Re-immaginare Kafka in un manga

di Angela Viola Borzacchiello

Kafka Classics Comics Nishioka Kyodai

Nishioka Kyodai (letteralmente “Fratelli Nishioka”) è il nome d’arte di un duo composto dallo sceneggiatore Satoshi Nishioka e da sua sorella minore Chiaki Nishioka, disegnatrice. I due debuttarono nel 1989 sulla rivista Weekly Morning di manga seinen della Kodansha, e in seguito pubblicarono su due riviste della scena alternativa: Garo e Axe. In molti dei loro lavori hanno attinto all’universo simbolico kafkiano: era dunque logico che prima o poi si cimentassero con il modello originario. Questo Kafka Classics in Comics edito da Dynit nella collana Showcase è proprio la trasposizione di nove racconti dello scrittore boemo selezionati seguendo il filo conduttore della fame, intesa anche come metafora per pulsioni di altra natura. Interessante segnalare che Kafka morì proprio per consunzione dovuta ad astinenza di cibo, in conseguenza della tubercolosi.

Per dare vita all’immaginario kafkiano, gli autori hanno scelto soprattutto figure geometriche, una combinazione di forme vuote e piene di varie dimensioni che creano un’architettura labirintica, nella quale i personaggi sono sospinti come burattini dal flusso degli eventi. Nei racconti Il cruccio del padre di famiglia, Il cavaliere del secchio e Sciacalli e arabi, per esempio, i Nishioka hanno creato giochi di luci e ombre con il bianco e il nero e usano le geometrie per dare vita a situazioni di angoscia e panico. Le atmosfere gelide sono state rese su tavole predominate da un bianco accecante, un tratto asciutto e una narrazione da fiaba dark.

Le figure umane ricordano i personaggi delle fiabe, con corpi longilinei e occhi vacui e inespressivi. Il volto è spesso solo accennato, molto sinteticamente, alla maniera di Modigliani o di Mark Kostabi. Talvolta scompare del tutto, suggerendo l’immagine di un corpo vuoto privo dell’io. I balloon sono assenti, sostituiti da didascalie, a volte sovrabbondanti ma bilanciate dalla presenza di tavole mute. La narrazione quindi procede su un doppio binario, avvicinando l’esperienza di lettura a quella di una storia illustrata

Kafka Classics Comics Nishioka Kyodai

La metamorfosi è il racconto più noto dello scrittore boemo, pubblicato nel 1915. Una storia ormai entrata nell’immaginario collettivo, verso la quale i due autori non nascondono (come leggiamo nella postfazione del volume) un sentimento di attrazione e repulsione. Il commesso viaggiatore Gregor Samsa si risveglia un mattino ritrovandosi nelle sembianze di un gigantesco insetto. Gli autori cercano di rendere l’inquietudine tangibile tramite figure umane che sembrano marionette senza identità, sospese tra atmosfere oniriche e metafisiche. Con grande lucidità la trasposizione visiva non mostra mai la metamorfosi, lasciando all’immaginazione del lettore la raffigurazione del protagonista insetto, e si focalizza invece sui familiari, rappresentati in volti vacui e privi di emozioni, dai quali scaturisce il vero orrore. Come scrive Nabokov nelle sue Lezioni di letteratura: «I familiari sono i suoi parassiti, che lo sfruttano, lo divorano dall’interno. In termini umani, questo è il dolorino che sente come insetto».

Le altre storie della raccolta mostrano nuovi aspetti dell’inquietudine kafkiana. In Un fratricidio, scritto tra il dicembre 1916 e il gennaio 1917, la violenza della storia è resa attraverso una sovrabbondanza di segni che creano claustrofobia e tensione. Il nero prevale sul bianco e produce un’aura sinistra tale da rendere palpabili la tensione e il desiderio dell’assassino. Nei momenti decisivi le tavole sono sovraccariche di motivi ornamentali, che ricordano elementi calligrafici e intrecci decorativi. In questo horror vacui, il decoro ricopre anche i volti dei personaggi. L’atto di nascondere e quindi negare il volto, lo sguardo, l’espressione, cioè quanto di più umano c’è, trasfigura la disumanità dei passanti che accorrono ad osservare il morto. 

In L’avvoltoio, scritto intorno al 1920, l’atmosfera inquietante viene resa al contrario con ampi spazi e tavole pulite dove si inseriscono pochi segni rilevanti. Il protagonista ha l’aspetto di un fantoccio, immobile sotto la minaccia dell’avvoltoio, immerso in un ambiente vuoto e senza sfondo che evidenzia la dimensione simbolica, quasi “teatrale”, della vicenda.

dynit

L’elemento surreale e metafisico è presente anche negli altri racconti, dove l’invenzione visiva integra il già complesso testo di partenza arricchendolo di nuove interpretazioni. Un medico di campagna (1919) narra le vicende di un vecchio medico costretto a recarsi da un paziente durante una violenta nevicata notturna. Il medico ha un aspetto singolare, la sua testa è ribaltata come a indicare che vede il mondo da un punto di vista inaccessibile agli altri. La ferita del malato è rappresentata come un buco nero, formato da una serie di anelli con al centro una regione circolare buia che sembra assorbire tutta la sua energia vitale. Le altre figure umane mancano di labbra, a evidenziare l’impossibilità di comunicare. 

In Un digiunatore (1922) il protagonista è un “artista della fame”, che fa del digiuno una forma di esibizione. L’uomo muore dopo aver passato la vita a esibire la propria astinenza dal cibo, per un motivo alquanto banale, come afferma egli stesso: «Perché non ho mai trovato un cibo che mi piacesse». Il testo è adattato con geometrie ripetute e opprimenti che contribuiscono a evidenziare la noncuranza altrui davanti allo spettacolo della morte.

Nel racconto Nella colonia penale (1919) un viandante assiste all’esecuzione di un condannato a morte. La pena è stata inflitta automaticamente senza processo, dato che all’interno della colonia penale vale il principio per cui la colpa è sempre fuori dubbio. Attraverso le loro tavole mute, i fratelli Nishioka descrivono fin dove può arrivare la follia dell’uomo spinto oltre il limite. 

Kafka Classics Comics Nishioka Kyodai

Si tratta di un volume dove la fusione tra immagini e parole trova una forma originale e rispettosa del materiale di partenza. Non è semplice rappresentare in modo nuovo l’immaginario fecondo e talvolta consunto di un autore come Kafka, uno scrittore di simboli – direbbe Fortini (Capoversi su Kafka, Hacca 2018) – in cui ogni cosa rimanda ad altro, e si presta di conseguenza a un’infinita serie di traduzioni. Il lavoro dei Nishioka risulta fedele proprio nella scelta di costruire un’immagine che non traduce ma integra il paesaggio kafkiano, producendo nuove suggestioni, senza limitarsi a interpretare il modello per i lettori di oggi.

Kafka Classics in Comics
di Nishioka Kyodai
traduzione di Juan Scassa
Dynit, luglio 2020
brossurato, 176 pp., b/n
16,90 €

Leggi anche: Il “Viaggio alla fine del mondo” dei fratelli Nishioka

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