“Le giornate malfunzionanti”: Casty e Topolino ai confini della realtà

di Emanuele Rossi Ragno

Topolino e le giornate malfunzionanti di Casty
L’omaggio di Casty a The Twilight Zone

Ai confini della realtà era un format televisivo che Casty non aveva ancora citato nelle sue storie con Topolino, ma a cui in fondo si è sempre ispirato. La serie antologica statunitense si basava su un presupposto molto semplice: introdurre lo spettatore nella vita di una persona che stava per assistere a un fenomeno paranormale, in una dimensione angosciosa dove nulla era ciò che sembrava. Una frase precedeva ogni episodio: «C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi ai confini della realtà». La stessa regione in cui Casty muove i suoi personaggi e grazie alle atmosfere della quale ha reso Mickey Mouse un interprete più versatile, sfaccettato e meno infallibile di quanto si creda. Spesso catapultandolo nella vita di qualcun altro o cucendogli addosso una trama ibrida, camaleontica, in grado di spaziare dal semplice giallo al thriller fantascientifico d’impronta cinefila.

A modo suo anche Topolino e le giornate malfunzionanti – pubblicata su Topolino 3378 – è il risultato di un miscuglio di generi. Si apre con una situazione ordinaria (il protagonista che si accomiata dalla fidanzata), prosegue svoltando nel noir (Basettoni che gli telefona) e culmina nel più classico degli espedienti orrorifici (un fulmine che si abbatte su casa sua). Raggiunta la propria abitazione Topolino si addormenta, e al risveglio tutte le certezze della sera prima vengono messe in discussione. Minni non deve più fare shopping, Basettoni non ha bisogno di aiuto e la Statua della Libertà è diventata «il simbolo di Parigi per eccellenza».

Ovviamente qualcosa non quadra, e Topolino deve vederci chiaro. Ma l’inquietudine castyana, anche qui onnipresente, non si insinua nelle espressioni sgomente dell’eroe o nelle goccioline di sudore che gli solcano la fronte. Sono le trovate narrative a fare la differenza: scoprire che la Torre Eiffel è a New York fa strano, ma scoprirlo da una foto ricordo che ti ritrae là, al fianco della tua ragazza, è tutt’altra cosa. Se l’eroe è scosso da un brivido, il lettore partecipa al disagio e la sospensione dell’incredulità è garantita da un montaggio dinamico che gravita attorno a Topolino (protagonista di ogni vignetta) e che si lascia trasportare da scambi di battute tra comprimari ben caratterizzati e personaggi canonici che Casty conosce da oltre 15 anni.

«Che cosa ti salta in mente?»

Anche l’impianto narrativo è imbastito con attenzione. Al centro della trama spiccano due classici del genere: il viaggio interdimensionale e lo sdoppiamento della personalità. E se il primo resta un’utopia, la teoria da cui prende spunto il secondo non è totalmente inverosimile. Una volta entrato in contatto con un luminare – il professor Andraben Andramal – Topolino scopre che il suo problema ha a che fare con la polirealtà pendolare: nei giorni pari si risveglia nella propria dimensione, mentre in quelli dispari prende il posto del suo omologo di un universo parallelo e, come un pendolo, oscilla tra una realtà e l’altra.

La teoria ricorda quella di Hugh Everett che negli anni Cinquanta (nello stesso periodo in cui veniva trasmessa la prima stagione di Ai confini della realtà) portò avanti gli studi di Niels Bohr circoscrivendoli in un ambiente concreto. Ipotizzò che la materia affronti scelte di livello quantistico e che in queste occasioni l’universo si divida tante volte quante lo sono le decisioni possibili. Quindi, se un elettrone qui sulla Terra scegliesse di passare in una fenditura A (rifacendoci all’esperimento di Thomas Young) in un altro mondo attraverserebbe quella di tipo B e viceversa. In seguito molti studiosi obiettarono che l’intuizione non poteva essere comprovata, ma tuttora la teoria dei molti mondi ispira tantissimi autori di sci-fi.

Topolino e le giornate malfunzionanti di Casty
Abitudini poco salutari

Casty non è da meno e su questa impalcatura ha edificato un impianto a orologeria dove nulla è per caso e tutto ciò che vediamo in un mondo appare per converso anche nell’altro, ma spesso in situazioni complementari (come lo scambio Torre Eiffel-Lady Liberty). L’unico vero problema è che la struttura rischia di esaurirsi nell’esibizione del proprio meccanismo: delle due realtà parallele infatti ci viene mostrata solo quella del Topolino «di qua», senza che si instauri un dialogo con l’altra e senza che le scelte del sosia influenzino quelle del vero protagonista. In compenso alcune sottotrame pagano l’influsso contrario: Topolino, ad esempio, scopre che nella propria dimensione Andramal è un fallito e lo aiuta a ritrovare fiducia in se stesso. Si gioca sul filo del moralismo, ma Casty non perde mai di vista l’azione e, quando può, crea situazioni ideali per ristabilire l’equilibrio emotivo, dando così a ciascuno il giusto spessore caratteriale. Nella vignetta finale, come al solito, è però l’ironia ad avere l’ultima parola.

L’autore friulano se ne serve anche in corso d’opera e sempre a discapito del suo primo attore. Questo comporta che per il topo sia del tutto normale andare a sbattere contro un palo mentre rimugina in strada. La meditazione dell’eroe è un cliché abusato e Casty ci scherza sopra, abbracciando un tipo di umorismo ben lontano dai toni demenziali di certi suoi colleghi: così facendo smonta con facilità l’aura di perfezione di Topolino, senza che la storia assuma una piega nostalgica e senza difendere in presa diretta un personaggio che ama.

Topolino e le giornate malfunzionanti di Casty
«Okay, non insisto!»

La maturità di Casty, comunque – il vero pregio che sembra avere acquisito negli ultimi anni – sta nel gestire gli snodi narrativi più ostici con disarmante semplicità. Quando il protagonista non ha ancora capito cosa sta succedendo e Basettoni si stupisce perché, dal suo punto di vista, si è comportato in modo strano, il lettore si aspetta già un momento di tensione, ma è una battuta di Topolino a fargli intendere che per quello bisognerà aspettare e che la crisi d’identità non ha ancora raggiunto il suo zenit. Questo perché la storia non può permettersi elementi gratuiti, futilità buone solo per catturare l’attenzione, e in qualche modo ogni particolare deve riapparire sotto una nuova luce.

Le giornate malfunzionanti si interroga sul limite tra essenza e apparenza, un ingrediente chiave della fantascienza che Casty usa sin dai tempi di Topolino e l’isola di Quandomai (2010), dove il viaggio nel tempo non era ancora un presupposto diegetico come per Tutto questo accadrà ieri (2015), ma un’evoluzione imprevista della trama, l’esito di alcune peripezie. Da allora, l’autore mantiene sempre lo stesso approccio al fumetto Disney, ma l’impressione è che stia smettendo di farsi influenzare da Floyd Gottfredson e da Romano Scarpa, diventando un fumettista la cui primaria ispirazione è la propria poetica, fatta di personaggi dai nomi strani, intrecci sofisticati e una gestione quasi cinematografica della tavola e delle vignette.

A sinistra L’isola di Quandomai (2010), a destra Topolino e le onde Skertz (2020)

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