La coperta di Linus spiegata da una psicologa

di Dott. ssa Giulia Mazzei, Psicologa e psicoterapeuta Cognitiva Comportamentale*

Linus è un bambino molto timido e sveglio che, pur essendo tra i più piccoli della compagnia dei Peanuts, è in grado di intrattenere il suo amico Charlie Brown con disquisizioni filosofiche e teologiche degne di menti adulte e mature. Nonostante tutta questa saggezza, però, fatica immensamente a separarsi dalla sua celebre copertina. Nella descrizione che ne fa Schulz, narratore acuto e poetico dell’essere umano, c’è proprio tutto: il terrore di non riuscire ad affrontare il mondo senza quel rassicurante pezzettino di stoffa, la sensazione di disorientamento di fronte alla sua sparizione (o meglio, furto di Lucy), la dipendenza affettiva, l’ansia del controllo, la paura dell’ignoto….

linus coperta peanuts
Striscia del 4 gennaio 1961

A questo punto, nella mia testa di psicologa, insorge l’insopportabile voce dello Scettico: «Che bisogno abbiamo di voi psicologi, se un disegnatore è riuscito a descrivere così precisamente tutto questo?». Premesso che tra gli esami della facoltà di psicologia dovrebbe esserci anche “Gestione dello scettico”, ovvero una guida per rispondere con successo e soddisfazione alla domanda «Che lavoro fai?», facendo passare una volta per tutte il messaggio che: no, noi non leggiamo il pensiero e no, non dispensiamo consigli come era solita fare la cara e vecchia nonna defunta. (Credetemi: a volte usciamo più distrutti da questi tentativi di giustificare la nostra esistenza nel mondo che da dieci ore di lavoro effettivo.)

Ad ogni modo, lamentele a parte, provo a rispondere allo scettico che è in me: tra le varie attività di uno psicologo, c’è anche quella di dare un nome a ciò che quotidianamente accade a ogni essere umano e che affabulatori, scrittori e disegnatori hanno raccontato per secoli. Ecco quindi le principali letture esplicative che gli psicologi hanno dato della copertina di Linus.

linus coperta peanuts
La prima volta della copertina di Linus, 1° giugno 1954

La traduzione psicologica più famosa è stata data attorno agli anni Cinquanta dallo psicoanalista Donald Winnicott. Grazie ai suoi studi, la copertina è diventata l’emblema dell’oggetto transizionale (non proprio un termine poetico, avete ragione), cioè l’oggetto inanimato verso cui alcuni bambini, entro l’anno di età, riversano il loro interesse nei confronti della figura materna. Con il supporto di questi oggetti, i bambini riescono ad allontanarsi senza timore dalla madre, a ottenere rassicurazione rispetto all’esistenza del mondo nonostante la sua assenza, o nonostante il buio della notte.

Per gli analisti del comportamento, invece, si parla della copertina di Linus come esempio di “trasferimento di funzione” (continuate ad aver ragione sulla non poeticità dei nostri termini). Abilità dell’uomo è infatti pensare in modo relazionale, creando legami arbitrari tra oggetti dell’ambiente, pensieri, sentimenti etc. Così due, o più, concetti (lenzuolo e mamma, in questo caso) pur differenti tra loro per forma e utilizzo, producono nel bambino gli stessi comportamenti, le stesse emozioni, gli stessi pensieri per il semplice fatto che la mente umana crea tra loro una relazione.

In effetti, la maggior parte di noi ricorderà di aver avuto per mesi o, meglio, anni (nessuna vergogna!) un lenzuolino di stoffa o un peluche da cui era impossibile staccarsi e che, generalmente, aveva queste due caratteristiche: l’essere obiettivamente brutto e il non essere per nessun motivo lavabile (il costo di questo tentativo per la nostra povera madre era un pianto assolutamente inconsolabile).

linus coperta peanuts
Striscia del 25 luglio 1959

Mi piacerebbe dirvi che con l’ingresso alla scuola materna si esaurisce la necessità di disquisire su copertine di Linus, ma non è così. Potreste spiegarmi, infatti, perché anche da adulti ci sentiamo incapaci di lasciare la casa dove siamo cresciuti, di vendere la nostra prima automobile, di smettere di fumare, di mollare il fidanzato storico o, più in generale di cambiare qualsiasi vecchia abitudine? Non sono forse anche queste tante care, lise e sporche copertine di Linus, che devono rassicurarci sulla nostra esistenza?

Grandi narratori di storie, ci autoconvinciamo di poter mollare i nostri scampoli di sicurezza quando vogliamo, di riuscire ad affrontare le nostre ansie e paure senza alcun aiuto…

Che ci piaccia o meno è giunta l’ora di ammettere che siamo ancora tanti piccoli Linus, timorosi di fare un passo al di fuori della nostra zona di confort, delle nostre routine comportamentali e relazionali. Scampoli di speranza…

Striscia dell’11 aprile 1983

Linus, alla fine, riesce a seppellire la sua copertina. Entusiasta di questo grande passo, decide di fondare una clinica per aiutare tutti i bambini che  non riescono a stare senza il loro lenzuolino.

Strisce del 15 e 18 aprile 1983

«A blind man who leads a blind man»… Ecco una buona definizione per spiegare agli scettici di turno quale sia il mio lavoro!


*Articolo apparso originariamente nel catalogo della mostra Il mondo dei Peanuts, allestita dal 17 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016 presso WOW Spazio Fumetto a Milano.

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