“Lo spogliatoio”: il bullismo a scuola raccontato da Le Boucher

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Incomincia il nuovo anno scolastico, dopo le vacanze si alza nuovamente il sipario: i ragazzi fanno l’ingresso nel nuovo spogliatoio. A colpo d’occhio notano che le docce non hanno più i divisori e che quindi dovranno necessariamente mostrarsi nudi. C’è un resistenza iniziale, un indugio che dura giusto il tempo di prendere confidenza con il nuovo ambiente e conquistare il proprio spazio. Lo spogliatoio è un luogo magico, in cui si svela il rapporto tra (e con) i corpi. Uno spazio dove solitamente si cerca rifugio dallo sguardo diviene, invece, un luogo ideale di osservazione: ci si sofferma su ciò che riguarda gli adolescenti e il loro controverso rapporto con un corpo. La dimensione del sesso, il seno per le ragazze, i primi peli possono diventare oggetto di scherno e di violenza verbale, in un momento della vita non ancora adulta in cui sull’empatia prevale la crudeltà e la discriminazione.

Lo spogliatoio. Il bullismo nella scuola di Timothé Le Boucher – edito nel 2014 da La Boîte à Bulles e tradotto in Italia nel 2020 da ComicOut –  è una pièce teatrale che affronta il tema del bullismo in età scolare con un approccio libero da qualsiasi patetismo e senza eccedere nell’apologo morale, mostrando come sia labile il confine tra vittima e carnefice e come sia semplice superare il limite. Le Boucher si introduce in un mondo dominato da proprie leggi, in cui l’intervento adulto è raro e ininfluente. Gli istinti primari e le relazione di forza si basano sull’inadeguatezza: ogni minima debolezza viene usata per instaurare un rapporto di violenza verbale o fisica. Lo sperimenta sulla sua pelle Corentin (nell’edizione italiana Cosimo), leggermente sovrappeso e taciturno, che calamita su di sé il disprezzo di Leon.

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Una storia già scritta, una toccante testimonianza delle vicissitudini dell’adolescenza che rivela – grazie a una scrittura chirurgica – risvolti inaspettati: i ruoli si confondono e la situazione continua ad evolversi. Lo spogliatoio è un’isola deserta. Non a caso, gli eventi potrebbero richiamare alla memoria le dinamiche esplorate da William Golding nel suo Il signore delle mosche. Lo sguardo opprimente e inquietante con cui Le Boucher osserva lo svolgersi degli eventi ci mostra la stessa identica verità: l’inesistenza quasi mitica dell’innocenza infantile e la crudeltà naturale con cui ognuno cerca di rimanere a galla. 

Nel 2014, Timothé Le Boucher era ancora poco conosciuto, ma mostrava già un’invidiabile maturità. Il suo segno, memore di quello di Bastien Vivès, rileggeva la lezione delle ligne claire con una fragilità quasi claudicante, ma che in realtà risultava funzionale a raccontare con estremo cinismo una storia quotidiana che lentamente tracimava nel dramma, lasciando il lettore stordito e disorientato. Una specie di marchio di fabbrica della sua narrativa, come avremmo scoperto in seguito.

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A 6 anni dalla sua prima pubblicazione e dopo il successo di opere come I giorni che scompaiono (pubblicato in Italia da Bao Publishing) e Le Patient (inedito da noi), è interessante rileggere un’opera come Lo spogliatoio – al di là del problema del bullismo a scuola, che rimane di capitale importanza, visto anche il sottotitolo scelto da ComicOut per l’edizione italiana – per capire come siano liquide le relazioni di potere e di sottomissione e come a ogni livello tutto sia permeato da un sentimento predatorio verso il più debole e il diverso. 

Lo spogliatoio. Il bullismo nella scuola
di Timothé Le Boucher
traduzione di Laura Scarpa
ComicOut, luglio 2020
Brossurato, 128 pp., colore
16,90 €

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