“Mister Link”, un film necessario in questi tempi difficili

mister link

Strana storia quella che gira attorno a Mister Link (assurdo titolo italiano che snatura l’originale, Missing Link, dal doppio significato). Uscito negli Stati Uniti nell’aprile del 2019, il nuovo film prodotto dallo Studio Laika e diretto da Chris Butler è stato candidato agli Oscar 2020 come miglior film animato, in compagnia di titoli di qualità (Klaus, Dov’è il mio corpo?) e meno riusciti (Toy Story 4, Dragon Trainer – Il mondo nascosto).

Alla fine, l’Oscar lo ha vinto, immeritatamente, Toy Story 4, laddove opere come Klaus e Mister Link ambivano a una qualità e a una profondità diverse. In virtù della nomination agli Oscar, ci si aspettava, dunque, una distribuzione italiana, ma l’emergenza Covid ha fatto saltare tutti i piani. La distribuzione nei cinema nostrani è arrivata alla fine solo ora, a un anno e mezzo da quella originaria.

Mister Link è tra i migliori film animati della scorsa stagione ed ennesima perla di uno studio che meriterebbe più onori e maggiori approfondimenti critici. Lo Studio Laika, infatti, è votato all’animazione in stop motion, a passo uno, quella fatta fotogramma per fotogramma con pupazzi in plastilina. Degno erede di chi, anni fa, questa animazione la concepiva come un linguaggio fantasmagorico con cui raccontare immaginari mastodontici. Gente come Jan Svankmajer, i fratelli Quay, David Lynch ma anche Tim Burton con il suo Nightmare Before Christmas o Wes Anderson con Fantastic Mr. Fox e L’isola dei cani. Ma il lavoro dello Studio Laika è stato, se possibile, ancora più decisivo, perché ha portato una tecnica considerata “underground” su un piano mainstream, coniugandola con storie sempre potenti e affascinanti.

La storia al centro di Mister Link è quella dell’avventuriero Sir Lionel Frost, che decide di trovare l’anello mancante fra il primate e l’uomo, il Bigfoot, salvo scoprire che esiste e che parla perfettamente, oltre che a saper scrivere. Insieme, accompagnati da Adelina Fortnight, di cui Frost è innamorato, attraverseranno il mondo per raggiungere la mitica Shangri-La, patria degli Yeti, con i quali Mister Link potrà ricongiungersi, smettendo di essere solo.

Da una struttura narrativa classica, Chris Butler (che ha anche scritto il film, oltre ad averlo diretto) è stato in grado di dar vita a un’opera fatta di avventura e sentimenti, in un vortice che mescola con le giuste dosi dramma e ironia, senza mai prendersi sul serio ma, allo stesso tempo, riflettendo su temi contemporanei come il pregiudizio razzista e la dialettica inclusività/esclusività.

I personaggi che popolano Mister Link sono la forza del film, grazie alla loro profondità e alle loro credibili sfaccettature, discorso che vale per i buoni ma anche per i cattivi. Mister Link è la storia della nascita di un’amicizia che porta tutti a migliorare se stessi, a superare i limiti mentali (e non) che ci impediscono di compiere quel gesto che, a volte, pare essere irraggiungibile: essere felici.

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A fare da sfondo a una storia avvincente e adrenalinica, c’è una potenza visiva che già ci aveva lasciati a bocca aperta con tutti i titoli Laika precedenti (ma soprattutto con Kubo e la spada magica) e che qui tocca vette di pura poesia visiva, anche grazie alle diverse ambientazioni che vanno dal polveroso West statunitense alle foreste del Nord-Est Pacifico, dalle vette dell’Himalaya alle strade dell’Inghilterra ottocentesca.

Mister Link è, per le tematiche affrontate, un film necessario in tempi difficili come questi, un’opera che racconta di come il diverso possa essere, in realtà, non una minaccia o un essere inferiore ma l’occasione per imparare di più su noi stessi e quindi migliorarci. È un film che porta con sé una riappacificazione tra l’uomo e il mondo sociale, spietato, categorizzato, divisivo ed esclusivo. Una riappacificazione che avviene per mezzo di un’enorme, pelosa e gentile creatura come il Bigfoot del film.

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