Le onde della vita: “Ride Your Wave” di Masaaki Yuasa

Ride Your Wave – disponibile su Amazon Prime Video – è l’ultimo lungometraggio animato di Masaaki Yuasa (Devilman Crybaby), che, se da una parte conferma il talento del regista, dall’altra sottolinea l’attenuazione della vena sperimentale con cui questi si era fatto conoscere agli esordi.

Hinako è una diciannovenne appassionata di mare e di surf. Si è trasferita in un piccolo appartamento da poco quando questo viene divorato da un incendio, e lei è salvata dal pompiere Minato. I due si innamorano, ma una tragedia incombe sulle loro vite.

Ride Your Wave, come il precedente lungometraggio Lu e la città delle sirene, parte da un elemento – il mare – che diventa essenziale ai fini dell’economia della storia. Ancor più che in Lu e la città delle sirene, in Ride Your Wave il mare è un’allegoria della vita stessa, fatta di onde continue, alcune piccole, altre decisamente più grosse e pericolose.

Abbandonato quello spirito folle ai limiti dello sperimentale per cui era noto (l’opera di esordio Mind Game e le serie Kemonozume e Kaiba), Yuasa sembra ora essere alla ricerca di un modo di raccontare, mettere in scena ed esprimere la propria creatività che stia a metà strada tra i desideri della prima parte della sua carriera e una necessità più commerciale. Appare evidente che le sue intenzioni siano quelle di operare in un contesto mainstream lavorando su un linguaggio sperimentale che gli è proprio (Devilman Crybaby ne è un esempio eclatante).

Ride Your Wave, in effetti, è persino una storia prevedibile, a tratti scialba. Ma è semplice (sì, la semplicità a volte può essere un plus), vera, trasparente. Sfrutta la potenzialità dell’animazione per raccontare le difficoltà della vita mentre il confine realtà e immaginazione si fonde e, come nelle opere di Miyazaki, lo straordinario diventa possibile, la meraviglia l’unico modo di affrontare quelle aree oscure dell’esistenza. A ben pensarci, Ride Your Wave è una peculiare riflessione sul superamento del lutto.

Quello di Yuasa, pur con i suoi alti e bassi, continua a rimanere un cinema inquieto, il cui occhio si muove perennemente sui corpi, gli oggetti, i paesaggi fisici e mentali. Un virtuosismo registico che sprigiona energia vitale, una visione che prova a ripensare e rifondare l’idea stessa di animazione giapponese. 

Facendosi ammaliare dall’animazione europea, ma partendo da un contesto intrinsecamente nipponico, Masaaki Yuasa è diventato una figura fondamentale per (ri)pensare gli anime e il modo in cui questi interpretano il mondo e la vita. Da Kaiba a Mind Game, da The Tatami Galaxy (al momento disponibile su Netflix) a questo Ride Your Wave, Masaaki Yuasa lavora per far diventare il proprio cinema una catarsi per le inevitabili complessità esistenziali.

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