Illusioni e stereotipi: “Topolino e le notizie di Mister Vertigo”

topolino mister vertigo

di Emanuele Rossi Ragno

Negli ultimi mesi, una delle novità più importanti su Topolino è stata la comparsa di un nuovo sceneggiatore nei credits del settimanale, perlopiù sconosciuto ai lettori. Eppure Marco Nucci aveva già alle spalle un curriculum corposo.

Classe 1986, nel 2015 ha cominciato a lavorare come redattore per Sergio Bonelli Editore, dove ha curato, insieme a Roberto Recchioni, la collana Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi. Nel 2017 ha pubblicato con Tunué il suo primo fumetto lungo, La tana di Zodor, cui hanno fatto seguito per lo stesso editore Sofia dell’oceano e Skull, e infine L’uomo delle valigie, un noir metropolitano che omaggia il genere hard boiled, edito da Panini Comics.

Con le dovute differenze, Topolino e le notizie di Mister Vertigo – ultima fatica di Nucci serializzata sui numeri 3375 e 3376 di Topolino – sembra rifarsi proprio alle atmosfere di quest’ultimo, risultando un giallo curato che si inserisce nella tradizione di genere disneyana ma che dalla sua ha anche tanti, troppi difetti.

La trama, come spesso accade nei thriller, prende spunto da un fenomeno che ci riguarda da vicino: la proliferazione delle fake news. A Topolinia, il notiziario web condotto da una strana marionetta – mossa da un ventriloquo che si fa chiamare Mister Vertigo – diffonde bufale spacciandole per verità. Soltanto Topolino sembra immune alla loro influenza e, insospettito dal comportamento dei concittadini, che pendono dalle labbra di Vertigo e che sono persino disposti ad abbandonare la città pur di non esporsi a una fuoriuscita di “gas amnesico”, decide di vederci chiaro.

topolino mister vertigo

Tutta questa parte, dall’introduzione del villain alla fuga dei topolinesi, ci viene presentata in un climax incalzante e ben gestito da Nucci, che fa leva su una scrittura asciutta, dinamica, con frasi che spesso non trovano spazio nello stesso balloon e finiscono per “invadere” la vignetta successiva, generando un ritmo molto veloce. Non è certo un’idea nuova, ma rende questo primo segmento accattivante. Merito anche dei disegni di Fabrizio Petrossi – puntuali nell’affinare la recitazione di questo o quel personaggio – e dell’approccio, che ricorda quello di Topolino e il mistero della voce spezzata, di Silvano Mezzavilla e Giorgio Cavazzano. Nel complesso la storia sembra funzionare e lascia ben sperare per il secondo tempo.

Qui però tutte le nostre aspettative vengono disattese. Dopo poche tavole il protagonista è già sulla buona strada per arrivare al colpevole, e la rapidità con cui si svolgono le indagini, in netto contrasto con il lento climax iniziale, non regala mai vere situazioni di pericolo né per Topolino né per il lettore. Nonostante Nucci dichiari di essersi ispirato al film Il terzo uomo di Carol Reed, in cui il cattivo ricopre un ruolo centrale nell’intreccio pur vedendosi solo nei minuti finali, il Mister Vertigo della storia non gode dello stesso approfondimento e, una volta scoperto, rivela per filo e per segno tutto il suo piano criminale nel più classico degli spiegoni.

Neanche i comprimari paiono del tutto riusciti: forse perché inizialmente non c’è un vero personaggio secondario che si differenzi dagli altri. Sono tutti omologati, contagiati dalla stessa moda, compresi il migliore amico dell’eroe (Pippo) e la fidanzata (Minni), che nello svolgersi della storia si risvegliano bruscamente dall’incanto e come per magia tornano ad ascoltare la voce solitaria e di buonsenso di Topolino.

Il racconto scorre senza particolari intoppi, nella logica dei fatti, ma questi grossolani passi falsi lo fanno assomigliare più a una parodia di se stesso che non a un giallo vero e proprio. Perché da un lato Nucci tenta di lavorare per sottrazione. Elide molti passaggi, altrimenti superflui, e lascia irrisolte parecchie ambiguità (come l’entrata in scena di un personaggio di cui non si saprà mai nulla e che sarà sicuramente determinante in un eventuale sequel), ma la sua capacità di scrittura gli si ritorce contro. Il ritmo incalzante dei dialoghi lascia pensare a un mistery intrigante che però inciampa proprio nel perseguire un impianto classico, ricco di stereotipi.

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A lettura ultimata tutto ciò che resta è una manciata di riferimenti cinefili azzeccati, a cominciare dal titolo che si rifà a Vertigo di Alfred Hitchcock (in italiano La donna che visse due volte), e che viene ripreso anche nella prima tavola della seconda parte, parafrasando l’incipit del film. Numerose sono poi le citazioni a Orson Welles, già co-protagonista di Il terzo uomo, che viene omaggiato nel finale (il duello nella sala degli specchi, da La signora di Shangai) e nell’atmosfera ambigua che ricorda F come Falso, altro film di Welles dove il confine tra bugia e verità era labile proprio come nella prova di Nucci e Petrossi.

Nelle sue storie precedenti per Topolino, circa una decina, lo sceneggiatore aveva dimostrato di sapersela cavare bene con i personaggi Disney, specie con quelli più ostici e longevi come Paperino o Zio Paperone. Stavolta però Marco Nucci conferma alcune debolezze già evidenti nella sua prima incursione a Topolinia (Topolino e la questione di galateo): ambiguità non chiarite, una trama convenzionale e un protagonista un po’ troppo pigro, mai davvero in pericolo.

Il torneo delle cento porte, fin qui la sua prova migliore, è stata un’ottima storia corale di ampio respiro dove Nucci si è divertito a inserire gag slapstick e comprimari particolarmente azzeccati. Nella stessa storia ha fatto buon uso della voce narrante per alleggerire certi passaggi e strizzare l’occhio al lettore, mentre nell’impianto di molte altre ha infilato elementi “di contorno” che si sono rivelati sempre determinanti nei finali, mai fini a se stessi. Tutti aspetti che fanno assomigliare Nucci a un autore come Don Rosa, più che a Romano Scarpa, Casty o Mezzavilla – a cui gli appassionati lo stanno avvicinando negli ultimi tempi.

Certo, è ancora presto per fare paragoni, ma al momento, a giudicare da questi primi tentativi, Nucci rende forse meglio a Paperopoli che a Topolinia, dove non ha ancora saputo sviluppare una chiara voce personale. I difetti di Topolino e le notizie di mister Vertigo ce lo confermano, ma le belle premesse iniziali lasciano più di una buona speranza per il futuro.

Topolino e le notizie di Mister Vertigo (su Topolino 3375-3376)
di Marco Nucci e Fabrizio Petrossi
Panini Comics, agosto 2020
brossurati, 162 pp., colore
3,00 € cad.

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