7 grandi autobiografie di persone famose

Ammettiamolo: il piacere per la lettura letteraria, a volte, va a braccetto con il gusto di informarsi sulla vita di altre persone. La stampa di gossip e tanti reality televisivi non riscuoterebbero tutto questo successo (anzi, non avrebbero bisogno di esistere) se non fosse così. Approfondire e chiacchierare del vissuto di altre persone, soprattutto celebri, fa parte della quotidianità, e apprendere dalla vita altrui può aggiungere qualcosa alla nostra.

Per l’industria culturale questo interesse alimenta l’esistenza e il proliferare di vari settori produttivi, tra cui quello dei libri autobiografici. Questi prodotti proliferano e attirano lettori perché sono raccontati in prima persona dai personaggi dell’intrattenimento e dai protagonisti della Storia, facendoci conoscere alcuni loro lati nascosti e privati o spiegandoci fatti importanti.

Sugli scaffali delle librerie, naturalmente, i volumi del genere sono numerosi, alcuni dei quali banali e scontati, altri stimolanti e ben scritti. Ecco allora una breve selezione di autobiografie celebri – e recenti – tra le quali non manca anche qualche fumetto:

Little Girl Lost, di Drew Barrymore (1990)

La brava attrice Barrymore non è stata una bambina come tante: non sono molte le persone che raccontano di aver avuto una dipendenza da cocaina in pre-adolescenza. Il suo talento precoce l’ha esposta altrettanto precocemente al mondo disfunzionale delle celebrità e agli eccessi che ne derivano. I fatti sono narrati senza filtri né peli sulla lingua, destando shock e fascino in egual misura e portando chi legge a chiedersi come diavolo siano potuti accadere realmente.    

Ma la storia di Barrymore è anche una storia di riscatto: il modo in cui l’attrice sia riuscita a rimettere a posto la propria vita è incredibile e può ispirare, in particolare, chiunque stia affrontando problemi con l’alcol o le droghe. Little Girl Lost ha avuto successo sicuramente per i suoi contenuti scandalosi, ma anche perché mette in luce i pericoli cui sono esposti i bambini che si affacciano al mondo dello showbiz.

Born a Crime, di Trevor Noah (2016) 

Anche il sudafricano Trevor Noah può dichiarare qualcosa di molto particolare, rispetto alla maggior parte delle persone: la sua nascita è stata, di fatto, illegale. Noah è nato da genitori di etnie diverse nel 1984, durante l’Apartheid, e ha trascorso la maggior parte della sua infanzia nascosto in casa. Solo nel 1994, con la proclamazione di Mandela come presidente degli Stati Uniti, ha potuto assaporare la libertà per la prima volta.

Quanto alla sua autobiografia, va da sé che si tratta di una lettura molto accattivante: lo stile è quello cui Noah ci ha abituati nei suoi show. Il libro è suddiviso in otto saggi, è divertente e toccante al tempo spesso e offre a chi legge una prospettiva sulla vita davvero unica. Ne esiste un audiolibro narrato dallo stesso Noah (come se ce ne fosse bisogno: la sua voce sembra urlare da ogni singola pagina!).

Becoming, di Michelle Obama (2018)

Michelle Obama è famosa soprattutto per essere stata la First Lady durante la presidenza del marito Obama: la prima First Lady afroamericana della storia. Questo aspetto della sua vita tende un po’ a coprire i suoi meriti professionali individuali.

Nella sua autobiografia, Obama condivide molti pensieri personali e manifesta la propria attitudine spontanea e determinata che l’ha portata al successo. Ci racconta anche com’è vivere nella Casa Bianca. In Italia, il libro è uscito con il titolo di Becoming. La mia storia e ha scalato le classifiche anche nel nostro Paese.

Bossypants, di Tina Fey (2011)

Durante il percorso per diventare una delle comiche più di successo del Saturday Night Live, Tina Fey ha potuto raccogliere ghiotte testimonianze che tutti vorrebbero conoscere.

Gli aneddoti sono raccontati in questo libro, scritto sotto forma di raccolta. Si tratta di una lettura piacevole e molto, molto divertente, soprattutto nelle parti in cui parla dei suoi colleghi e colleghe vip.   

Outrageous!: The Fine Life and Flagrant Good Times of Basketball’s Irresistible Force, di Charles Barkley (1992)

Negli Stati Uniti, l’autobiografia di Tina Fey è stata letta da più di 3,5 milioni di persone. Numeri sicuramente meno vertiginosi sono stati quelli registrati dalle vendite del libro dell’ex stella del basket degli anni Settanta e Ottanta Charles Barkley; tuttavia, le storie relative alla sua condotta dissoluta riescono davvero a divertire.

Forse il suo vizio più noto era quello del gioco d’azzardo: l’ex cestista ammette di aver perso circa dieci milioni di dollari nel corso della sua carriera.  E mentre i comuni mortali alle prese con una dipendenza fanno bene a cercare assistenza psicologica (esistono, ad esempio, i centri di supporto appositi), Barkley ammette candidamente che la sua ricchezza gli ha fatto da scudo: sì, la dipendenza da gioco d’azzardo è un problema, ma è un problema che lui poteva permettersi di avere.

Ludopatia a parte, sappiamo bene che esistono i ghostwriter ma, ammettendo che questo libro sia stato scritto da Barkley, dobbiamo ammettere che qualcosa del suo modo di giocare a basket si riflette nella sua scrittura. I lettori che apprezzano quel tocco di dramma in più, avranno gradito leggere queste memorie.

Scar Tissue, di Anthony Kiedis (2004)

Ecco un altro libro uscito anche in traduzione italiana. Kiedis ha avuto un’infanzia disfunzionale. Suo padre lo portò da una prostituta quando era ancora un ragazzino e apprezzava anche l’uso di certe sostanze. Ma è da questo contesto che è nata la stella che tutti conosciamo, esplosa nella scena punk di Los Angeles durante i primi anni Ottanta. In molti dei brani che canta con i Red Hot Chili Peppers è possibile ritrovare accenni alla sua vita, descritti crudamente. 

Lettura obbligata per tutti i (numerosissimi) fan della band californiana, questo libro è un secchio d’acqua ghiacciata per tutti. Particolarmente indicato a chi ama delle letture un po’ non convenzionali. È ironico il fatto che questo libro parli di dipendenze e crei poi una certa soggiogazione sui lettori, che rimangono rapiti dalla lettura, tanto da non riuscire a scollarsi dalle pagine.

March, di John Lewis (2013)

Parlando di fumetti, non si può non citare March, l’autobiografia del recentemente scomparso John Lewis, figura chiave del movimento per i diritti civili degli afroamericani, promotore della lotta non-violenta e dal 1986 senatore degli Stati Uniti. 

Lewis è stato l’ultimo superstite dei cosiddetti “Big Six”, i sei attivisti che cambiarono la storia dei neri d’America e dell’America stessa: sei uomini che parlarono di fronte a 250.000 persone il 28 agosto del 1963, quando Martin Luther King chiuse la marcia su Washington con il celeberrimo discorso “I have a dream”.

Per tradurre la propria esperienza autobiografica in un graphic novel, Lewis si è avvalso della collaborazione di Andrew Aydin e Nate Powell. Questo fumetto, che ha anche un indubbio valore didattico, è stato inoltre il primo in assoluto a vincere un National Book Awards, uno dei più importanti riconoscimenti letterari americani e internazionali. 

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