Una violenza mascherata d’amore: “Le mani di Z” di Akab

di Angela Viola Borzachiello

Z è un uomo di mezza età, un po’ sovrappeso, con una maschera nera sul viso che ricorda quella del suo idolo Zorro. Le sue giornate scorrono monotone, chiuso in casa con la madre, che riempie la propria solitudine occupandosi di lui. Il suo primo ricordo è il seno di questa madre distaccata, sempre vittima di ciò che accade, che lo allatta. Z non voleva saperne di venire al mondo: è nato il primo marzo 1952, a Carnevale, qualche giorno di ritardo rispetto al previsto, e questo ritardo gli ha portato gravi disturbi mentali, un atteggiamento paranoico, autodistruttivo, dissociato, borderline. Il secondo ricordo è il più doloroso, l’immagine di suo padre riverso sul pavimento del bagno, che si è appena tagliato i polsi con un rasoio. Di suo padre non ricorda molto altro: le uscite insieme a Carnevale, lui vestito in costume da Zorro e il genitore ancora illuso che il figlio fosse felice, o normale, o almeno simile a tutti gli altri.  

Z tiene sempre i guanti alle mani, li toglie solo per dormire, e quando dorme sogna che il suo eroe Zorro venga a tagliargliele. Queste mani sono forse le mani tagliate di suo padre, ma sono anche gli strumenti con cui ha a che fare con il mondo, con cui può fare zapping alla televisione o sfogliare i libri di Zorro o mangiare. 

Le mani di Z è l’ultimo lavoro di Gabriele Di Benedetto, classe 1976, noto con il nome d’arte di Akab, mancato prematuramente il 14 agosto 2019 a soli quarantatré anni. Artista poliedrico, Akab si è espresso con la pittura, il fumetto e il cinema, tra l’altro fondando, nel 2017, il Progetto Stigma, marchio editoriale indipendente distribuito da Eris Edizioni. All’origine del personaggio di Z c’è un ricordo d’infanzia, il figlio di una vicina di casa che colpì l’immaginazione dell’autore.

La storia, ambientata nel 1984, si svolge tutta in un appartamento ed è strutturata come un film. Flashback, sottofondi musicali e una griglia di sei o quattro vignette per pagina conferiscono un ritmo incalzante alla narrazione, giocando con disarmonie e disequilibri visivi che suggeriscono un senso perenne di caos e di rumore. Il tratto è duro e dettagliato nel descrivere i volti dei personaggi, immersi in ambienti claustrofobici, tra ricordi angoscianti e disagio. Akab usa un bianco e nero netto per rappresentare una realtà caotica e distorta, con uno stile che ricorda José Munoz, il Dave McKean di Cages o ancora lo Zorro di Alex Toth e la sua capacità di sintesi espressiva.

Alienato e solitario, l’antieroe Z sente di esistere solo quando indossa la maschera e i guanti del suo eroe. La sua ossessione per Zorro diventa simulacro, una realtà alternativa che sostituisce quella reale. «Il simulacro non è mai ciò che nasconde la verità; ma è la verità che nasconde il fatto che non c’è alcuna verità. Il simulacro è vero», scrive Jean Baudrillard all’inizio del suo saggio sul postmoderno Simulacri e simulazione (1981). 

Le mani di Z è un libro forte, che scuote il lettore e lo costringe a confrontarsi con gli aspetti più oscuri dell’essere umano. Akab ritrae una famiglia come tante, la casualità della malattia, la resa di un padre, un fratello che ha visto l’indicibile, l’incomunicabilità, il rifugiarsi dentro uno schermo da parte di persone che sfuggono alle loro disgrazie negandole. E lo fa con una disperazione assoluta, che ingloba tutto, anche la storia che viene raccontata. «Le storie non hanno mai cambiato niente», dice il padre di Z a suo figlio prima di suicidarsi.

L’ultimo rifugio di questa umanità disperata sono le cose. Le canzoni, le pubblicità, le trasmissioni televisive, gli oggetti da comprare e consumare sono la via di salvezza di questi personaggi senza amore. Come dice il padre di Z: «Non ti puoi fidare delle persone mai. Solo sulle cose puoi contare. Loro sono quello che sono. Non fingono. Se si rompono, si aggiustano. E se non si aggiustano si buttano». L’ultimo sguardo sul mondo di Akab è colmo di un realismo lucido e rassegnato. Forse davvero, come scrive lo stesso autore al termine del libro, ci stiamo distruggendo tutti con una violenza mascherata d’amore.

Le mani di Z
di Akab
Progetto Stigma / Eris Edizioni, maggio 2020
cartonato, 224 pp., b/n
25,00 €

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