“I giorni dell’impero”: l’opera incompiuta di Gianni De Luca

i giorni dell'impero gianni de luca

La pubblicazione de I giorni dell’Impero di Mauro Comminelli e Gianni De Luca da parte di Nicola Pesce Editore è un piccolo evento: prima di questa edizione non esisteva infatti un volume che raccogliesse le avventure di Fabio Strabone e della gallica Elisa, serializzate nei primi mesi del 1993 su il Giornalino e rimaste incompiute a causa della morte del disegnatore. I giorni dell’Impero rappresentò dunque il canto del cigno di De Luca. L’ultimo episodio fu pubblicato sull’ottavo numero del 1993 della rivista: 5 tavole a matita, impreziosite da leggere campiture acquerellate, che cercarono di concludere il racconto.

I giorni dell’Impero è stato il primo contatto che ho avuto con l’arte di Gianni De Luca, insieme alla riduzione in volume de La freccia nera, pubblicato in una serie di volumetti dedicati alla letteratura per ragazzi e allegati al settimanale cattolico. Insieme a Sergio Toppi, De Luca è stato per me il primo incontro con un segno “adulto”, fortemente realista, ma al contempo astratto. Entrambi funamboli della tavola, i due autori avevano scelto una palette atipica, che donava ai loro disegni qualcosa di metafisico.

Il nome di De Luca è legato indissolubilmente a due grandi capolavori del fumetto italiano (e mondiale): Il commissario Spada e la Trilogia shakesperiana, entrambi serializzati su il Giornalino. Soprattutto la Trilogia rappresentò l’apice della sperimentazione formale intrapresa dal disegnatore già nella serie dedicata al commissario Spada. Dopo aver esplorato i confini del medium, De Luca non indugiò e si gettò nel genere comico e nella biografia, facendo tesoro dei risultati e delle soluzioni ideate nel corso del complesso lavoro di riduzione dei testi shakesperiani. La sintesi caricaturale del Diaro di Gian Burrasca fu un unicum nella carriera del disegnatore, mentre attraverso le biografie tentò di coniare un nuovo stile, basato su un complesso lavoro di cesello sulle chine.

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Il piccolo divertissement Alla scoperta del pianeta Terra (gennaio 1991) fu un interessante saggio di tutto quello che il disegnatore aveva sperimentato e stava sperimentando: il tratto caricaturale e iperrealista dialogava in una sintesi dove erano riconoscibili le varie soluzioni sperimentate nelle opere degli anni Settanta e Ottanta. E la quarta tavola (pagina 47) fu quasi un preludio alle atmosfere de I giorni dell’Impero. In realtà, quest’ultimo è sicuramente il ritorno di De Luca a un genere, quello avventuroso e storico, che ne aveva caratterizzato l’esordio negli anni Cinquanta. Un esempio lungimirante è il peplum (o cineromanzo, lemma poco felice con cui veniva indicato il fumetto in quel periodo) Rasena apparso nel 1956 sulle pagine de il Vittorioso. Il segno di De Luca era ancora lontano dallo stile geometrico e tagliente della maturità, ma si poteva notare già la cura per il dettaglio, la ricerca storica e i riferimenti all’arte classica (con momenti di interessante sintesi grafica). 

I giorni dell’Impero fu un sentito omaggio al cinema e alla letteratura peplum, ma soprattutto un romanzo di formazione e un’apologia del messaggio universale del cristianesimo. Tra le fonti c’era sicuramente il Quo Vadis? di Henryk Sienkiewicz, ma il tutto era ambientato in un momento aurorale del messaggio cristiano. Siamo infatti nel 34 d.C., quasi subito dopo la crocifissione e la resurrezione di Cristo – non erroneamente 30 anni dopo come indicato nella prefazione al volume – e nel forte romano di Argentorarum, il centurione Strabone è condannato a morte per tradimento. A migliaia di chilometri di distanza, Flavio, il figlio di Strabone, ancora all’oscuro dell’esecuzione del padre, trascorre la giornata in compagnia dei suoi amici sulle rive del Tevere. La notizia giunge velocemente nella suburra romana, e la situazione precipita: Flavio vede sua madre, Livia Strabonia, morire di crepacuore, e ormai orfano decide di recarsi in Gallia per riabilitare il nome di suo padre.

È il prodromo di un viaggio lungo le provincie dell’Impero romano, che vedrà il nostro giovane eroe intrecciare le strade di Elisa, di ritorno a Lione dalla sua famiglia, dopo anni di prigionia, e il misterioso giudeo Nicodemo. Quest’ultimo ha con sé uno scrigno di legno da cui non si separa mai. Lungo il viaggio in nave verso Marsiglia, scopriremo che all’interno è custodita una delle reliquie più importanti del cristianesimo: la sindone, il sudario in cui fu avvolto il corpo di Cristo dopo la crocifissione. È intorno a questa reliquia che si addensano gli interessi dei sommi sacerdoti e del tribuno Quinto Ennio, di stanza proprio a Argentorarum. Di là in poi, gli eventi montano e si susseguono con velocità.

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L’ambiziosa sceneggiatura di Mauro Cominelli, piena di colpi di scena, personaggi secondari, spaccati di storia e società romana, è uno stimolo all’inventiva di De Luca. Come detto, a primo acchito, la matita del disegnatore sembrò tracciare percorsi più convenzionali, ma in realtà, oltre al complesso lavoro di spugnature e puntinatura (eseguito con mascherature progressive), alcune soluzioni erano raffinate e complesse macchine cronotopiche che ereditavano e superavano le invenzioni che avevano reso famoso De Luca.

Il senso di lettura si complicava e costringeva a ritornare più volte sulla tavola seguendo movimenti diversi ed eccentrici. I vettori erano diversi e non facevano più uso di uno spazio unico d’azione, ma ritornavano a una sintassi classica.  La mimesi della quinta teatrale decadeva a favore dello svolgimento romanzesco: De Luca ritornò all’uso delle vignette e si mosse con fluidità tra le pagine, innervando le sue innovative soluzioni nel flusso narrativo. Se volessimo definire con pieno criterio il romanzo grafico, potremmo utilizzare queste pagine.

Nonostante sia rimasto incompiuto, I giorni dell’Impero resta un lavoro necessario per capire la portata del genio artistico di Gianni De Luca. La presenza di ben 42 tavole inedite a matita – che purtroppo non concludono le vicende di Fabio e Elisa – permette di far entrare all’interno del laboratorio del fumettista, contribuendo a far comprendere l’estrema perizia del lavoro di costruzione e la facilità del segno, fluido e capace di cogliere anatomie e mimica, con un gusto patognomico che sembra alludere al manierismo barocco.

Il disegno-pensiero di De Luca era un movimento sinfonico, che contemplava simultaneamente ogni elemento dandogli un posto di rilievo in una macchina narrativa. Anche nella piega barocca il disegnatore non dimenticava mai di avere davanti a sé dei lettori, di essere un narratore dalla voce particolare e unica. Lo dimostra l’attenzione dedicata ai balloon e al lettering: una sorta di firma, come i colori che, ahimè, in questo volume non sono stati conservati. Una mancanza perdonabile visto la foliazione, gli inediti e l’ostinato desiderio di portare in libreria uno dei capolavori dispersi non solo dell’arte di Gianni De Luca, ma del fumetto mondiale.

I giorni dell’impero
di Mauro Comminelli e Gianni De Luca
NPE, luglio 2020
cartonato, 144 pp., b/n
19,90 €

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