“Fire Power”: venite per la storia, restate per i disegni

fire power kirkman samnee saldapress fumetto

Se Mark Millar fosse un corso di laurea, Robert Kirkman sarebbe il barone dell’università. L’autore di The Walking Dead e Invincible ha infatti assimilato alla perfezione le lezioni dello sceneggiatore scozzese copiandone non tanto lo stile di scrittura ma la mentalità imprenditoriale e produttiva. A Kirkman manca infatti l’high concept, lo sviluppo spaccone e la conduzione iconoclasta tipici di Millar, perché preferisce spunti classici che poi riempie con vezzi e trucchi del mestiere da «one-trick-pony», come si è definito lui stesso.

I due sono però accumunati dalla volontà di fare brand della propria persona, la prolificità e l’uso del mezzo fumetto come semplice trampolino di lancio per altri linguaggi, più redditizi (il cinema, la televisione). Parlando di Millar, Andrea Fornasiero descriveva i suoi fumetti «pitch in forma di fumetto scodellati insieme a un disegnatore di prestigio». In questo senso, i due autori parlano lingue sorelle: hanno un’idea forte sulla direzione da intraprendere, meno su quando fermarsi o su cosa fare una volta arrivati a destinazione. E sanno scegliersi i collaboratori giusti per elevare il testo.

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Millar ha portato alle estreme conseguenze questa pratica, realizzando fumetti che sono semplicemente soggettoni per altri creativi. Kirkman invece preferisce ancora scrivere serie che si protraggano più di un singulto ed è sicuramente più affascinato dall’idea di una serialità larga. Ultima in ordine di tempo è Fire Power, disegnato da Chris Samnee (Daredevil, Captain America). Il volume racconta l’inizio delle avventure di Owen Johnson, un uomo che si reca in Cina per raccogliere informazioni sui suoi genitori biologici, imbattendosi in un misterioso tempio shaolin dove si cerca di riscoprire l’antica arte del “Fire Power” – l’abilità di lanciare palle di fuoco – alla quale il protagonista si scoprirà legato. Sarà addestrato dal capo del tempio, il maestro Wei Lun, un vecchietto che ascolta il walkman e indossa un cappellino da baseball e Nike ai piedi, ma questo sarà solo il primo passo di un viaggio che lo porterà a scoprire i segreti della sua vita.

Un po’ Iron Fist, un po’ Kung Fu Panda o qualsiasi altro film-fumetto-cartone a tema kung fu vi venga in mente, Fire Power, per ora, non inventa niente, in termini di storia, relazioni o immaginario. Non ci sono innesti, non c’è un altro gusto che possa arricchire la preparazione. Quello che vi aspettate possa succedere nel corso di questa origin story succederà. La sequenza dell’addestramento? Presente. Momento “quello in cui credevi è una bugia”? In abbondanza. I dissidi tra gli allievi? Spunta. La sottotrama romantica? Doppia spunta. Sarebbero magagne perdonabili tenendo conto che questo è un preludio e che il vero inizio della storia è rimandato al prossimo volume (in attesa di svolte un po’ più originali), ciononostante la totale assenza di guizzi narrativi è difficile da digerire.

Fire Power è un fumetto che tiene viva l’attenzione e ha un ritmo incalzante che giova alla lettura, ma ha dialoghi un po’ tautologici e non riesce a essere cool senza sembrare affettato – un problema di Kirkman in generale. A dare senso a tutta l’operazione è la scelta del disegnatore, Chris Samnee. Spietato verso il proprio lavoro, Samnee si è distinto per la sua linea essenziale e per la capacità di togliere tutto ciò che può togliere dalla pagina, cercando l’effetto più potente con lo sforzo più impercettibile.

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chris samnee

Le sue sono pagine cristalline in cui l’azione si spinge in avanti come un tocco di burro che pattina sulla padella. Verso la fine del volume, per esempio, il maestro Wei Lun sta meditando, le vignette sono grandi e al loro interno tutto è immobile. Poi una coltre di frecce piove sul tempio, i cattivi partono all’attacco e la tavola si frantuma in vignette dal taglio sbilenco, dove però l’occhio del lettore è traghettato ineluttabile per un saliscendi che continua per tutta la sequenza. L’ordine di lettura è reso tanto dalla direzione in cui si muovono i corpi quanto dalle forme delle vignette. Si vede che Samnee conosce – o intuisce – i principi del movimento implicito e sa scegliere le pose migliori, queste sì mai banali. Non sono necessariamente disegni “belli”, anzi, a volte i personaggi sono disegnati di schiena, ma sono funzionali all’azione.

Tramite l’impaginazione apparentemente scomposta ma in realtà precisa nel mostrare ciò che accade, il fumettista comunica benissimo la compostezza e la risolutezza di Wei Lun mentre attorno a lui scoppia il caos. Solitamente bravo a comunicare l’azione senza linee di velocità o altri strumenti che non fossero i volumi e i corpi dei personaggi, qui Samnee invece prova a discostarsi dal suo stile facendosi influenzare dalla scuola giapponese e dissolvendo i personaggi e gli sfondi in linee cinetiche, confermandosi non solo un disegnatore dal tratto fascinoso, ma anche un fumettista dotato di un occhio implacabile. Il colorista Matt Wilson asseconda la partitura, che in realtà vivrebbe benissimo in bianco e nero, e anzi si permette un effetto spazzolato abbastanza pacchiano (forse a suggerire una brezza continua che sfiora i personaggi?).

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Fire Power non è nulla più di quello che promette la copertina. Un po’ di arti marziali, un po’ di misticismo e un preludio privo di sorprese, ma se non altro disegnato come Dio comanda. In questo Kirkman è lucidissimo, sa cosa vuole il pubblico, conosce le sue aspettative e non vuole disattenderle. Parlando della motivazione profonda che anima questa serie, ha detto: «Siamo tutti qui solo per guardare i disegni di Chris». Impossibile dargli torto.

Fire Power 1: Preludio
di Robert Kirkman e Chris Samnee
traduzione di Andrea Toscani
saldaPress, ottobre 2020
cartonato, 160 pp., colori
19,90 € (acquista online)

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