Quando anche Tex sbagliava

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La copertina di Tex Willer 13 – La trappola di Mefisto, disegnata da Maurizio Dotti

Come va Tex Willer, la collana dedicata al giovane Tex, a 20 numeri e a quasi 2 anni dal suo debutto? All’inizio era una sorta di scommessa, voluta fortemente dall’editore prima ancora che dagli autori, nata con l’idea di raccontare le avventure del ranger texano quando ancora non era ranger ma solo un normale fuorilegge (non per colpa sua). Un esperimento, sulla carta, che forse non sarebbe dovuto andare avanti, per il costante sovraccarico di lavoro degli autori della Bonelli e per il rischio oggettivo di non incontrare i gusti del mercato. Un esperimento che coglieva un filo tenue di una coppia di storie pubblicate nel 2017 che avevano aperto la porta a un approccio più sistematico e filologicamente corretto alla vita del ranger (uno dei più genuini eroi italiani, non dimentichiamolo). Un esperimento che, dopo 20 numeri (e altri due programmati durante questa estate), si è invece rivelata una sorpresa azzeccata e molto piacevole.

Andiamo con ordine e cominciamo dalla genesi dell’idea. Come raccontava in queste pagine digitali Michele Ginevra, a Lucca Comics & Games 2018, il curatore e principale autore di Tex, Mauro Boselli, rivelò come l’idea di realizzare una nuova testata non fosse nata dagli autori, ma dal direttore generale di Sergio Bonelli Editore, Simone Airoldi. Sintetizzando, Boselli la raccontò così: dopo il successo del Maxi Tex 21 – Nueces Valley, uscito nel 2017, in cui lo sceneggiatore e Pasquale Del Vecchio avevano raccontato i primi anni di vita di Tex e mostrato per la prima volta i suoi genitori, Airoldi volle che i lettori di Tex avessero la possibilità di ripartire dal primo numero, cioè dall’inizio. «Pensaci bene. Non è una grande idea?» chiese il direttore a Boselli, che così recepì ma anche approfondì e sviluppò l’idea.

Una tavola da Tex Willer 12 – Attentato a Lincoln, disegnata da Roberto De Agelis

Boselli non voleva tornare sulle storie già raccontate da G. L. Bonelli, padre di Sergio e ideatore di Tex insieme ad Aurelio “Galep” Galleppini. Erano perfette così (o imperfette, dipende dai punti di vista) e comunque congelate nell’immaginario a tal punto che non aveva senso rifarle. Però, secondo Boselli si poteva fare altro. Esplorare, ad esempio, la parte “sconosciuta” della vita di Tex, cioè quella mai raccontata direttamente se non con pochi cenni nel corso dei decenni, almeno fino a tempi più recenti. Si tratta infatti di quella parte della vita di Tex che in realtà proprio Boselli ha cominciato ad esplorare e sistematizzare di recente, sia nelle storie della collana di grande formato a colori Tex – Romanzi a fumetti ma anche in albi speciali come Il magnifico fuorilegge (il Texone del 2017, disegnato da Stefano Andreucci) o quel Nueces Valley che citavamo poco sopra.

Mauro Boselli è l’erede della tradizione di Bonelli padre e figlio nella creazione di storie di Tex, ma ne è anche uno studioso, oltre che interprete, e il suo lavoro nel creare una continuity è stato probabilmente il più importante mai avvenuto nella casa editrice per l’effetto che ha avuto nel dare solide fondamenta al suo personaggio più longevo: Tex infatti ha compiuto 70 anni da poco, con molti speciali e mostre dedicate, e l’eredità (e la complessità) narrativa del ranger è semplicemente enorme. Chi, dunque, meglio di Boselli e dei suoi misteriosi taccuini di appunti presi durante anni di letture per poter scrivere adesso “le storie che mancavano”, giocandole sempre su due piani narrativi, uno basato su nuove e “fresche” avventure del giovane Tex Willer e l’altro sui segni, ganci e rimandi accennati nella serie regolare nel corso di 70 anni, finalmente colti e dotati di fondamenta e definitiva canonizzazione?

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Una tavola da Tex Willer 7 – Rancho Sangriento, disegnata da Bruno Brindisi

Tex Willer è però qualcosa di più che non il lavoro di sistematizzazione e canonizzazione del passato di Tex. È anche avventura genuina, e di qualità sorprendente. Non solo per come è scritta (ed è scritta molto bene, con sapienza nel gestire spazi e pause più lunghe in albi più brevi di quelli della serie regolare) e disegnata, ma anche per il divertimento e lo stupore che sa suscitare in modo genuino. Infatti, per quanto ingabbiate prima in un futuro “conosciuto a tutti” (sappiamo che Tex non può essersi sposato da giovane con una ricca signora di Boston o aver avuto altri figli o essere morto o magari essere diventato segretamente un criminale appartenente a qualche setta segreta), le nuove avventure del giovane cowboy sono un’occasione per svecchiare il personaggio e farlo uscire dalla narrazione un po’ sclerotizzata che impone il suo ruolo di ranger di mezza età, tutto d’un pezzo e destinato a una vita di eterne peripezie con i suoi pard su e giù per Canada, Stati Uniti e Messico.

Insomma, un Tex giovane che vive nuove avventure da solo o con nuovi amici e compagni, in una forma narrativa diversa da quella tradizionale del Tex “adulto”: è una prospettiva stimolante per qualunque autore, ma ancora di più per Boselli e per la sua passione nata studiando Tex quando doveva cominciare a scriverne le storie e soprattutto dalla sua sensibilità per le grandi continuity, le grandi narrazioni a cui ci ha abituato il fumetto americano supereroistico o quello giapponese, ma anche la produzione delle serie televisive degli ultimi venti anni. Quello che si sta creando sulle pagine del mensile Tex Willer è insomma un Tex moderno, al passo con i tempi, che sa parlare il linguaggio di un’avventura più polifonica, ricca, matura, plausibile e anche fruibile.

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Una tavola da Tex Willer 4 – La caverna del tesoro, disegni di Roberto De Angelis

Boselli infatti non l’ha presa alla leggera, ci ha pensato e lavorato. E le intuizioni sono azzeccate, a partire dalla scelta di un formato di storie più brevi del canonico albo bonelliano da 110 tavole: Tex Willer vive dentro albi da 64 tavole, per riuscire a tenere il passo con un’agenda fitta di impegni del suo creatore, ma anche per alzare la qualità ad esempio con scelta dei disegnatori e tempi di realizzazione più posati. Così, il Tex Willer che adesso arriva a 20 numeri, e che secondo me si dimostra una scommessa perfettamente riuscita, è un lavoro curato, in cui sono state fatte varie scelte giuste e che si vedono chiaramente.

La brevità ha consentito a Boselli di sviluppare storie più ritmate, spalmate su più albi: una serie di piccoli cicli di storie che consentono di dare respiro alla narrazione (e che forse erano anche un tentativo di difendersi, nel caso di una repentina chiusura della serie) e intercettare modalità narrative più moderne. La “fame” di continuity e di coerenza di Tex Willer passa anche attraverso questo affresco della sua storia delle origini, che non è un reboot ma semplicemente un ampliamento educato e puntuale, oltre che emozionante, delle storie di Tex. Piccoli particolari, letteralmente frasi o spezzoni di vignetta del futuro Tex – scritte però 40 o 50 anni fa da Bonelli Senior o Junior – oggi diventano realtà e costruiscono pareti intere di un racconto molto più ampio. Sono un divertimento per gli appassionati dalla memoria lunga e costruiscono profondità e spessore per chi invece si cimenta con Tex per la prima volta in questa serie.

La copertina di Tex Willer 6 Coyoteros!, disegnata da Maurizio Dotti

Poi c’è la parte grafica: le copertine di Maurizio Dotti e le tavole di un pool di disegnatori accomunati da un tratto molto pulito e realistico, capace di dare quel gusto “western” nella migliore tradizione del personaggio senza però le forti discontinuità di gusto a cui ci hanno invece abituato la serie regolare, i vari speciali e soprattutto i Texoni, in cui la diversità del tratto e dell’interpretazione è addirittura il fil rouge della collana.

L’unità del tempo della narrazione (gli albi di Tex Willer partono dal 1858), di storie (seguono cronologicamente la crescita di Tex, per ricongiungersi idealmente alle prime avventure di G.L. Bonelli) e di segno (gli autori seguono una ricerca naturalistica e dalle linee chiare che ben si adattano ai panorami bruciati dal sole del West americano e hanno tempo per farlo perché devono disegnare “solo” 64 tavole, quasi mezzo Tex regolare, per volta) sono gli elementi che caratterizzano il successo della testata.

Così, per 20 mesi, per me Tex Willer è stato una presenza costante e piacevole da trovare in edicola. Una presenza più calibrata perché il giovane Tex è magari più irruente ma è anche meno bacchettone, un po’ più sobrio (scompaiono i lunghi spiegoni che si traducevano in paginate di vignette di testo con poco spazio per l’azione e le emozioni dei personaggi) e soprattutto non è più un personaggio che “le ho già viste tutte” (e ce lo deve dire tutte le volte). Invece, la sua giovane fama non necessariamente lo precede, e soprattutto Tex adesso sbaglia, rivelandosi un comune mortale dalla stoffa notevole ma niente di più. Fortunato, mosso sempre da un rigore morale invidiabile, ma anche più libero di sperimentare e “costruirsi”. Per dirla in un altro modo, Tex non è più il “deus ex machina” delle sue stesse storie, punto di forza ma anche limite fortissimo della gamma dei toni espressivi in mano agli sceneggiatori del ranger texano.

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Una tavola da Tex Willer 17 – Un giovane bandito, disegnata da Fabio Valdambrini

Alla macchina da scrivere di Boselli si è affiancato Pasquale Ruju, anche se solo per la storia dei Lupi della Frontiera (albi 14-17) che è più che altro un fill-in pensato probabilmente per far rifiatare Boselli. Infatti, non aggiunge né toglie niente allo sviluppo del personaggio Tex, che invece nella progressione degli albi curati sinora da Boselli sta mostrando chiaramente un arco di crescita (e come lui, anche i suoi comprimari), cosa che mi provoca un brivido di emozione anche solo a pensarla, figuriamoci a scriverla: il personaggio di Tex che cambia, per tutti i diavoli!

I disegnatori di Tex Willer, copertine di Dotti a parte, finora sono stati cinque: Roberto De Angelis (1-4 e 10-13), Bruno Brindisi (5-9), Pasquale Del Vecchio (14-15), Fabio Valdambrini (16-17) e Michele Rubini (18-22, contando i due albi di luglio e agosto già annunciati). C’è anche uno Speciale Tex Willer, una storia di Natale a colori pubblicata a inizio dicembre 2019, scritto da Mauro Boselli, Marco Nucci e Giulio Antonio Gualtieri e illustrato da Marco Ghion, che ammetto però di non aver ancora letto. Per Dotti, una valutazione a parte: il disegnatore ha detto che per “vincere” il titolo di copertinista di Tex Willer ha dovuto sconfiggere una bella concorrenza interna alla Bonelli, dove si è tenuta una vera e propria selezione. Mai scelta fu più azzeccata, secondo me.

La copertina di Tex Willer 18 – L’agente federale, disegnata da Maurizio Dotti

Il mestiere di chi fa le copertine è profondamente diverso da chi disegna fumetti, e diventa più quello di un illustratore che non deve cadere né nella tentazione dell’autore di rebus (mostrando la trama in sintesi e per allusioni o accostamenti), né distaccarsene in maniera eccessiva. Le copertine di Dotti realizzate finora mi sono piaciute praticamente tutte. La forza grafica c’è, il soggetto è ancora sufficientemente morbido da poter essere manipolato come plastilina, e si capisce anche che il talento di Dotti va oltre il disegno a fumetti e tiene un piede saldamente nell’illustrazione. Alcune sue illustrazioni sono piccoli panorami indimenticabili, con composizioni complesse ma rese molto semplici dal gusto dell’autore, da colori deliziosi e da una certa vivacità complessiva (altro pericolo dei copertinisti: illustrare busti marmorei). L’esperienza di cartolinista “sul serio” di Dotti (ha preparato le cartoline per Tex Nuova Ristampa) ha pagato moltissimo.

Tex Willer è un ottimo prodotto che sta crescendo molto. Attenzione, però, ai cali nel livello delle storie, quelli che nascono per la “fatica” di portare avanti una serie, perché quando c’è un calo nella tensione narrativa e nell’arco di sviluppo dei personaggi si avverte chiaramente e stona con il disegno complessivo dell’opera. È successo, come spiegavo prima, con il piccolo arco di storie di Pasquale Ruju, che non ha aggiunto molto alla traiettoria complessiva della serie. Insomma, per ora la serie si regge tutta sulle spalle (larghe) di Boselli, che ci ha abituato ad avere alte aspettative. Speriamo che l’autore riesca a proseguire su questi livelli.

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