Stati Uniti, ultima frontiera: “Undiscovered Country”

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In un futuro non troppo remoto una tremenda malattia sta mettendo a repentaglio l’esistenza dell’intera vita umana. Mentre le due principali potenze planetarie – l’Alleanza Afro-Europea e la Zona di Prosperità Pan-Asiatica – sono da tempo in lotta tra loro per il predominio politico, gli Stati Uniti hanno invece deciso di chiudersi in loro stessi. E non solo metaforicamente. Circondati da enormi muri – edificati in origine per difendersi dall’innalzamento del livello del mare – gli USA, in seguito a una guerra economica con la Cina, hanno optato per mettere in atto una sorta di strategia sakoku elevata al cubo.

Nessun contatto con il mondo esterno, blocco assoluto a tempo indeterminato. Dopo trent’anni di un isolazionismo senza precedenti, una misteriosa trasmissione dall’interno della barriera annuncia di avere trovato un vaccino per la malattia che sta flagellando la popolazione mondiale. Per l’occasione verrà permesso il passaggio della frontiera a una squadra sorprendentemente male assortita, composta da membri delle due organizzazioni internazionali rivali. Saranno le prime persone a vedere cosa si nasconde oltre il muro dopo oltre tre decenni di buio. 

Undiscovered Country è senza dubbio uno dei fumetti più chiacchierati del momento. Opzionato per il cinema settimane prima dell’uscita del primo numero, candidato all’Eisner Award come migliore nuova serie, capace di raccogliere ottime recensioni su ogni testata statunitense. Se prima del suo arrivo in fumetteria i riferimenti alla situazione politica erano già evidenti, con il passare dei mesi la fatalità ha voluto che i punti di contatto con le realtà si moltiplicassero in maniera sinistra. Leggere nel 2020 un fumetto basato su isolazionismo degli Stati Uniti e pandemie globali fa un certo effetto, contribuendo non poco a rendere un’idea di fondo della serie – già di per sé molto forte – qualcosa di unico.

Non è una caso che a lavorare alla sceneggiatura si trovino due nomi di punta del comicdom americano – Scott Snyder e Charles Soule – qui impegnati come non mai nel lavoro più ambizioso della loro carriera. Indifferentemente dal successo commerciale che Undiscovered Country potrà avere, è infatti evidente come si tratti di un’operazione studiata a tavolino nei minimi particolari. Sebbene per ora si possa leggere solo il primo arco narrativo, è chiaro come tutto sia già stato pianificato per dipanarsi con misurata – anche troppo – precisione da qui ai prossimi 50/60 numeri. Siamo solo all’inizio di quella che si prospetta come un’epopea forse non freschissima, ma sicuramente barocca e costruita per eccesso. Già da ora la mitologia di questi nuovi Stati Uniti si presenta infatti come molto complessa, rivelando il giusto e lasciando in sospeso diversi punti che verranno chiariti nel corso della serie. 

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In situazioni come queste, basate sul costruire attesa e sullo sciogliere i nodi al momento giusto, la gestione del ritmo è fondamentale. L’andamento della narrazione procede a due velocità ben distinte, entrambe funzionali a mantenere alto l’interesse del lettore. Una volta atterrati oltre il muro, i nostri eroi scoprono che il territorio statunitense è a sua volta suddiviso in altre zone cintate, ognuna ribattezzata con un nomignolo abbastanza ammiccante da suggerire qualcosa. Considerando cosa troveranno – niente spoiler – nella prima area che verranno chiamati a esplorare, ovvero Destiny (da “manifest destiny”), viene naturale provare una certa curiosità leggendo appellativi come Codelands o Purple Mountain Kingdom. 

Con un escamotage narrativo piuttosto tirato per i capelli ci viene detto che la squadra di esploratori dovrà muoversi a spirale attraverso gli Stati Uniti, costretta ad attraversare tutte le aree. Si tratta di un espediente pigro e meccanico, che magari verrà smentito nel prossimo arco narrativo, ma che ora si presenta come privo di ogni forma di eleganza. 

Per nostra fortuna a questo primo vettore si aggiunge presto un ulteriore strato di mistero, questa volta meglio gestito e sicuramente più interessante. Perché viene messa in piedi una squadra così inadatta a un compito tanto delicato e impegnativo? Perché il tempo pare non avere più un andamento regolare? Che cos’è il Progetto Aurora? Perché tutti paiono nascondere qualcosa? Snyder e Soule arricchiscono il già importante lavoro di costruzione con la giusta dose di backlog informativo, dimostrando un lavoro di pianificazione lungo e attento. Aspetto che negli ultimi veri bestseller di casa Image – Saga e The Walking Dead – era presente in maniera solo accennata, facendo spesso finire per incartare tutta la narrazione. 

La stessa attenzione è stata riposta anche a livello di disegno, con il coinvolgimento di Giuseppe Camuncoli, Daniele Orlandini e Leonardo Marcello Grassi alle matite e del sempre grandioso Matt Wilson ai colori. Una squadra di disegnatori decisamente corposa, che riesce a lavorare in maniera tanto armoniosa da far sembrare il tutto frutto di una sola persona.

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Come in fase di sceneggiatura, la sensazione è quella di un controllo assoluto su ogni aspetto. Nonostante si avverta qualche richiamo di troppo a certa estetica anni Novanta, la regia è sempre misurata, evitando ogni fronzolo inutile e concentrandosi sul gestire al meglio salti temporali e aperture spettacolari. Questo permette di avere tra le mani un fumetto che scorre a un ritmo perfetto, dove tutto è sempre comprensibile. 

Ciò che risente di un trattamento così prudente sono forse la foga e tutti quegli eccessi che rendono un racconto fantastico qualcosa di memorabile. Nonostante dentro Undiscovered Country si trovino cose fuori di testa, la sensazione è che l’aspetto più visionario della serie sarebbe potuto essere molto più deflagrante senza questa incombenza di rendere ogni aspetto della storia concreto e quadrato. 

Se analizziamo la sceneggiatura di questo primo arco narrativo separandola dal suo aspetto meramente visuale siamo più dalle parti di un thriller di fantascienza che nel fantasy più sfrenato. Ci sono tanti di misteri, un gruppo di personaggi che si odiano e una serie di intrighi che prima o poi andranno a convergere. Tutti gli aspetti più immaginifici vengono relegati ai disegni, senza che questi abbiano un reale collegamento con la narrazione scritta. 

Per fare un esempio pratico, senza scendere troppo nelle anticipazioni, potremmo parlare delle frontiere di questi nuovi Stati Uniti. Abbiamo un muro di cinta che per trasmettere assoluta invalicabilità viene reso su pagina come alto decine di metri e liscio come una lastra di vetro. Il suo senso arriva dritto al lettore grazie alla potenza evocativa dei disegni, peccato che in un secondo momento la sceneggiatura richieda di mostrare prigionieri obbligati a scalarlo a mani nude. La sospensione dell’incredulità viene meno perché c’è uno scollamento tra la potenza richiesta ai disegni e lo scorrere della sceneggiatura, che si mantiene invece entro binari molto più ragionevoli. La stessa cosa la si potrebbe dire dei bizzarri abitanti e delle creature animali di Destiny. Mentre lo sforzo grafico è notevole, il loro aspetto incide davvero poco sulla trama (giusto un paio di rapidi passaggi).

A Camucoli e al resto della squadra è chiesto di far cadere la mascella al lettore, mentre la sceneggiatura procede in maniera quasi glaciale. Se prendiamo un ottimo fantasy come Coda, le differenze sono enormi. Nella saga di Spurrier e Bergara tutti gli aspetti più eclettici hanno ripercussioni sull’andamento della narrazione. C’è una città con un enorme obice sulla torre più alta, una grassa sirena in mezzo al deserto, un gigante che si porta sulle spalle una banda di briganti e uno scheletro di drago senziente. Sono alcuni degli esempi di trovate davvero strane senza di cui la sceneggiatura non sarebbe potuta stare in piedi. Nella sceneggiatura ordita da Snyder e Soule, Undiscovered Country funzionerebbe – almeno per ora – anche privandola di tutti i suoi aspetti più stranianti. Da questo punto di vista il lavoro dei disegnatori è encomiabile per solidità, ma manca della potenza che sarebbero stati in grado di infondere in un ambito meno controllato.

Se dovessimo tirare le somme di questo primo arco narrativo, il nuovo titolo di punta di Image Comics riesce a gettare le fondamenta di una narrazione a lunga gittata decisamente ben gestita, ricca di spettacolarità e influenze che vanno dai fumetti di Jonathan Hickman alla fantascienza di Jeff VanderMeer e N. K. Jemisin. Tutti autori dotati di una fervida immaginazione, capaci di gestire decine di trovate nel corso delle loro narrazioni. Alla stessa maniera la lunga esperienza degli scrittori della serie gli permette di gestire chirurgicamente il dipanarsi della trama, non consentendo però alla serie di esplodere in tutta la potenza visionaria che un simile concept meriterebbe.

Capita infatti che, per paura di lasciare buchi lungo il tragitto, si finisca per rifugiarsi in espedienti narrativi meccanici o poco audaci, concentrandosi di più sull’intreccio tra contemporaneità – vedi i richiami alla Maggioranza Silenziosa – e narrazione di fantasia rispetto alla ricerca di trovate per colpire il lettore in maniera memorabile. I talenti al lavoro su Undiscovered Country però hanno già dimostrato più volte le loro capacità, e forse questo nuovo progetto avrà solo bisogno più tempo per esprimersi a pieno.

Undiscovered Country 1
di Scott Snyder, Charles Soule, Giuseppe Camuncoli, Daniele Orlandini e Leonardo Marcello Grassi
Image Comics, giugno 2020
brossurato, 144 pp., colore
9,72 €

Il fumetto sarà pubblicato in Italia da saldaPress dal prossimo novembre.

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