Sir Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior, ovvero l’assurdo gioiello di Castelli e Pichard

sir aladdin castelli pichard

Prendete uno dei migliori sceneggiatori italiani, capace di spaziare dall’avventura alla divulgazione, dalla comicità demenziale all’umorismo colto, e mettetelo in tandem con un maestro dell’erotismo francese. Il bizzarro mix che ne uscirà fuori sarà qualcosa di molto difficile da incasellare, ma certamente di gran classe. È il caso delle Straordinarie imprese di terra, di cielo e di alcova di Sir Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior e altre vicende sorprendenti (d’ora in poi semplicemente Sir Aladdin, per vostra e mia pietà), fumetto perduto di Alfredo Castelli e Georges Pichard di recente ristampato da Cut-Up Publishing.

Effimera e d’avanguardia

A metà degli anni Settanta in Italia e in Francia impazzavano le riviste a fumetti, nate sull’onda di linus. C’era Charlie (1969), che riprendeva da vicino già da titolo e grafica la formula del mensile della Milano Libri; c’erano L’Écho des savanes (1972) di Claire Bretécher, Marcel Gotlib e Nikita Mandryka e Métal Hurlant (1973) degli “umanoidi associati” Druillet e Moebius; c’era Fluide Glacial (1975), animata anch’essa da Gotlib con Alexis e Jacques Diament, una sorta di risposta francese a Mad Magazine. E ce n’erano ovviamente molte altre, alcune durate davvero pochissimo. Una di queste fu l’effimera Bazar.

A dirla tutta, forse l’aggettivo “effimero” non rappresenta davvero quell’incomprensibile esperimento editoriale su cui vide la luce Sir Aladdin: 150 copie pubblicate come test in area parigina. Niente di più. Eppure alle spalle c’era una delle più gloriose testate di fumetto per ragazzi, Pif gadget, evoluzione di Vaillant, il settimanale a fumetti legato al Partito Comunista Francese. Il direttore Claude Compeyron, uomo molto capace nonostante fosse stato messo lì dal Partito, aveva deciso che era giunto il momento di buttarsi anche nel settore delle riviste per adulti. Coinvolse alcuni dei migliori autori sul mercato – i già citati Gotlib e Alexis, Pichard, che aveva da poco pubblicato Paulette con Wolinski, e Jean-Claude Forest, che disegnò un nuovo episodio di Barbarella – e qualche fumettista meno noto che lavorava per Pif.

Alfredo Castelli era uno di questi. Era entrato nel giro della rivista al seguito degli amici Massimo Mattioli, Mario Gomboli e Bonvi, scrivendo fumetti inediti e facendo tradurre in francese Gli Aristocratici, che ebbero però breve vita perché osteggiati dalle madri dei giovani lettori in quanto ladri, immorali, pessimi esempi per i figli. Fu quindi con sua grande sorpresa che lo sceneggiatore milanese fu coinvolto nelle riunioni per la nuova rivista e gli fu chiesto di creare un personaggio ad hoc.

Un riciclo pruriginoso

Come molte delle opere più geniali di Castelli, Sir Aladdin nacque come riciclo. La prima storia, di cinque tavole, era esattamente la stessa che era stata pubblicata (in quattro pagine) su Sorry (altra “meteora di carta”, maggio 1972 – ottobre 1973, questa volta Italiana) con i disegni di Bonvi. Un lord inglese, allora senza nome, racconta agli increduli soci del suo club un delitto perfetto a cui ha assistito, di un uomo che si è introdotto in casa sua chiedendogli aiuto per impedirgli di uccidere un altro uomo.

Per Bazar la stessa sceneggiatura fu affidata a Georges Pichard, che, seguendo il proprio stile, si prese qualche piccola libertà. Ad esempio, invece di un corpulento signore, la vittima del giallo divenne una procace signorina, che non perde occasione per denudarsi e supplica di essere legata e baciata. Viste le tavole, a Castelli non rimase scelta che riscrivere quasi da capo i testi per adattarli.

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Sotto il pennello del francese la storia era cambiata completamente, virando verso l’erotismo bondage. Se la versione con Bonvi aveva una regia molto classica, un po’ statica, tipica del modenese, con un umorismo giocato sulle espressioni dei personaggi, Pichard mostrò un gusto molto più barocco, erotico e decorativo, «un flusso continuo di variazioni sul tema, di decori e ghirigori, di trovate teatrali e grafiche», per rubare le parole al nostro Tonio Troiani.

Il risultato fu un cocktail molto particolare, i cui elementi – l’umorismo quasi british di Castelli e le matite di Pichard – non erano in dialogo tra loro. Viene naturale associare i due autori ai due personaggi del racconto: lo sceneggiatore a Sir Aladdin, che tenta disperatamente di dominare la situazione con un po’ di razionalità; il disegnatore alla sua donnina, un’esplosione incontrollabile, imprevista, erotismo fuori luogo e irrazionalità.

La forza del breve racconto sta soprattutto in questo sbilanciamento, che rende una storia umoristica con il finale a sorpresa qualcosa di completamente assurdo e impensabile. La mancanza di dialogo tra testo e immagini rende la messa in scena del tutto artificiosa: invece di inseguire la naturalezza nel racconto, tutti i dialoghi, le pose, le azioni sono finte. Una piccola opera teatrale su carta, recitata dal protagonista con buffa flemma impeccabile, mentre la sua compagna vola qualche migliaio di metri sopra le righe.

La seconda, effimera vita

Bazar, come detto, non ebbe alcun successo, ma Castelli e Pichard avevano già preparato una seconda storia, che proposero l’anno successivo a Scoop Magazine. Questa volta lo scrittore sapeva a cosa sarebbe andato incontro e sceneggiò un racconto breve, umoristico, con il finale a sorpresa e fortemente erotico: quella che, nel racconto esagerato di Sir Aladdin ai suoi colleghi, si presenta a casa sua non è più una donna in pericolo ma un sofisticato automa del sesso che gli mette a disposizione i suoi servigi. Un testo molto più in linea con la poetica di Pichard. Peccato che così si fosse perso – almeno in parte – quel che aveva reso unico il primo racconto.

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Le cri du sang (“Il grido del sangue”) non funziona altrettanto bene quanto l’esordio. O, meglio, è un fumetto tecnicamente migliore, ma decisamente meno interessante. Certo, la sceneggiatura non ha sbavature. Vero, i disegni sono curatissimi. Quello che manca però è la “locura”, la folle imprevedibilità, il mix forzato di acqua e olio che aveva creato un gioiellino dell’assurdo. Il secondo episodio di Sir Aladdin è buono, divertente, ma non altrettanto abbacinante.

Di nuovo in Italia

L’avventura francese del lord inglese fanfarone si concluse nel 1976, dopo due episodi letti da poche centinaia di persone, ma Castelli era intenzionato a portare avanti il personaggio, questa volta sulla rivista Il Mago di Mondadori. Privo del fumettista francese, lo sceneggiatore coinvolse Enzo Jannuzzi, uno dei “padri” del fumetto underground nostrano, scelto, nonostante uno stile lontanissimo da quello di Pichard, per la sua esperienza nel fumetto erotico. Visto che ormai la serie aveva preso quella strada, deve aver pensato Castelli, tanto valeva andare fino in fondo.

Insieme i due autori realizzarono due altri episodi nel 1978 con la stessa struttura, un racconto esagerato del nobile fanfarone ogni volta su una diversa tematica. Nonostante l’impegno di entrambi, però, e le ottime idee per le sceneggiature – memorabile lo spunto alla base della parodia degli horror – non raggiunsero il livello di assurdità della prima puntata

Gli autori dopo poco lasciarono la rivista, delusi dalla poca cura editoriale e dalla pessima qualità delle riproduzioni delle tavole (che purtroppo si vede anche nel volume Cut-Up). Quella fu la fine di Sir Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior, fino a oggi.

Il volume di Cut-Up Publishing ha quindi il merito di riportare alla luce un fumetto di cui l’autore stesso si era quasi dimenticato, finché non fu contattato da una casa produzione che voleva girare un documentario su Bazar. Non è l’opera migliore di Castelli, ma è un ottimo esempio della sua verve comica, che sfruttava spesso in gioventù ma che troppo spesso in seguito ha tenuto a freno mentre scriveva Martin Mystère.

I quattro episodi e i gustosi extra (tra cui la storia ricavata da un biglietto da 10 franchi, che abbiamo pubblicato qui in anteprima) sono infarciti dei suoi tic, di tormentoni più o meno urlati, di battutine, di buffo understatement, di umorismo british e surreale, che esplodono frullati con i disegni di un maestro erotico che davvero nulla c’entrava con il progetto e per questo lo ha illuminato di colpi di genio.

Straordinarie imprese di terra, di cielo e di alcova di Sir Aladdin Gulliver Simbad Munchausen Junior e altre vicende sorprendenti
di Alfredo Castelli, Georges Pichard e Enzo Jannuzzi
Cut-Up Publishing, maggio 2020
cartonato, 48 pp., colori
19,90 €

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