richiedono linguaggi in grado di provocare calore, o quantomeno una sorpresa, attingere al fumetto è una risorsa efficace – e quasi nessun media tradizionale, in Italia, lo aveva fatto prima del suo arrivo.

I soli esempi degni di nota avevano avuto una circolazione molto più limitata: penso a Sergio Staino, abile sia nella vignetta che nel fumetto, ma circolato soprattutto sulla stampa periodica e quotidiana “di partito”; penso anche ad Andrea Pazienza, il cui talento multiforme e lo spirito da blogger ante litteram aveva attirato l’attenzione di molti media, senza però raggiungere il livello di visibilità di Zerocalcare. Trattando temi di attualità controversi come il fenomeno dei gruppi neofascisti, o varie esperienze di resistenza democratica sia nel locale (la battaglia dei comitati di un quartiere a Roma) che internazionale (la questione curda in Kobane Calling), Zerocalcare non ha solo prodotto ‘contenuti’ per i grandi media nazionali: ha compiuto interventi.

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La copertina di Kobane Calling

Da autore consapevole delle logiche proprie della sfera della comunicazione, ha preso temi di appannaggio del giornalismo politico o d’inchiesta, e li ha condotti al centro dell’immaginario pop, sia con la sua ironia nervosa-ma-indulgente, sia facendo ricorso a simboli in grado di rendere i suoi lavori leggibili e spassosi: anche Pikachu o Tinder possono essere utili per denunciare equivoci o problemi nel dibattito sul nazismo. O almeno, diventano utili nelle sue mani.

Anche altri autori di fumetto, nell’ultimo decennio, hanno svolto un ruolo simile, attivi su diversi media all’incrocio tra il racconto e la critica del presente, e mossi dall’obiettivo di superare gli steccati della “satira a comando” disegnata, come Makkox e Gipi. Ma nessuno lo ha fatto con la continuità e capacità transgenerazionale di Zerocalcare. Qualcuno ha legittimamente criticato, peraltro, il significato politico del suo lavoro engagé, giudicandolo autoassolutorio: “non è Jean-Paul Sartre”, si è scritto.

Sebbene i suoi interventi non siano paragonabili a “scritti corsari” dei nostri tempi, quel che però non possiamo sottovalutare è la funzione pedagogica svolta dal mix culturale tipico di Rech: indicare questioni sociali rilevanti, in un’epoca in cui il vero problema è “bucare le bolle” in cui frammenti importanti di coscienza sociale rischiano di rimanere estranei, invisibili nel merito quanto nella prospettiva. Questo contributo attivo, naturalmente, nasce in parte dall’esperienza diretta: Zerocalcare ha accumulato una vasta esperienza di uso del disegno per l’attivismo politico, tra volantini, locandine, manifesti e altri materiali. Ma è anche frutto di un’attitudine che non tutti gli autori hanno, o che non tutti vogliono mettere alla prova: l’apertura al rimescolamento dei linguaggi, dei toni e degli obiettivi della comunicazione.

Non ci deve sorprendere, in questo senso, il fatto che Zerocalcare stia facendo in questo ultimo anno esperienza con l’animazione, che stia affrontando questo percorso affidandosi a professionisti di quel settore, e che lo stia facendo senza avere prefissato un obiettivo preciso. Non ho idea se l’esito sarà felice o meno, ma ho la ragionevole certezza che provarci sia un esercizio interessante, per chi non rinuncia mai a porsi piccole o grandi sfide con le quali trovare modi nuovi per “abitare” lo spazio dei media in cui viviamo.

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Questo articolo è originariamente apparso sul volume Leggere Zerocalcare. Guida ai fumetti di un antieroe, pubblicato da ComicOut, e qui ripubblicato con il permesso dell’editore.

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