“The Thief and the Cobbler”, il capolavoro perduto di Richard Williams, in italiano

151eg – pseudonimo dello youtuber Enrico Gamba – ha caricato sul proprio canale la versione italiana di The Thief and the Cobbler, film d’animazione di Richard Williams passato alla storia per la sua travagliata lavorazione. Gamba aveva già realizzato un video in cui ripercorreva la storia produttiva del film.

Il ladro e il ciabattino, questo il titolo scelto dagli adattatori, racconta la storia di un regno distante governato dal Re Nod che prospera grazie a tre sfere dorate, poste sulla cima del più alto minareto della città. Rimosse le sfere, la città cadrebbe sotto la furia di mostri ciclopici. Il film intreccia le vicende di un ladro senza nome intenzionato a rubare le sfere, di un ciabattino che finisce prigioniero dell’arcigno gran visir Zigzag e della principessa Yum-Yum.

Williams, tra i più influenti animatori mai vissuti (supervisionò le animazioni di Chi ha incastrato Roger Rabbit e scrisse il manuale The Animator’s Survival Kit), passò gran parte della propria vita a lavorare su The Thief and the Cobbler. Ebbe l’idea a metà degli anni Sessanta, dopo aver illustrato dei libri di Idries Shah contenenti storie sul personaggio folkloristico di Nasreddin Khoja.

Nel 1978 il principe saudita Mohammed bin Faysal acconsentì a finanziare un test di dieci minuti al prezzo di 100.000 dollari. Williams scelse la sequenza finale del film in cui il ladro recupera le tre sfere d’oro finite dentro la macchina da guerra dei mostri guerci. Lo studio completò l’incarico solo nel 1979, per oltre il doppio della cifra inizialmente stanziata e Faysal preferì non investire ulteriore denaro. Dopo aver tentato di coinvolgere Gary Kurtz, il produttore di Star Wars, Williams strinse un accordo con la Allied Filmmakers di Jake Eberts, che gli assicurò 10 dei 28 milioni richiesti per realizzare il film. Eberts cercò ulteriori fondi promuovendo il film con il titolo di Once… (“C’era una volta”) sulle riviste di settore, ma senza successo.

Nel frattempo, lo studio che aveva fondato, Richard Williams Animation, vinse un Oscar per il cortometraggio A Christmas Carol, lavorò a spot pubblicitari e commissioni per il cinema (i titoli di testa de La Pantera Rosa colpisce ancora e La Pantera Rosa sfida l’ispettore Clouseau). Pur lavorandoci tra un incarico e l’altro per anni, non riuscì a trovare dei veri finanziatori fino agli anni Ottanta, in seguito all’uscita di Chi ha incastrato Roger Rabbit, di cui aveva curato le animazioni. Williams aveva ottenuto il lavoro proprio grazie a The Thief and the Cobbler, dopo che Steven Spielberg – produttore di Chi ha incastrato Roger Rabbit – ne aveva visto alcune scene. Il successo della pellicola e la capacità di Williams di guidare una squadra di animatori che aveva rispettato i tempi di consegna convinsero Warner Bros. a finanziare The Thief and the Cobbler.

Williams prese ad elaborare sequenze complicate con movimenti della cinepresa che simulassero una tridimensionalità molto difficile da replicare in animazione. Volle inoltre animare il film a “passo uno”, realizzando ventiquattro disegni per ogni secondo di film (invece dei dodici che prevede la tecnica del “passo due” normalmente impiegata), per ottenere ricchezza e fluidità nei movimenti. Le sue idee ambiziosissime, l’intransigenza creativa e la volatilità d’animo fecero deragliare la tabella di marcia. I licenziamenti erano all’ordine del giorno, così come la richiesta di modifiche insensate: un pittore impiegò tre mesi di lavoro per colorare tutti i semi delle carte da gioco presenti in una scena e, alla fine, Williams volle cambiare il colore del mazzo.

Senza una vera sceneggiatura né uno storyboard completo (in un’intervista del 1988 disse che lo storyboard era «un metodo produttivo troppo opprimente»), Williams improvvisava sequenze e si perdeva nei dettagli tralasciando la struttura complessiva del film. Una scena di quindici secondi che mostrava la morte di un soldato venne allungata a un minuto intero perché, come disse l’animatore Michael Schlingmann nel documentario Persistence of Vision, «Richard vedeva l’animazione e diceva “Questo è troppo bello per fermarlo qui”. E succedeva con moltissime scene». L’opinione generale del film era che le singole sequenze erano incredibilmente ben animate e ricche di fascino ma mancavano di un collante narrativo.

Alla fine il film crollò sotto il peso delle sue stesse mire. Williams non rispettò la scadenza, fissata per il 1991, e venne estromesso dalla lavorazione. La versione che aveva messo insieme il regista venne rimontata per renderla più accattivante, vennero realizzate nuove scene a basso budget per colmare le lacune, vennero aggiunte le voci del ladro e del ciabattino e alcune canzoni per farlo assomigliare ai musical Disney dell’epoca. Uscì nel 1993 in soli due paesi, Sud Africa e Australia. L’anno successivo Miramax acquistò i diritti di distribuzione per gli Stati Uniti e lo fece uscire nei cinema nell’agosto 1995, con il titolo di Arabian Knight, ulteriormente accorciato. Fu un flop al botteghino ma la sua fama rimase viva tra gli addetti ai lavori. Il design di Aladdin è fortemente debitore di quello di The Thief and the Cobbler (Eric Goldberg, capo-animatore del Genio, aveva lavorato negli anni Settanta nello studio di Williams).

Il documentarista Kevin Schreck raccontò la storia della realizzazione del film nel documentario del 2012 Persistence of Vision. Williams declinò l’invito a partecipare al progetto, ma parlò della propria esperienza, per la prima volta dall’uscita del film, nel 2013 (e poi nel 2014 e nel 2018), in occasione delle proiezioni della copia lavoro organizzate dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che aveva restaurato la pellicola inserendola nei propri archivi.

Nel 2006, Garrett Gilchrist realizzò un “fan edit” del montaggio incompleto di Williams intitolandolo The Thief and the Cobbler: The Recobbled Cut. Con l’aiuto di alcuni membri della produzione originale, mise insieme le scene originali e il materiale animato senza la supervisione di Williams per creare una storia coerente e quanto più vicina alle intenzioni del regista. Gilchrist aggiornò la Recobbled Cut nel 2013 e la caricò – insieme a vari materiali – sul canale The Thief Archive. Secondo Gamba, i diritti di questa versione sono dello stesso Gilchrist, che ha concesso allo youtuber di doppiare il film in italiano. Per tradurre il cartone, Gamba ha coinvolto alcuni doppiatori e youtuber come Francesco Saverio de Angelis, Riccardo Ricobello, Alberto Pagnotta, Marco Merrino, Valentina Bonacoscia, Luna Racini, Daniele Ambra e Sergio Garbarino.

The Thief and the Cobbler resta il testamento di un regista che rimase vittima della propria ossessione e non seppe bilanciare l’ambizione artistica all’interno di un sistema produttivo che non contemplava la perfezione come un valore commerciale.

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